25 aprile 2018 - Ultimo aggiornamento alle 08.38
caronte manchette
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Palermo, il business del carburante: sigilli a cinque pompe di benzina, nove in manette

12 gennaio 2018

I finanzieri del gruppo e del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Palermo hanno arrestato nove persone (per due è stato disposto il carcere per 7 i domiciliari), sequestrato 5 distributori di carburante capoluogo e notificato 13 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, 8 dei quali integrati dall’obbligo di dimora a Palermo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Palermo.

I provvedimenti nascono da una indagine della Procura e hanno permesso alle Fiamme gialle di denunciare 43 persone sospettate di far parte di una organizzazione criminale che faceva trasferimento fraudolento di valori, frode in commercio e frode fiscale. Le indagini hanno consentito di evidenziare l’interesse di “cosa nostra” nel settore dei distributori. Pur non essendo stata formulata alcuna contestazione per reati connessi alla criminalità organizzata, è emerso il ruolo importante ricoperto da persone vicine all’associazione criminale, come Cosimo Vernengo, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, che , insieme al fratello Giorgio, sarebbe stato il vero gestore dei distributori di carburante e la mente della frode.

Gli arrestati sono Danilo Lazzarotto e Rosario Montagna, mentre sono stati posti agli arresti domiciliari Cosimo Vernengo, Giorgio Vernengo, Natale Di Cristina, Carmelo Munzone, Filippo Tirendi, Alessandro Primo Tirendi e Eugenio Barbarino.

I finanzieri hanno sequestrato i distributori stradali di carburante che si trovano in Via Roccella 161, in Via Leonardo da Vinci n. 392, in Viale Campania, in Corso Tukory n. 169, in Via Messina Marine, n. 435. 
Le indagini nascono da una verifica fiscale condotta nel 2013 dal gruppo della Guardia di finanza di Palermo nei confronti di uno dei distributori stradali coinvolti. Durante le attività ispettive i finanzieri hanno scoperto che il sistema di misurazione delle quantità erogate era stato manomesso, così da far apparire di aver venduto un numero di litri superiore rispetto a quello effettivamente consegnato al cliente. Inoltre, nell’occasione è stata trovata un’importante documentazione che ha svelato l’esistenza di una vera e propria “centrale” criminale che si occupava della frode in commercio di carburanti e della frode fiscale.

L’inchiesta della Finanza sulle pompe di benzina taroccate, che oggi ha portato a nove arresti, è iniziata da un controllo fatto in un distributore di via Gustavo Roccella a Palermo. I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria nel corso di verifiche di routine hanno trovato documenti sospetti che riguardavano altri distributori sparsi in città. Nel corso degli accertamenti è emerso che i distributori cambiavano ogni anno partita iva per eludere i controlli fiscali. Gli impianti facevano capo tutti a Cosimo Vernengo, tra gli arrestati, che li gestiva attraverso dei prestanome. Vernengo appartiene a una storica famiglia mafiosa.

I successivi accertamenti hanno permesso di confermare l’esistenza di una associazione per delinquere che, attraverso la fittizia intestazione a prestanome di una serie di distributori, ha realizzato una grossa frode fiscale: sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per quasi 38 milioni di euro e, in conseguenza, è stato causato un danno allo Stato da mancato incasso di Iva per quasi 7 milioni di euro.

Inoltre, i finanzieri hanno verificato anche una evasione delle imposte dovute su carburanti e lubrificanti per circa 2,5 milioni di euro, realizzata attraverso l’alterazione dei misuratori degli impianti di distribuzione, l’importazione illecita di olio lubrificante dall’Albania e la vendita di gasolio destinato al rifornimento delle navi (che è esente da accisa) come normale carburante per autotrazione.

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di Laura Valenti

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