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Polmonite da legionella: un trend in crescita in Italia. Ecco le fonti di contagio

17 Settembre 2018

Il report del Centro Europeo di sorveglianza sulle malattie (ECDC) parla chiaro per quanto riguarda i dati sulla polmonite da legionella: Italia (1556 casi) e Francia (1389) sbancano rispetto a tutti gli altri paesi che fanno parte della rete (30 paesi dell’area europea) seguiti ad una certa distanza dalla Germania (865 casi).

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Tassi di incidenza di malattia da legionella nei vari paesi europei (il colore più marcato indica i paesi con un elevato numero di casi) (dati ufficiali dell’ECDC)

I dati ufficiali sono relativi al 2015 ma mostrano un trend di crescita in Italia (a partire da circa 1000 casi nel 2011) che dovrebbe spingere ad un maggiore controllo del fenomeno da parte dell’autorità sanitarie. Quindi, quanto sta succedendo a Brescia non può rappresentare una novità da un punto di vista epidemiologico ma semmai lo è dal punto di vista giornalistico grazie al quale viene messo alla ribalta dell’opinione pubblica.

Ma qual è la storia di questa malattia?

Nel 1976 il Center for Disease Control and Prevention americano lanciò una delle indagini epidemiologiche più importanti nella storio degli Stati Uniti dopo una epidemia di una oscura forma di polmonite che colpì a Filadelfia la Convention dell’American Legion (organizzazione che raccoglie e rappresenta i  veterani delle forze militari statunitensi che hanno prestato servizio in tempo di guerra).

Il risultato fu l’identificazione di un nuovo batterio che fu chiamato appunto Legionella pneumophila: si era diffuso attraverso il sistema di condizionamento dell’Hotel dove si teneva la convention!

Ma cos’è la polmonite da legionella e soprattutto quali sono le fonti di contagio?

Innanzitutto è una polmonite e come tale colpisce il polmone che viene infettato dal germe. E’ una malattia abbastanza semplice da curare con gli antibiotici specifici e solitamente prevede una terapia di circa sette giorni tranne nei soggetti che sono immunodepressi o affetti da patologie croniche debilitanti. Tuttavia, la mortalità in Italia è del 2.6% (solo la Slovenia ha dati peggiori) contro una mortalità di circa l’1% nel resto del mondo. Come per tutte le malattie infettive bisogna prima pensarci, poi fare i test giusti al momento giusto e quindi la migliore terapia possibile anche prima di ricevere il risultato degli esami richiesti.

La malattia si presenta più frequentemente in estate e all’inizio dell’inverno ma non ci sono stagioni risparmiate proprio per la capacità della legionella di colonizzare sistemi idrici.

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Il grafico fa vedere il numero di nuovi casi durante l’anno (dati ufficiali dell’ECDC)

Le persone possono contrarre la malattia respirando particelle di acqua in sospensione (come p.e. l’aria umida durante una doccia, una irrigazione, un idromassaggio) contenenti batteri. Le epidemie sono spesso la conseguenza della crescita nei sistemi idrici di Hotel, ospedali, lungodegenze o case di riposo per anziani, navi da crociera. L’aria condizionata rappresenta solo un mezzo attraverso cui le goccioline che contengono il batterio possono diffondersi. Certamente dentro strutture chiuse, come quelle elencate, il batterio può diventare un problema di salute se cresce e si diffonde attraverso i sistemi idrici come vasche idromassaggio, torri di raffreddamento, serbatoi di acqua calda, grandi sistemi idraulici e fontane decorative.

Prima che si manifesti la polmonite possono passare da 2 a 10 giorni dopo l’esposizione ma i sintomi non sono specifici e possono essere confusi con altre forme infettive che colpiscono l’apparato respiratorio: febbre, tosse, respiro affannoso, dolori muscolari, cefalea.

Il contagio interumano è possibile per quanto assai improbabile (buona norma non stare accanto senza adeguata protezione a chiunque abbia tosse e febbre).

Inoltre, la legionella non ha una grande virulenza per cui molte persone non contraggono la malattia dopo l’esposizione.

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Le colonnine rappresentano il tasso di legionellosi per fascia d’età (age) e genere (uomini-male, donne-female) (dati ufficiali dell’ECDC)

Chi è a maggior rischio di infezione?

  • Persone anziane;
  • Persone affette da patologie croniche quali il diabete, l’insufficienza renale o epatica (come la cirrosi);
  • Fumatori o ex fumatori soprattutto se hanno la BPCO o l’enfisema;
  • Persone immunodepresse o che prendono farmaci in grado di indebolire il sistema immune (farmaci immunodepressori o chemioterapici);
  • Persone affette da cancro.

L’unico mezzo di prevenzione è controllare ed eventualmente disinfettare i sistemi idrici di cui abbiamo parlato sopra ma è indispensabile un sistema sanitario locale efficiente ed efficace capace di far partire tempestivamente una indagine epidemiologica ogni volta che un nuovo caso venga segnalato (la segnalazione è obbligatoria da parte del personale sanitario che pone diagnosi).

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