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Non bisogna guarire dal narcisismo ma divenire Leader

14 Settembre 2018

Liberi Nobili, allacciate le cinture per un nuovo viaggio oltre gli schemi e i concetti mentali comuni. Occorre una certa sicurezza per addentrarsi nei meandri della mente, dei comportamenti e degli affetti degli esseri umani. Voglio provare a dare forma alla Metapsicologia ovvero al di là, come indica il prefisso meta, in modo che attraversi gli strati della coscienza senza che ne abbiate consapevolezza alcuna, generando in voi una scintilla da cui discenderà il cambiamento.

Oggi parliamo di narcisismo. Discutere di psicopatologia clinica porta ad affrontare dettagliatamente la personalità, il carattere, il funzionamento sottostante i disturbi psichiatrici sia quando essi siano già patologia sia quando essi siano ancora tratti del carattere, disposizioni dell’umore e modalità relazionali.

Freud (1910-1911) sostiene che tale fissazione (o regressione) sia dovuta alla relazione con una madre inaffidabile e incostante nelle cure che porta l’individuo a credere che l’unica persona di cui si possa fidare, l’unica che possa amare, sia rappresentata da sé stesso. Kernberg (1967; 1970) ritiene che il narcisismo patologico derivi da cure carenti messe in atto da genitori freddi, indifferenti o nascostamente aggressivi e maligni nei confronti dei propri figli. Egli vede la grandiosità come una difesa utilizzata al fine di tenere al sicuro e proteggere il vero sé.

Il sé grandioso sarebbe costruito combinando tutti gli aspetti positivi e le caratteristiche idealizzate e splittando o proiettando gli aspetti svalutati; la risultante fragile autostima sarebbe mantenuta evitando difensivamente la consapevolezza degli aspetti negativi (Kernberg, 1984; 1998). Di conseguenza, le manifestazioni di esibizionismo e grandiosità sono un tentativo di appagare i bisogni infantili rimasti insoddisfatti e di proteggersi da sentimenti di inadeguatezza. Secondo la sintesi effettuata da Forman (1975) tali manifestazioni consisterebbero in bassa autostima, ipocondria, paura dell’invecchiamento, repulsione verso ciò che è ritenuto non bello, sentimenti di vuoto e morte, prevalenza dell’emozione di vergogna, centratura su di sé, grandiosità e costante ricerca dell’attenzione altrui.

Esistono diverse forme di narcisismo che hanno, però, un minimo comune multiplo: quello che io definisco un nucleo di “narché” (torpore). I genitori del narcisista hanno associato elevatissime aspettative riguardanti il figlio (estensioni narcisistiche di se stessi) a critiche feroci, svalutavandone costantemente le emozioni e altre capacità. Tale nucleo, oltre alle manifestazioni suddette, è caratterizzato da: sfruttamento interpersonale, cioè, si approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi (è opportunista); manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri; è spesso invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino; mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi; si trova in uno stato mentale di vuoto e anestesia emotiva. Un paziente una volta ha detto, riferendosi al padre, “non è amore, è rispetto, quello che mi lega a lui”.

Possiamo parlare di narcisismo maligno che si differenzia totalmente dal narcisismo sano. In entrambi c’è il narché ma si esplica in modo diverso nelle relazioni oggettuali. Nel primo caso, si mette in atto un comportamento antisociale, ci sono tendenze sadiche egosintoniche o aggressive radicate caratterialmente (di cui l’individuo non ha consapevolezza) con orientamento paranoide; in antitesi con la personalità antisociale vera e propria, sono capaci di essere leali e di preoccuparsi per gli altri o di sentirsi colpevoli; sono in grado di concepire gli altri come persone che nutrono preoccupazioni e convincimenti morali; passano repentinamente dall’idealizzazione alla svalutazione, arrivando a considerare gli altri come idoli, nemici o stupidi (Jacobson, 1971b; Kernberg, 1984). Il narcisista sano, invece, possiamo dire che ha tutte le carte in regola per amare e lavorare cum nobilitates.

Come ho detto in un precedente articolo, qualunque “male evolutivo” più che “patologia” si muove lungo un continuum che va da un estremo nevrotico o normale a un livello di funzionamento borderline, al limite fra la nevrosi e la psicosi, fino a toccare l’altro versante, quello psicotico.

Occorre sempre disvelare e valutare con opportuni strumenti scientifici i pattern cognitivi, affettivi e relazionali di un soggetto per potere dare la giusta direzione verso la variazione armonica della personalità. Non bisogna guarire dal narcisismo o da qualunque altra manifestazione psichica ma sublimarla e imparare a utilizzarne le tendenze (per es., il perfezionismo o la teatralità) a vantaggio della propria evoluzione nelle interazioni interpersonali.

Il narcisista ha il potenziale di essere un Leader. Generalizzando, diviene un politico, se ha pattern cognitivi insani e, viceversa, se sani, un ballerino.

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