Orlando nel Pd pensa a un ritorno a Strasburgo? In tal caso si tornerà a votare per il sindaco di Palermo :ilSicilia.it

La prospettiva

Orlando nel Pd pensa a un ritorno a Strasburgo? In tal caso si tornerà a votare per il sindaco di Palermo

di
27 Gennaio 2018

E se, alla fine, il sindaco di Palermo di cui non si contano più i mandati amministrativi, l’uomo che sconfisse la Dc di Lima, il fondatore della Rete  (e anche un poco disertore di primarie del centrosinistra), si candidasse per un seggio a Strasburgo il prossimo anno?

L’ipotesi, suggestiva, affascinante e potenziale, verrebbe subito bollata da Orlando come dietrologica o Dio solo sa cos’altro, se qualcuno oggi avesse l’ardire di chiederglielo. Anche per questo evitiamo accuratamente di farlo.

Ma il punto è che, analizzando con attenzione i vari passaggi che hanno portato il sindaco palermitano ad aderire al Pd, il primo dato che balza agli occhi è che questa ipotesi, oggi, senza altri elementi a disposizione, non si può confermare, ma quel che appare altrettanto certo, non si può escludere. Anzi, agli occhi di chi conosce fatti e tempi della politica appare anche la più probabile (Si legga a questo proposito l’articolo di Gaetano Cafici su Bloggando Sicilia).

Ogni volta che Orlando ha avuto a disposizione un contenitore di voti adeguato (vedi la Rete europarlamento 1994-1999), ha considerato con attenzione la possibilità di poterne beneficiare con un ruolo attivo.

Se è poi vero che Orlando qualche giorno fa, nel corso della conferenza stampa in cui ha annunciato l’adesione al Pd non ha mancato di ricordare quasi allo stesso modo che i figli so pezzi e core, il fatto che : “il mio partito si chiama Palermo”, è altrettanto pacifico che le ragioni del cuore e le vie della politica fanno giri lontanissimi per un giorno potersi incontrare.

In tal senso nessuno oggi può venire a escludere che proprio in nome dell’amore per Palermo, tra qualche mese, diciamo dopo l’estate, o al massimo in autunno, Orlando possa in qualche modo manifestare una certa stanchezza.

Un fatto che consentirebbe di rimettere in palio la postazione della guida della quinta città di Italia a un centrosinistra, se ancora ne resisterà uno da qui al prossimo anno, e che darebbe spazio alla successione di Orlando candidato al parlamento europeo, riposizionando altri personaggi nel frattempo rimasti a riflettere, per correre alla carica di sindaco di Palermo.

C’è poi il dato del mancato erede. Orlando ha fatto di tutto, riuscendoci, per stroncare il suo “piccolo clone”, Fabrizio Ferrandelli, battuto due volte nel 2012 e nel 2017, e non si è stressato più di tanto per far crescere un successore.

Posto che non l’andrebbe a cercare nelle opposizioni, almeno così si spera, il sindaco di Palermo, che ai sensi dell’articolo 3 della legge  27 marzo 2004 n.78 che regola le incompatibilità con il parlamento europeo, non avrebbe alcun obbligo di dimettersi, potrebbe salutare Palermo nel 2019 con una clamorosa e vincente campagna elettorale che riaprirebbe molti giochi. Una volta eletto, a quel punto dovrebbe optare per il nuovo incarico di parlamentare europeo e addio poltrona di sindaco. Ergo, si tornerebbe a votare per il massimo scranno di Palazzo delle Aquile.

Certo, sempre che da qui a un anno il Pd non abbia un eccessivo affollamento di deputati da ricollocare dopo le mancate candidature di Crocetta, Lumia, D’Alia e Castiglione (questi ultimi due potrebbero andare in carico a liste di centro). Staremo a vedere.

© Riproduzione Riservata
Tag:
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Cosa succederà dopo Orlando?

Un articolo di Maurizio Zoppi per IlSicilia.it ha sollevato un problema molto importante per la città di Palermo. Chi sarà il successore di Orlando e, soprattutto, che succederà dopo Orlando?
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.