"Palermo si droga". Tantissimi i tossici in città: spopola il crack e l'eroina miete vittime fra i ragazzi :ilSicilia.it
Palermo

In aumento i tossicodipendenti nel capoluogo siciliano

“Palermo si droga”. Tantissimi i tossici in città: spopola il crack e l’eroina miete vittime fra i ragazzi

18 Febbraio 2019

“Il crack spopola a Palermo e l’eroina non ha mai smesso di mietere vittime”. Queste le parole di Padre Salvatore Lo Bue a ilSicilia.it.

Il fondatore della ‘Casa dei giovani’, che dal 1983 attraverso la sua associazione aiuta chi vuole uscire dal tunnel della droga, è molto preoccupato per la situazione nel capoluogo siciliano. La vicenda è abbastanza chiara: sono tantissimi i giovani che, sin dall’età adolescenziale, fanno uso di sostanze stupefacenti. Cocaina, ecstasy, crack, eroina, mdma, cannabis, si diramano in base all’estrazione sociale, alla possibilità economica di ciascun avventore, ai propri svaghi e di conseguenza, anche alle zone di Palermo.

Per intenderci; i ragazzi che hanno una maggiore possibilità economica, dirottano la propria attenzione verso la cocaina. Chi è più indigente, invece, che inizia a far uso di crack, sostanza che è un vero e proprio derivato dalla polvere bianca. I giovani che hanno la passione per il clubbing, non possono fare a meno dell’ecstasy o del mdma per ballare sino alle prime luci dell’alba.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Un problema per padre Lo Bue che ad oggi spaventa più dell’epoche passate. “Se prima la droga era un disturbo oppositivo per i ragazzi, adesso è  annullativo. La precarietà sociale e familiare ha fatto il suo sporco lavoro in merito alla tossicodipendenza”.

La ‘bamba’, il crack e l’eroina.

“Cugino, ho crack che è tritolo. Ne vuoi?”. Un ragazzo mi chiede davanti a un noto locale nel quartiere Vucciria. “Con 10 euro te ne do un bel pezzo”. Rifiuto l’offerta, ma lo spacciatore mi fa capire che non è l’unico prodotto che ha in possesso. Allora inizia a pubblicizzare il suo hashish. Ma di cocaina non ne parla.

Ecco le parole di un consumatore di cui manteniamo riservato il nome e che chiameremo in modo fittizio Emilio: “La cocaina nelle piazze palermitane non la trovi di qualità. Puoi trovare un surrogato fatto da pillole di ecstasy mischiate con il latte in polvere o altre sostanze. Per trovare cocaina di qualità devi avere il contatto diretto con il pusher. Oppure devi andare nei locali ‘giusti’. Nel quartiere Libertà, per esempio, ci sta un locale dove i ragazzi borghesi si divertono tra coca e champagne”. Ciò significa che lo spacciatore di ‘bamba’ è un vero e proprio ‘delivery man’, ma al posto della pizza o del sushi, ti recapita un “pezzo” o un “mezzo pezzo”. Questo lo slang a Palermo per identificare la grammatura della sostanza. Con 40 euro acquisti mezzo grammo. 80 euro, un grammo. Ma il costo varia in base alla purezza della droga. Dalla Vucciria si passa a Ballarò e anche qui la piazza è abbastanza attiva nello spaccio di erba o hashish, ma la fondamentale propensione è verso il crack e l’eroina.

L’eroina non viene venduta dagli italiani e il crack viene in maggioranza cucinato da africani dentro alcune case di Ballarò. Uno degli attori principali dietro tutto questo è la mafia nigeriana, la Black Axe, scesa a patti con cosa nostra. Una delle spiegazioni dell’aumento della diffusione proprio di queste sostanze è la presenza oramai stabile a Palermo dell’organizzazione criminale nigeriana. “Non è difficile trovare tra le stradine di Ballarò ragazzi e ragazze che si fumano il crack o l’eroina. Una dose costa intorno ai 15 euro, ed è di facile reperibilità. Cinque, sei anni fa, non era così”.

Ballarò, il cuore dello spaccio.

Numerosi sono stati i blitz da parte delle forze dell’ordine nel quartiere Ballarò – e non solo – che hanno bloccato una fetta del giro di affari di chi gestisce la droga nel capoluogo siciliano. Tra venditori ambulanti e taverne anche gli spacciatori fanno i loro affari. In una delle ultime inchieste giudiziarie nel quartiere popolare palermitano le telecamere hanno registrato tutto. A quanto pare, le famiglie mafiose palermitane vendono l’eroina ai nigeriani prendendo una percentuale. “Per la mafia sarebbe un disonore smerciare quelle miserabili droghe. La mafia non vuole averci nulla a che fare con i tossici di eroina o di crack. Sarebbe una vergogna per le famiglie”. Racconta Emilio.

Le indagini di qualche mese fa hanno scoperchiato l’attività di spaccio di una gang a Ballarò e hanno gli inquirenti a ritenere che i capi e promotori dell’organizzazione sarebbero due personaggi vicini alla famiglia mafiosa di ‘Palermo Centro’: Silvio Mazzucco (già condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso nel 2011) e Giovanni Rao, il cui nome emerge nell’ambito dell’operazione ‘Panta Rei’ per le sue frequentazioni con i boss Francesco Paolo Lo Iacono e con Salvatore Mulè.

I dati sconfortanti di Palermo.

La Casa dei giovani è presente a Bagheria, Matera e Mazara del Vallo. Da decenni, Padre Salvatore Lo Bue, gira le carceri per parlare con i tossicodipendenti cercando di capire se il loro percorso possa continuare in comunità piuttosto che dietro le sbarre. “Tanti sono i giovani in tutta la Sicilia in carcere per reati inerenti all’uso di droga. L’eta dell’abuso di sostanze si è nettamente ridotta. Molti ragazzi mi raccontano che il loro approccio con le sostanze inizia nell’adolescenza; intorno ai 12 anni” Racconta il parroco a Il Sicilia.

“Molti iniziano a fumare qualche spinello per poi ritrovarsi a fumare crack ed eroina o a sniffare cocaina nel giro di pochi anni”.

Il fondatore della Casa dei giovani, crede che l’aiuto più consistente debba arrivare attraverso le istituzioni. “Serve una forma repressiva in merito a questo fenomeno, seria e concreta. Oramai lo spacciatore non è più targettizzabile. Negli anni ’80, Villa Sperlinga era conosciuta come un luogo dove i giovani si drogavano. Adesso ogni scuola o locale palermitano, potenzialmente può essere centro di spaccio”. Condivide questa idea anche la psicologa del centro di riabilitazione, Cettina Russo, che aggiunge: “Gli effetti sociali nell’uso di crack ed eroina tra i giovani, saranno devastanti tra 10 anni. Questi ragazzi diventeranno adulti e porteranno con sé, numerosi danni psichici dovuti all’assunzione di queste droghe”.

Il vice-presidente della Casa dei giovani, Biagio Sciortino, racconta a ilSicilia.it dati “sconfortanti” provenienti dai Sert palermitani. “I centri nel capoluogo siciliano sono tre. Circa 750 persone cercano aiuto in ogni sede. Nel 2018, c’è stato un incremento di tossicodipendenti per ogni Sert di circa 230 utenze. Dobbiamo iniziare a porci domande serie. Il problema è grave e tutti ne siamo responsabili”.

Il racconto di chi prova a disintossicarsi.

La comunità di recupero per tossicodipendenti a Bagheria ha circa 30 alloggi. “La permanenza in comunità, che dura in media dai 24 ai 30 mesi, è caratterizzata dal supporto di una equipe di operatori, psicologi, assistenti sociali ed ex tossicodipendenti. Momento importante della terapia che si svolge in comunità è il lavoro, questo per consentire ai giovani residenti una responsabilizzazione graduale ed in alcuni casi una vera e propria formazione lavorativa”. Afferma  il vicepresidente Sciortino.

Al momento sono 29 i ragazzi che hanno aderito al percorso di Padre Lo Bue. Uno tra questi è A. che ci racconta: “sono arrivato sei mesi fa. Sono di Siracusa e giocavo davvero bene a calcio. Ho giocato anche in serie D, ma il crack mi ha tolto tutto. Mi chiudevo in casa con altri miei amici e non facevo altro che fumare crack. Per fortuna, ho avuto la lucidità di capire che avevo bisogno di aiuto, per questo mi trovo qui”. A Bagheria sono per lo più tutti molto giovani c’è F. 21 anni, che viene da Trapani padre di una bimba;  anche lui usava crack, da poco vive al centro. M. che è palermitano, sniffava “cocaina ma non solo”. Ci sta anche un ex ufficiale delle forze militari, il più grande di tutto il centro di recupero. “Sniffavo eroina da troppi anni. La cocaina mi metteva ansia. Io avevo bisogno di rilassarmi. Non mi sono mai bucato. L’ho sempre sniffata. La poggiavo sul mignolo e la inalavo decine di volte al giorno. Al momento sono in aspettativa. Spero di tornare presto al mio ruolo di Maresciallo”.

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