Pachino: i nomi e gli affari di Cosa nostra nell'interrogazione dell'ex senatore Lumia :ilSicilia.it
Siracusa

L'interrogazione dell'ex senatore Lumia

Pachino: i nomi e gli affari del clan che voleva uccidere Borrometi

13 Aprile 2018

A proposito delle intenzioni del clan Giuliano di uccidere il giornalista Paolo Borrometi, pubblichiamo di seguito un’interrogazione presentata il 23 marzo scorso da Giuseppe Lumia, allora senatore e oggi esponente del Partito democratico, sulla presenza e sugli affari di Cosa nostra in provincia di Siracusa ed in particolare a Pachino.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08911 Atto n. 4-08911 Pubblicato il 23 marzo 2018, nella seduta n. 1 della 18ª legislatura LUMIA – Al Ministro dell’interno. – Premesso che, secondo quanto risulta all’interrogante: nella famosa ed operosa cittadina di Pachino (Siracusa) l’interrogante segnala da tempo un’emergenza per una seria recrudescenza criminale e mafiosa, ultimamente balzata agli onori delle cronache per le inchieste giornalistiche del giornalista Paolo Borrometi, sulla testata on line “LaSpia” ed anche per la bomba carta fatta esplodere sotto l’auto dell’avvocato Adriana Quattropani che, per decisione del giudice per la procedura fallimentare di Siracusa, stava effettuando l’immissione in possesso di un distributore di benzina al legittimo proprietario;

già nel corso del 2016 l’interrogante aveva presentato un atto di sindacato ispettivo (4-06329) per segnalare che nel territorio di Pachino opera Salvatore Giuliano (detto Turi sdentato), già condannato ai sensi dell’articolo 416-bis del codice penale e con precedenti per traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ed usura, oggi nuovamente a processo per le minacce di morte e tentata violenza privata aggravata dal metodo mafioso nei confronti del giornalista Paolo Borrometi;

il 25 maggio 2014 (con turno di ballottaggio il 9 giugno) si sono svolte le elezioni amministrative e, come ha affermato il prefetto di Siracusa, dottor Gradone, con giusta nota (protocollo n. 3132, del 3 marzo 2015) alla Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, della quale l’interrogante fa parte e ripresa dal giornalista Borrometi, si precisa: “proprio nell’anno in corso si è avuto modo di verificare un tentativo di infiltrazione dei sodalizi mafiosi nell’apparato amministrativo nel Comune di Pachino. Si è in particolare accertato il tentativo, non riuscito, da parte di Salvatore Giuliano, personaggio di spicco della criminalità organizzata locale, recentemente scarcerato, di fare eleggere un Sindaco a lui gradito. Tale progetto era, evidentemente, finalizzato ad ottenere favori dall’amministrazione comunale, quali l’aggiudicazione d’appalti, commesse a trattativa privata, posti di lavoro ed altre attività”;

nel comprensorio di Pachino insistono due importanti mercati: quello ittico (a Portopalo) e quello ortofrutticolo (con particolare riferimento al pomodoro ciliegino conosciuto e di alta qualità che prende il nome dal posto, e alla gestione della “campagna delle angurie”). Settori nei quali, ancora oggi, i produttori agricoli sarebbero soffocati dall’imposizione di due tipi di estorsione: il 3 per cento sulla produzione e l’obbligo di rivolgersi a ditte di autotrasporti “amiche” (ci sarebbe direttamente l’interessamento del capo clan Trigila);

a Pachino, addirittura membro del consorzio locale (come risulta dalle inchieste giornalistiche di Borrometi), insiste un’azienda agricola, la “Fenice Srl”, che risulta intestata a Gabriele Giuliano (figlio del capomafia Salvatore) ed a Simone Vizzini (figlio di Giuseppe Vizzini). Tale società venne realizzata nel settembre 2013, poche settimane dopo l’uscita dalla galera del capomafia Salvatore Giuliano. Essa servirebbe anche per realizzare alcune estorsioni indirette ai concorrenti produttori agricoli;

lo stesso Salvatore Giuliano sovrintenderebbe alle estorsioni nel comprensorio di Pachino, arrivando fino alla vicina città di Rosolini, con l’aiuto di diversi altri personaggi del luogo, quali i fratelli Giuseppe, Claudio e Giovanni Aprile oltre a Giovanni Tuminello, Davide Russo, Benedetto Cannata (già coinvolti e condannati nel processo “Nemesi” che prese l’abbrivio dall’omonima operazione di pubblica sicurezza) e Giuseppe Vizzini (meglio conosciuto con il soprannome di Peppi Marcuotto);

a Pachino insiste ancora oggi un vero e proprio sistema relativo alla gestione illegale dei videopoker che frutterebbero migliaia di euro al clan. Proprio per volere di Pinuccio Trigila la gestione sarebbe passata di mano, da Gaetano Liuzzo Scorpo a Salvatore Collura (prima del suo arresto). Sarebbe sempre il capomafia Pinuccio Trigila a comandare che una parte degli ingenti guadagni (400 euro al mese), vadano direttamente alla moglie Nunziatina Bianca e ad Angela, la figlia;

secondo gli elementi informativi a disposizione dell’interrogante, due consiglieri comunali, Salvatore Spataro e Massimo Agricola, risultano nelle citate informazioni che la Prefettura di Siracusa inviò alla Commissione antimafia, come “sostenuti del capomafia Salvatore Giuliano” e candidati a sostegno del candidato sindaco che venne sconfitto nel corso delle elezioni amministrative del 2014 dall’attuale primo cittadino, Roberto Bruno;

a causa di un cambio di maggioranza, pratica a giudizio dell’interrogante discutibile, ma molto in uso nelle amministrazioni locali, oggi i due consiglieri eletti nelle file dell’opposizione Spataro e Agricola sarebbero ripetutamente in maggioranza e determinanti (come durante il voto sulla delibera del piano di riequilibrio del Comune) per gli atti dell’attuale Giunta;

i due consiglieri sarebbero a processo (insieme al capomafia Salvatore Giuliano ed all’ex sindaco, Paolo Bonaiuto) per il reato di concussione in concorso, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sostenere la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Siracusa nell’azione di repressione della mafia e dell’illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l’attività criminale di corruzione e collusione intrapresa nuovamente nel territorio e colpita da indagini giudiziarie;

quali iniziative intenda intraprendere per verificare la regolarità delle elezioni amministrative del 2014 e vigilare sullo stato dell’apparato amministrativo; quali iniziative intenda intraprendere per supportare e tutelare dalle continue e gravissime minacce di morte il coraggioso giornalista Paolo Borrometi;

quali iniziative intenda intraprendere per favorire e sollecitare la capacità di denuncia degli operatori economici, allo scopo di liberarli dalla pressione estorsiva della criminalità organizzata di stampo mafioso locale.

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