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l'esponente di FI attacca Pd e M5S

Piano per il Sud, Papatheu: “Governo promette 123 mld dopo il saccheggio di 840 mld”

17 Febbraio 2020

Il “Piano per il Sud” del ministro Provenzano che inizia con la foto di Duino in copertina non è una gaffe ma l’immagine perfetta di un governo che dopo aver dato prova agli italiani della propria laurea in immobilismo esibisce così il proprio master in dilettantismo. Duino capitale del Regno delle Due Sicilie non è una svista ma una scelta: così, dopo 159 anni, il Governo Conte risolve la Questione Meridionale capovolgendo l’Italia”. A sferrare così un duro attacco al Governo sul “Piano per il Sud” è la senatrice Urania Papatheu. La parlamentare siciliana di Forza Italia boccia l’iniziativa annunciata dall’esecutivo giallorosso e la definisce “priva di qualsiasi credibilità” e “un’ennesima presa in giro nei confronti del Meridione”. 

“Le sinistre che puntano sul Sud mostrando il Golfo di Trieste sono le stesse che negli ultimi 20 anni hanno sottratto 840 miliardi di spesa pubblica al Sud,  – continua la parlamentare siciliana – senza contare tutto ciò che il Sud passa al resto del Paese in termini di acquisti di beni e servizi (70 miliardi/anno), formazione scolastica e universitaria dei propri ragazzi che emigrano (20 miliardi/anno), emigrazione sanitaria (2 miliardi/anno) e di raccolta dei risparmi negli sportelli bancari (700 miliardi/anno) che finiscono per finanziare le aziende settentrionali”.

“Quella foto  – prosegue – significa che oggi promettono al Sud quello che domani spenderanno al Nord, guardano al Sud per fare sviluppo al Nord, è il grande bluff di chi non vuole colmare il divario ma difendere e consolidare quel gap, lasciando il Meridione ostaggio di arretratezza e sottosviluppo. Annunciano di voler spendere nei prossimi tre anni al Sud 21 miliardi e 123 mld fino al 2030, facendo finta di non ricordare che l’attuale quota investimenti prevista dal Conte 1 per il Sud è del 34% con un “riequilibrio territoriale” che lascia il 66% delle risorse al Centro-Nord. Quei 123 mld sono, forse, un acconto al risarcimento degli 840 mld saccheggiati al Sud?”. 

“Un governo pavido e litigioso che arranca verso la sua fine, si aggrappa disperato al Sud promettendo quello che non potrà e non saprà realizzare mai e lo fa solo nel disperato tentativo di raccattare qualche voto in più prima della slavina che incombe. E’ la stessa maggioranza che non ha nemmeno riconosciuto lo stato di emergenza per le baracche a Messina ed è stata persino richiamata dal commissario di governo per le lentezze nelle procedure di ricostruzione del post-sisma nei comuni del Catanese”.

“Un governo guidato da un premier che per sfuggire al guinzaglio di Renzi diventa “caposardina” e si fa dettare l’agenda dal “capobanco” Santori  – continua Papatheu – non può rassicurare il Sud, stanco di essere preso in giro da chi lo considera soltanto periferia per mero “scambismo assistenzialista”. Parlano di Erasmus dello sviluppo mentre molti di loro dovrebbero ripartire dal Cepu della geografia. Invece di fare promesse da marinaio a cui non crederebbero più nemmeno i bambini, il premier Conte, il Ministro Provenzano e il Governo prendano atto del fatto che la drammatica situazione del Mezzogiorno non si risolve con i soliti illusionismi, con dissertazioni accademiche insieme alle sardine o con slide e photo opportunity, ma con interventi precisi e mirati. Serve uno slancio vero di concretezza, non l’esercizio farlocco dell’opportunismo”.

“Dopo 159 anni ancora non si riesce a comprendere che il Nord, arroccato nei suoi privilegi, senza il progresso del Sud sta sprofondando. – conclude la parlamentare –  Se il Mezzogiorno ripartisse, l’Italia potrebbe essere ricca come la Germania, invece la sinistra rischia di farci fare la fine della Grecia. Vogliono prenderci ancora in giro, si tengano pure la splendida vista delle falesie, noi ci teniamo l’incomparabile bellezza dell’Etna. Presto daremo all’Italia un nuovo governo, legittimato dal consenso della gente, e la nostra battaglia per il rilancio del Sud partirà da qui. Non dal Golfo di Trieste, ma dallo Stretto di Messina e dall’orgoglio terrone della Sicilia”.

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Sanità in Sicilia
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