16 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.39

Dalla Commissione Ue due mesi di tempo per aggiornare i piani fermi al 2008

Piano rifiuti, per l’Italia rischio deferimento alla Corte di Giustizia Europea

15 Febbraio 2017

Otto regioni italiane – Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli, Liguria, Piemonte, Sardegna e Sicilia, nonché la provincia autonoma di Bolzano, non hanno ancora aggiornato, come invece le norme Ue prevedono debba essere fatto ogni sei anni, i loro piani per la gestione dei rifiuti risalenti al 2008 e per questa inadempienza l’Italia rischia ora di essere deferita alla Corte di giustizia.

Lo ha reso noto la Commissione Ue, annunciando l’invio all’Italia di un parare motivato nel quale chiede al governo di intervenire entro due mesi per sanare la situazione. La redazione di piani aggiornati per la gestione dei rifiuti a livello regionale, ricorda la Commissione in una nota, è necessaria per ridurre l’impatto sulla salute umana e l’ambiente, ma anche per migliorare l’efficienza dell’utilizzo delle risorse. Inoltre, questi aggiornamenti servono per mettere al passo le strategie locali e nazionali con i progressi compiuti sul fronte legislativo nel campo, da ultimo, degli stimoli all’economia circolare.

 

La Sicilia, di certo, non poteva mancare fra le regioni italiane bocciate dall’Unione Europea per i piani di gestione dei rifiuti troppo vecchi. In questi anni, il governo Crocetta ha detto di tutto e di più, ma la sostanza non cambia, e cioè il nulla. E così andiamo incontro all’ennesima pessima figura”. Lo dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.

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