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Non morirò mediorientale

21 Giugno 2019

botindari epruno

Carissimi

Ero molto giovane e decisi di intraprendere a viaggiare, stimolato dall’idea di conoscere il continente europeo nella parte che giudicavo all’epoca più visitabile, quella occidentale e soprattutto più vicina alle mie ambizioni di vita.

Scoprii le capitali europee, mi feci una idea delle diversità che c’erano tra le grandi città del continente e la mia Palermo, la mia Sicilia.

Sono stato da subito sostenitore di una Europa unita quale unico continente di scambio culturale e di mutuo stimolo per il miglioramento reciproco.

Guardavo a queste nazioni e ne invidiavo il senso civico, ne studiavo il modo di vivere vivendo in mezzo a loro e tessendo amicizie, guardavo ai loro servizi e pensavo a come questi si potessero importare nella mia città piena di potenzialità e allora come tutti dicevo che la Sicilia avrebbe potuto vivere di solo turismo (crescendo corressi il tiro dicendo… se non ci fossero i siciliani ad abitarla).

Il mio modello di vita era occidentale e middle-europeo, speravo che da questa unione avremmo potuto copiare le cose migliori e in realtà i fondi e le opportunità furono date ma noi non sapemmo approfittarne al meglio, quante grosse infrastrutture rimaste a metà, quante truffe alla comunità economica europea, quanta formazione inutile di figure professionali giurassiche.

Io non ero e non lo sono mai stato attratto da paesaggi esotici e pittoreschi, da umidità tropicali, da deserti, da commestibilità di insetti (seppur da queste parti abbonderebbero e come), non me ne poteva fregare di meno che fare una esperienza mistica in India, non ero uno dei Beatles, mi bastava la mia mal praticata religione cristiana di famiglia, non volevo andare in Nepal e non mi appassionava la vita dell’America Latina. Insomma non avevo nessuna necessità di apparire alternativo creandomi un personaggio, ero soltanto un giovane che prima o poi voleva giungere a Capo Nord, voleva conoscere le ragazze olandesi, le ragazze tedesche, le ragazze svedesi, ero segretamente innamorato della bionda della birra Peroni, volevo andare in posti dove si stava certamente come o meglio di casa propria, non volevo cercarmi disaggi per avere qualcosa da raccontare, mi bastavano soltanto i due giorni di treno quale fatica per raggiungere qualunque capitale del nord Europa, ero un “Erasmus ante litteram”.

Immaginate oggi, alla mia età, essendomi girato tutto il continente più volte, avendo sconfinato nell’Est e avendo scelto come base delle mie vacanze l’Austria, come mi possa sentire mortificato nei miei sogni, nel momento in cui qualcuno mi vuole convincere che Palermo è una città del Medio Oriente, l’ultima città e avamposto del continente africano.

Comprendo che c’è chi sa venderci le sconfitte della propria politica quali opportunità, ma se il binario e rimasto unico e lento che cosa ne abbiamo fatto dei soldi che dovevano potenziarlo, se abbiamo deciso di non fare il ponte perché non abbiamo valorizzato la nostra insularità evidenziando le nostre tradizioni e la nostra storia, la nostra unicità?

Perché devo accettare il messaggio che la mia regione perso il contatto con il resto dell’Italia e di conseguenza con l’Europa debba “soltanto” diventare un grande ed immenso gommone dove accogliere tutto quello che scappa dal loro mondo.

E anche se fosse questa la volontà popolare perché distrarre la gente concentrandola sulla circostanza che le migrazioni dall’Africa siano il nostro unico problema?

Io parto dal concetto che costoro provenendo da situazioni più disastrate troveranno sempre soddisfacente la nostra condizione, non si preoccuperanno per niente della sporcizia, delle strade ridotte a piste per diligenze, della disorganizzazione a tutti i livelli, per loro, per i più disperati, per i meno ambiziosi che decideranno di fermarsi in questo immenso gommone chiamato Sicilia, tutto ciò sarà paradiso, la terra dove “tutto si può fare” a differenza dei regimi teocratici di loro provenienza.

Ma per me, per tanti come me, per la stragrande maggioranza degli abitanti di questa terra (e non parlo di quella che esce dalle urne) ciò non va bene e non va bene neanche per i tanti disperati che ambiscono a migliorare la loro vita e che giungono con un piccolo gommone, in questo immenso gommone, si guardano intorno e fuggono verso il nord Europa, quell’Europa che io da sempre sogno. Vedete che alla fine siamo tutti uguali (quelli che abbiamo sale in zucca) a prescindere dal colore della pelle?

Un abbraccio, Epruno

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