Processo 'Ndrangheta Stragista. Torna il silenzio del boss Graviano: "Non ci permettono di approfondire alcuni temi” :ilSicilia.it
Palermo

il fatto

Processo ‘Ndrangheta Stragista. Torna il silenzio del boss Graviano: “Non ci permettono di approfondire alcuni temi”

di
29 Maggio 2020

Giuseppe Graviano torna in silenzio. Oggi, durante l’udienza del processo Ndrangheta Stragista, l’avvocato difensore del boss di Brancaccio Giuseppe Alosio, ha reso noto che: “non vi è paura di rispondere alle domande del pubblico ministero e delle parti civili, Avremmo voluto parlare dei rapporti di Contorno con alcuni imprenditori. Non ci è stata data la possibilità di poter andare ad accertare e integrare questi argomenti, la motivazione è questa: non c’è la possibilità di riscontrare le dichiarazioni del Graviano”

Il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che nel processo rappresenta l’accusa, si è riservato di valutare. In sospeso vi erano le risposte ai quesiti legati a diverse intercettazioni, le cui trascrizioni però non sono mai pervenute al boss di Brancaccio.

Eppure, nelle udienze di qualche mese fa, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto, il boss aveva anticipato rivelazioni: “Vi dirò dov’è l’agenda rossa di Borsellino e chi ha fatto l’attentato al poliziotto Agostino e la moglie”. Aveva parlato genericamente di “imprenditori del Nord”e poi ha fatto il nome di Berlusconi che avrebbe incontrato tre volte a Milano mentre era latitante: “Negli anni ’70 mio nonno aveva messo i soldi nell’edilizia al Nord. Il contatto è col signor Berlusconi, glielo dico subito”.

E poi ha aggiunto: “Vada ad indagare sul mio arresto e sull’arresto di mio fratello Filippo – aveva detto sempre al pm Lombardo – e scoprirà i veri mandanti delle stragi”. Le sue affermazioni lasciavano intendere che Graviano stesse lanciano precisi messaggi all’esterno ed anche che voleva parlare del periodo più buio della politica italiana.

Qualche giorno fa per Giuseppe Graviano è arrivata l’archiviazione nella tranche del processo sulla trattativa Stato-mafia. Lo ha deciso il gip di Palermo. Il capomafia era indagato per violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti.

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