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Ci sarà da lavorare tanto, si ma con chi? Se in molti sono stati abituati a non fare nulla.

Non ci sono più le stagioni di una volta, ma se ritornano?

di
3 Dicembre 2021

Carissimi

Certo non scegliamo dove nascere, ma vuoi mettere il farlo a Palermo? Qui dove era sempre estate e splendeva il sole e la gente non amava fare un amato “cribio” e invece.

A dire il vero c’è una stragrande maggioranza di persone che non amano fare un “cribio” ma ciò viene compensato da chi fa da contro peso per far sì che lo spettacolo continui, così preso dal fatto che qui fa sempre caldo e distratto dalle conseguenze, c’è chi finisce per lavorare anche per coloro che magari dietro la porta accanto o nel posto limitrofo trova tutte le scuse e le aderenze per non adempiere al proprio dovere.

Oggi piove e a dire la verità e da un po’ di tempo che piove, anzi devo dire che a differenza dei tempi in cui ci beavamo del fatto che le piogge riempissero gli invasi, oggi ti deve andar bene che non si allaghino i sottopassi e le strade, sotto precipitazioni torrenziali.

Non ci sono più le stagioni di una volta, non ci sono più le città di una volta, figuratevi se possono ancora esistere le persone di una volta.

Ricordo che ci fu una volta un personaggio politico alquanto importante che durante un lungo periodo di siccità durato qualche anno, per il grande amore che lo legava alla sua terra, ebbe l’ardire di fare un voto, lui che era campione di voti (intesi come preferenze) e di improvviso, dal cielo cadde tanta acqua da interrompere la siccità e dai rubinetti riprese ad uscire regolarmente acqua (non in tutte le città dell’isola, ma per la regola statistica del “mezzo pollo” si poté dire che la piaga fu sconfitta).

Ma siccome le vicende umane sono imperscrutabili, si racconta che quest’uomo ebbe dei problemi e problemi ben più grossi della “siccità”, tanto che la gente prese le distanze malgrado non solo acqua dal cielo ma chi sa quanto pane, senza che si sapesse, costui aveva anche distribuito, ma lo sappiamo il genere umano non conosce gratitudine.

Accadde quindi che ci si dimenticasse di spegnere il voto, avvisando le “alte sfere”, dopo averle ringraziate che forse potesse bastare e fu così che continuò ancora a piovere.

Ma guardando al futuro di questa e di questa città, mi convinco sempre di più che la gente ha sempre necessità di affidarsi a “santi e miracoli” ma e sempre pronto ad abbandonarli e per poca memoria a riprenderseli certo che queste “figure mitologiche” sapranno se “lo sapranno fare”, una volta ritornate, “perdonare” e andare avanti.

Questa vicenda mi ricorda tanto la storia del “contadino e del mese di marzo” e di come non bisogna mai esprimere giudizi assoluti o affrettati, non bisogna mai vendersi la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, poiché spesso la vita e strana e chi si erge cade, ma molto spesso chi cade può risorgere e questa terra nella cura della sua grande passione di prediligere il “tinto canusciuto” rispetto al “buono a canusciri”, si imbarca in “loop e déjà-vu” con il risultato che gli “Uomini” si salvano, soprattutto chi rispetta il prossimo anche quando questo cade ed è in difficoltà.

Ma ammettiamolo, il “libro cuore” fu una lettura efficace per i bambini di inizio novecento, oggi questi gesti cavallereschi o atti di grande bontà e signorilità sono fondamentalmente superati e soppiantati dal culto del “pezzo di merda” che sta sempre con il cappello in mano o è sempre pronto a saltare sul carro dei vincitori e questi ultimi dieci anni ne sono stati una prova.

Nella politica, si può essere vendicativi? È sbagliato avere una buona memoria e “a scurdata” come dicono da certe parti, esser pronti a saper dare le giuste risposte a chi non ha rispettato i codici della correttezza, a chi non ha saputo tendere una mano, anzi ne ha approfittato per affissare il prossimo in difficoltà?

Oggi che avvicinandoci a periodi elettorali tanti personaggi che sono stati “conservati” (dietro le quinte) chiusi come le statuette del presepe nella scatola pronti ad esser ricollocati davanti alla “capanna con il bambinello”, non so cosa ci aspetta nel prossimo futuro, ma sono certo che più ci avvicineremo alla naturale scadenza, più si preparerà una notte dai lunghi coltelli, perché in pochi hanno goduto, ma in molti hanno patito e se è vero che “u suli quannu spunta, spunta ppi tutti”, sono in molti quelli che hanno dovuto patire il buio sol perché erano rimasti lontano dai raggi solari.

Ci sarà da lavorare tanto, sì ma con chi? Se in molti sono stati abituati (gli è stato consentito) a non fare un “cribio”?

Perché dovrebbero cambiare le loro abitudini se prima o poi si farà un nuovo giro di valzer che manterrà invariata la “testa dell’acqua”? Chi allora si raccoglierà quel poco che si è seminato? Intanto a proposito di “testa dell’acqua”, piove e dopo tanto piovere si rischierà di far marcire pure l’esiguo raccolto. Un abbraccio Epruno.

 

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