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Penna: “In Sicilia le estati passano gli incendi restano”

3 Luglio 2017

“Il Corpo Forestale dello Stato nel dicembre del 2016 rilevava 4793 incendi sul territorio italiano concentrati per il 56% in Calabria  Sicilia e Campania. Le tre regioni meridionali con poco meno del 15% delle aree boschive nazionali assorbono oltre il 70% della spesa nazionale destinata alla salvaguardia dei boschi. E’ inquietante notare la perfetta coincidenza tra numero di incendi boschivi, diffusione della criminalità organizzata e numero dei forestali”.

A sottolinearlo è Aldo Penna, esponente dell’associazione “Cittadini per Palermo più verde e pulita“, associazione che ha sviluppato diverse azioni di contrasto sul verde e la pulizia in città.

“Forestali – aggiunge Penna – superiori di migliaia di unità rispetto ai guarda boschi che vigilano su distese boschive grandi. Molte volte l’Italia ha alimentato la convinzione di un legame diretto, una innata propensione a far ammalare i boschi deturpandoli con il fuoco e poi curarli con il rimboschimento. Ma anche questa ipotesi pur sostenuta da diversi arresti in flagranza non spiega queste le enormi asimmetrie tra le risorse per la prevenzione e i disastri che a ogni stagione estiva si producono”.

“Nel meridione sono concentrate tutte le concause che creano l’emergenza incendi: gestione diretta del patrimonio boschivo, uso clientelare e fuori controllo delle risorse umane, interesse della macchina dello spegnimento (non solo forestali) a che le fiamme divampino”.

“Prima condizione – prosegue -:  l’intero patrimonio boschivo è sotto il diretto controllo delle amministrazioni pubbliche in regime di gestione diretta della prevenzione, cura e rigenerazione. Questo alimenta indifferenza quando non avversione e le comunità che vivono a ridosso dei boschi invece di concepirli come risorsa e fattore di sviluppo spesso li vedono come un ostacolo o freno. Nella cintura alpina e appeninica come in molti altri paesi le superfici boschive, tranne i boschi di alto pregio o storici, sono dati in concessione e il concessionario ha l’obbligo della prevenzione, pulizia del sottobosco e nuove piantumazioni sotto la vigilanza delle autorità pubbliche a cui residua un importante opera di controllo ma non certo l’immenso onere della cura diretta. Il bosco diviene una virtuosa risorsa da tutelare e non aggredire. Seconda condizione. Assumere decine di migliaia di forestali facendo saltare tutti i parametri per una corretta gestione significa sottoporre le superfici boschive a una enorme pressione fatta di attese,  giornate promesse e non mantenute dove la retribuzione è svincolata dal risultato raggiunto e il bosco diviene un’entità contesa tra un apparato elefantiaco, la pressione di quanti da quel bacino hanno tratto le loro fortune elettorali e risorse pubbliche in contrazione ma sempre enormi. Risultato, i boschi bruciano e non può essere frutto del destino o di un esercito di piromani stranamente concentrato al sud”.

“La terza ragione – aggiunge Aldo Penna – l’ha denunciata il Presidente Crocetta nell’estate del 2014 in una lettera aperta, che quasi nessuno allora colse per la loro gravità: “L’anno scorso (2013) non ci sono stati incendi nei boschi. Il servizio era stato predisposto molto bene e in tempo. Allora basta avere gli elicotteri pronti perché non accadano gli incendi? Questi mezzi hanno una sorta di potere ignifugo preventivo? Così è la Sicilia dei misteri, degli incendi che qualche volta inesistenti e altre volte dappertutto. Naturalmente ci chiediamo dove erano i forestali, la Protezione civile e su questo stiamo intervenendo. Nessuno si chiede perché scoppiano questi incendi, se siano la normalità. Solo pochi casi sono spontanei, la maggior parte dolosi”. E una fonte anonima proveniente dal mondo dei forestali in un blog a commento di un articolo chiese di andare a guardare l’appalto milionario per la flotta aerea antincendio di cui la Sicilia per legge  ogni anno deve dotarsi”.

“Cause dunque – conclude – conosciute e singolarmente denunciate senza che ai proclami abbia fatto seguito qualche iniziativa amministrativa o legislativa per mutare le condizioni, altamente comburenti, che fanno sprigionare incendi altrimenti impossibili. Le estati passano, gli incendi restano, le denunce si inabissano e in molti continuano a sorridere sui profittevoli mucchi di cenere che cospargono il disgraziato territorio siciliano e meridionale”.

 

 

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