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caronte manchette
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Ma come nasce un Parco in Sicilia?

Non c’è nessun nuovo parco archeologico a Pantelleria

16 agosto 2018

Non c’è nessun nuovo parco archeologico in Sicilia. Appena il 4 agosto scorso avevo rilanciato una mia denuncia di qualche anno prima sul parco «fantasma» di Segesta, un parco mai istituito, ma con tanto di dirigente apicale.

Ecco che il giorno dopo la Regione era corsa ai ripari, istituendo per decreto Segesta: «il parco riparatore», oltre che una promessa, un’impellenza dettata dall’anomalia denunciata. Adesso sembra proprio che ci sia un nuovo «fantasma».

Si tratta, appunto, del parco che sarebbe stato istituito l’altro ieri con tanto di dichiarazione del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci: «Due Parchi archeologici in un mese. La valorizzazione dei beni culturali siciliani è tra le priorità del mio governo e stiamo procedendo a tappe forzate, così come ci eravamo prefissati: dopo Segesta, oggi arriva Pantelleria».

Appena ho letto la notizia mi sono detta che era impossibile. Prima di istituire, infatti, il nuovo parco si sarebbe dovuto per legge (LR 20/2000) modificare e integrare con Pantelleria il Sistema dei Parchi archeologici istituito nel 2001; poi modificato sotto il governo Crocetta, una prima volta nel 2013, quando nell’elenco erano stati inseriti i parchi della Villa Romana del Casale, Lilibeo e Greco-romano di Catania, depennando oltre a Sabucina, proprio, Pantelleria, e l’anno dopo, nel 2014, con l’aggiunta del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci; infine l’anno scorso, sempre in agosto, con il Parco archeologico di Tindari.

Tornando a Pantelleria, una volta aggiornato l’elenco dei parchi, per crearne uno nuovo la legge richiede due decreti, uno di perimetrazione, ossia di individuazione delle aree ricadenti nel parco, l’altro di istituzione vera e propria.

Altra faccenda spinosa per il governo Musumeci, perché mentre Segesta è stato istituito il 5 agosto scorso col secondo dei due decreti, faccio rilevare che, a parte la Valle dei Templi nata ope legis, per Naxos (2007) e Selinunte (2013) è bastato un solo decreto.

silvia-mazza

Ma, allora, come nasce un parco in Sicilia? Una volta con un decreto, l’altra con due, e per tutti i prossimi parchi annunciati? Fatto alquanto singolare dato che si tratta di materia normata e non lasciata all’arbitrio interpretativo. Come stiano le cose e come andrebbe riformata la legge 20/2000 lo scrivo da anni e lo denuncio in diverse occasioni di confronto pubblico. Per il momento l’unica cosa certa è che Pantelleria è ancora solo una voce di un elenco, diversamente da quanto comunicato ieri. Un primo, ineludibile step, ma di questo si tratta.

A confermarlo è lo stesso l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa, che, alla mia richiesta di chiarimenti così ha risposto, congiuntamente con il dirigente generale del Dipartimento BBCCIS Sergio Alessandro: quella di ieri è «la firma del decreto di re inserimento di Pantelleria nell’elenco dei parchi archeologici dal quale era stato impropriamente, ingiustamente e illegittimamente escluso. Era stato già perimetrato dopo un lungo iter di concertazione con comune e stakeholders ed era stato anche approvato dal Consiglio regionale. È l’esclusione che è stata illegittima. Con il mio decreto si inserisce nuovamente nel sistema in attesa della decretazione e della composizione degli organi di governo». La geografia dei parchi siciliani cambia, quindi, al cambio dei titolari dei Beni culturali.

Augurandosi che questi cambiamenti siano sempre sorretti da motivazioni di carattere esclusivamente scientifico, scevri dai condizionamenti e dai particolarismi della politica. A mio avviso, peraltro, sedici parchi (4 già esistenti, più gli altri 12 promessi dal Presidente Musumeci) sono troppi.

Non è, infatti, possibile che di parco archeologico si possa pensare per ogni sito archeologico, finendo così per annullare il proposito di puntare su qualificati poli di eccellenza, come fatto dalla recente riforma del MiBACT con i Grandi Musei e Parchi archeologici nazionali.

I parchi archeologici sono una scommessa sulla base di un modello gestionale moderno che consente di diminuire la spesa pubblica, perché si amministrano le risorse che si riescono ad ottenere dalle attività organizzate dal parco stesso. Elemento essenziale e presupposto del parco, però, è che l’area sia di una certa consistenza, almeno tale da rendere vantaggiosa, sotto il profilo prima della tutela, quindi della gestione, un’amministrazione territoriale autonoma.

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