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Non siamo un paese serio

6 Maggio 2017

Carissimi, non siamo un paese serio, siamo di contro una nazione fantastica.

Siamo come una donna di facili costumi, stupenda ma tutto fuorché seria.

Non siamo abituati alle regole, le confezioniamo per disattenderle, violandole o derogandole e mettendole subito in contestazione e poi ci meravigliamo che questa “cosa” (che viene da chi sa quale mondo lontano dell’universo) che si chiama “politica” ci sconvolge per la sua poca affidabilità.

La politica? Vogliamo dire che è tutta colpa della politica? Ma la politica chi la fa?

Ad esempio, da qualche tempo abbiamo scoperto il gusto delle “primarie”, i partiti organizzano al proprio interno queste mini consultazioni scrivendo e tassando i propri votanti (quindi attraverso uno strumento democratico indiscutibile), ottenuti i risultati che danno un vincitore (chiunque esso sia e qualunque sia l’entità del suo successo) c’è già chi decide di non accettarne l’esito poiché non è coincidente con quello desiderato da una sparuta élite che va in tv a fare opinione.

Per quale motivo contestare gli esiti soltanto perché si è perso? Ma in quale paese civile, stabilite prima le regole, si contesta l’esito finale di una corretta e democratica competizione?

Odiamo i leader ma ne sentiamo il bisogno per deresponsabilizzarci lasciando a loro le decisioni e gli eventuali insuccessi. Cerchiamo sempre un balcone sotto al quale affollarci e ripararci per qualche tempo.

I nostri leader di contro risentono di quest’ambiente poco serio e provano continuamente ad andare ben oltre il loro mandato tanto che una volta giunti al successo (specialmente negli ambiti locali) si sentono già padroni della “cosa pubblica” e pur non essendoci nel nostro ordinamento il concetto dello “spoils system”, decidono di cambiare i vertici di ogni realtà a partecipazione pubblica mettendo alle loro guide uomini del proprio cerchio magico, pestando sotto i piedi i criteri della meritocrazia e i valori di un’amministrazione partecipata e condivisa.

Chi si candida dovrebbe farlo per mettere le proprie qualità a disposizione della collettività e per amministrare la “comunità”, purtroppo si finisce spesso per farne un mestiere, il proprio unico mestiere.

Ogni governate è uso celare l’incapacità di raggiungere i propri obiettivi additando chi l’ha preceduto quale colpevole di tutto ciò che non funzionerà e dietro alla pesante eredità tramandatagli.

All’estero, quando un leader perde le elezioni va a casa e passa il suo tempo a fare conferenze in giro per il mondo e a scrivere libri di memorie.

In Italia ciò non succede perché alle urne non perde mai nessuno.

Alle elezioni non vi sono mai sconfitti poiché grazie alla buona abitudine di frazionarsi in partitini che cambiano periodicamente nome e al voto organizzato in periodi diversi per nazionali, regionali e comunali c’è sempre chi dice, anche se palesemente battuto: “se confrontiamo i dati con le precedenti regionali in cui il PX era consociato con il PY e il movimento WX, sommando i singoli voti ottenuti, si nota che il risultato può esser considerato più che lusinghiero”.

Verrebbe da dire: “ma c’è o ci fa?” Inoltre: “ma ci credono proprio così stupidi?

Vi sembra un paese serio? Un abbraccio, Epruno.

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