Palermo ha un nuovo assessore alla Cultura? Noi tutti lo speriamo :ilSicilia.it

La nomina di Adham Darawsha

Palermo ha un nuovo assessore alla Cultura? Noi tutti lo speriamo

4 Marzo 2019

I nomi scelti dal sindaco Orlando per comporre la sua nuova giunta municipale hanno un significato decisamente politico.

Tralasciando la curiosità che vede insieme nella squadra orlandiana il comunista Giusto Catania e gli ex di Alleanza nazionale Leopoldo Piampiano e Maria Prestigiacomo (un tempo, senza troppi complimenti li avrebbero definiti fascisti), o la genuflessione all’area faraoniana del Pd con la nomina in giunta dell’ingegnere Roberto D’Agostino al Bilancio, una delle novità più di rilievo è il neo assessore alla Cultura, il medico palestinese Adham Darawsha, già presidente della Consulta delle Culture.

Ecco, la domanda che sorge spontanea a proposito di quest’ultima nomina è se per guidare un assessorato strategico come quello alla Cultura della quinta città italiana basti essere una brava persona di origine palestinese o magari ci voglia dell’altro, ad esempio una competenza nel settore. Sì, perchè l’impressione (fortemente accreditata dalle parole di Leoluca Orlando) è che il dottor Adham Darawsha sia stato nominato unicamente per il fatto che egli è un palestinese di Palermo e dunque rappresenti quelle “culture” (per dirla con le parole del sindaco) tanto care al progetto politico orlandiano.

Non ce ne voglia il neo assessore Darawsha che è uno stimato professionista, ma quel che appare da questa mossa è che Orlando abbia anteposto l’immagine e il contenuto “ideologico” della sua idea di “accoglienza” al ruolo concreto che un assessore alla Cultura è chiamato a svolgere. Specie, dopo che in questi anni l’assessorato alla Cultura ha visto al timone nomi come Francesco Giambrone, intellettuale dalla consolidata esperienza e profondo conoscitore del sistema culturale locale e nazionale, e Andrea Cusumano, artista contemporaneo con collaborazioni internazionali, chiamato a traghettare Palermo nell’era di Manifesta.

Da palermitani, ci domandiamo quali saranno le azioni strategiche del neo assessore relativamente ai teatri cittadini (Massimo e Biondo in testa); all’arte contemporanea e ai tanti artisti che, nel dopo-Manifesta, attendono di capire se la Biennale sia stata una meteora (come si teme) o possa consolidare una presenza stabile dei circuiti internazionali in città; quali strategie relativamente al Festino di Santa Rosalia e alla forza di questo brand (mai veramente valorizzato) anche in chiave di programmazione turistico-culturale; quali saranno le azioni del neoassessore in merito a Palazzo Butera, che diverrà presto punto di riferimento non soltanto nazionale grazie alla grande opera di Massimo Valsecchi; o ancora, se vi sia l’intento di valorizzare un altro biglietto da visita nostrano mai realmente considerato come il Genio di Palermo, Padre e Nume tutelare della città, che al di là dell’inutile data da calendario recentemente introdotta, potrebbe essere un altro grande simbolo della Palermo che “vive e mangia” con la cultura. E poi, come integrare l’offerta culturale e museale di Palermo? Come mettere a sistema i gioielli dell’arte e dell’architettura? Dagli oratori serpottiani al Liberty, dal barocco all’arte bizantina? Quali strategie per ulteriormente valorizzare il percorso Unesco Arabo-Normanno? Vi sarà una politica per sostenere e promuovere l’Opera dei Pupi, la cui tradizione è profondamente radicata nella storia cittadina, ma che pare non interessi a nessuno? Quale interlocuzione con gli operatori culturali palermitani e con i teatri privati?

Sono questi solamente pochi interrogativi, a cui speriamo che il nuovo assessore comunale alla Cultura possa rispondere presto con quegli atti concreti che un pubblico amministratore è chiamato a compiere. Ed è un auspicio prima di tutto, per scongiurare di abbandonare Palermo al proprio destino, che è il timore principale di chi ama questa città.

Tutto il resto è demagogia. Tutto il resto è operazione di marketing politico-ideologico. Tutto il resto è noia, come cantava il grande Califano.

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di Renzo Botindari

Che Vuoi che Sia?

Basta che uno di questi missili venga lanciato “per errore”, che questi giocatori di Risiko non da tavolo, ma con le vite altrui, sbaglino ………. e un missile giunga su di noi, “finiu u cinema”!