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Palermo

A colpire sono i nomi delle insegne storiche locali, dei grandi marchi e delle catene nazionali

Palermo e la grande moria dei negozi. Solo colpa della crisi?

14 luglio 2017

Cosa succede agli esercizi commerciali di Palermo? Che la situazione sia difficile per tutti è fuor di dubbio. È evidente, gli strascichi della crisi iniziata nel 2008 ancora persistono e attraversano tutti gli ambiti economici della città. Ma nel commercio si registra una vera e propria moria delle imprese senza precedenti. Sono davvero tante quelle che negli ultimi anni hanno chiuso i battenti. Al di là dei freddi numeri forniti dalle statistiche, a colpire sono i nomi delle insegne storiche locali, dei grandi marchi e delle catene nazionali.

È di queste settimane la notizia della chiusura della Mondadori di Via Ruggero Settimo. L’ultima di una lunga serie, che annovera quelle delle gioiellerie Fiorentino di via Roma e via Libertà, del negozio di cappelli Barbisio sotto i portici di via Ruggero Settimo e di quello di abbigliamento Pustorino in via Maqueda, della valigeria Ferrari in via Libertà, dell’Antica pasticceria Mazzara in via Generale Magliocco. E poi le chiusure di realtà come Grande Migliore, Max Living, Spadafora, Miraglia. L’elenco potrebbe continuare a dismisura.

Attività di piccole, medie e grandi dimensioni diventate punti di riferimento per i consumatori della città e che davano lavoro a centinaia di persone. In alcuni casi, per fortuna, altre imprese sono subentrate nella gestione o le hanno rilevate, ma molte, purtroppo, sono scomparse definitivamente. Tutta colpa dei tempi che cambiano? Della nascita dei centri commerciali? Della politica che non ha saputo sostenere il settore? O della scarsa capacità manageriale di chi le ha gestite?

Non v’è dubbio che le cause di questa ecatombe sono molteplici e le responsabilità diffuse. Così come è inevitabile che il corso dell’economia segni la fine di attività che non hanno più ragione di esistere. Salvo poi ritornare in auge grazie ad alcune trovate di marketing, come è accaduto per i lustrascarpe che da pochi mesi si trovano nelle vie principali del Centro storico.
Troppo facile scaricare tutto sul ciclo economico sfavorevole. Un alibi tanto semplice quanto falso. Anche perché se fosse solo questo allora non si spiegherebbe come mai aziende simili continuino a stare sul mercato.

È vero, i tempi cambiano e nessuno può impedirlo. Ognuno però può fare la propria parte per interpretare il cambiamento, affrontare il presente e scommettere sul futuro. La politica deve creare le migliori condizioni per fare impresa e quest’ultima deve offrire servizi e prodotti che incontrano e soddisfano le esigenze dei consumatori. Non esistono altre soluzioni.
Ad esempio, per non rimanere nella vacuità della teoria, i politici sono chiamati a rimuovere gli ostacoli posti dalla burocrazia, a ridurre il costo del lavoro e a promuovere gli investimenti. Gli imprenditori, d’altro canto, non possono esimersi dal puntare sulla qualità e sull’innovazione. È questa l’unica strada da percorrere per continuare a creare ricchezza e posti di lavoro.

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