17 novembre 2018 - Ultimo aggiornamento alle 13.13
caronte manchette
caronte manchette

Paziente come contratto?

8 giugno 2018

Il valore dell’impegno, della parola e della relazione terapica fra vincolo e opportunità

I primi contatti e colloqui sono davvero importanti per definire la domanda d’aiuto, i ruoli, i compiti, il piano d’intervento, che tipo di paziente si ha davanti (non solo in termini psicopatologici). Se è un paziente collaborativo e rispettoso, è una sfida da accettare. Se è un paziente lunatico, meglio lasciarlo a chi fa un lavoro superficiale, essenziale e senza troppi investimenti. Ecco perché mi sono inventata anni fa una mia strategia di intervento che non fosse solo a tutela mia, ma che, nello stesso tempo, agisse come regolatore, fra vincolo e opportunità: il contratto di cura e sostegno psicologico. Vado sempre oltre il lavoro preventivato perché ho a cuore il bene del paziente, ma almeno provo a ricordare il valore dell’impegno, della parola e della relazione terapica.

Il mio è anche un intervento educativo e, in questo modo, lo è da subito. Lavorando da sola, inoltre, e gestendo casi complessi, ho maggiore necessità di organizzarmi per la tutela della mia persona oltre che dei miei interessi. L’impianto di videosorveglianza, i sistemi di registrazione, la firma di documenti di consenso, il pagamento anticipato di un pacchetto di sedute e altri piccoli accorgimenti (come il citofonare del paziente successivo), fanno tutti parte di un piano difensivo di selezione e rieducazione cognitivo-comportamentale dei pazienti in entrata.

Se trattassi i pazienti come contratti e non come persone che, usufruendo di un servizio, dovrebbero sentirsi tenute a pagare quanto gli è richiesto, come in qualsiasi altro posto, o se mostrassi il minimo segno di venalità,lo si evincerebbe da molte cose. Io non guardo l’orologio, mi faccio in quattro per risolvere i casi, li studio con dedizione, mi faccio mille scrupoli per fare sempre la cosa migliore per loro. Se i colleghi non fanno firmare documenti di consenso al trattamento dei dati, non fanno firmare un contratto a tutela di entrambe le parti in causa, questo non vuol dire che sia corretto. Io non lo condivido, anche perché mi è capitato di programmare la somministrazione di test costosi e di essere lasciata in tredici.

Nonmi va affatto di essere trattata come una paperina o come se fossi io la parte debole, agendo con me, come con uno zerbino. Si tratta di approcci, metodi, strategie, selezioni e bisogni differenti. Una prima regola di alliance è rendere consapevole il paziente. Bene, io lo rendo consapevole per iscritto del lavoro che intendo fare, del mio impegno e investimento prima durante e dopo. Il mio è innanzitutto un intento educativo: non voglio pazienti inaffidabili, devono comprendere che come io faccio i salti mortali per essere puntuale, anche loro devono rispettare il mio tempo. Non succede sempre. Si sentono, spesso, padroni del tempo, giustificati dal loro dolore, dai loro impegni, dalla loro limitata disponibilità economica, etc.

Il paziente ha sempre la priorità per me. I suoi bisogni e interessi sono più importanti dei miei. Mi faccio guidare in tutto e per tutto da una severa e rigida deontologia e grammatica interiore. Dovrebbero essere loro, i miei pazienti o chi mi conosce, a confermare la mia professionalità.

L’idea del vincolo dovrebbe modificare sostanzialmente l’idea di ordine,cura, opportunità e rispetto reciproco. La libertà è data dal potere operare una scelta, la quale presuppone degli obblighi interni al proprio cervello. Perché un lavoro sia svolto efficacemente è importante la conoscenza di tutti i determinismi da utilizzare e da evitare (da E. Morin).

Non tutti lo dicono, ma è una spesa sanitaria assolutamente detraibile. Non vi fate sollecitare al pagamento (anche a mezzo mail, prima e con legale rappresentante, dopo), Preferite pagare a rate progressivamente e tempestivamente, chiedere un finanziamento, ma non è assolutamente bello e nobilitante né per voi né per il potere della genetica (resta tutto impresso) commettere un atto di disonestà, anche se provate a camuffarlo con parole che hanno solo un effetto boomerang.

Invito tutti alla riflessione. Se non vi potete permettere l’opera di un professionista, so nothing! Andate all’ASP o da chi vi pare. Certi pazienti sarebbe davvero meglio non averli. Ci sono tanti modi di essere ladri e incivili. Questo è solo un esempio e non è meno grave di chi sta al potere.

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