Pronti a innamorarvi di Alicudi, l’isola viola delle Eolie? :ilSicilia.it
Messina

"E State in Sicilia"

Pronti a innamorarvi di Alicudi, l’isola viola delle Eolie?

di
7 Maggio 2020

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Per la nostra “E State in Sicilia” andiamo alla scoperta di Alicudi, anticamente chiamata Ἐρικοῦσσα per la gran quantità di eriche che la ricoprivano, donandole quel colore per cui è famosa come l’isola viola delle Eolie. Pronti per questo viaggio che ci accompagna verso un’estate in cui al centro ci sarà la nostra meravigliosa isola,  di cui Leonardo Sciascia diceva: “Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando”. Ma è arrivato il tempo di partire, anche se, ancora, virtualmente.

ALICUDI

Tra i suoi abitanti, gli Arcudari, troviamo una folta comunità di tedeschi che, fuggita dalla chiassosa mondanità, si è rifugiata nella sua parte più alta, la Montagna, a quasi 1000 gradini dal mare, sospesi tra cielo, terra e mare. Le caratteristiche casette di Alicudi, di forma cubica e imbiancate a calce, spuntano tra ripide scalinate, verdi fichi d’india e la loro posizione, ai nostri occhi così scomoda, se vista diversamente, rimanda a un passato costellato da frequenti incursioni di barbari e pirati che costrinsero gli uomini a rinchiudere le proprie compagne nel “Timpone delle femmine”, luogo protetto e quasi inaccessibile.

L’isola, se arrivate all’alba o al tramonto, sembrerà materializzarsi dal nulla e, immediatamente, trasformarsi in cantastorie che inizierà a raccontarvi le tante leggende che la abitano, con il chiaro invito a liberarvi dalla razionalità e a lasciarvi trasportare dalle suggestioni. Chi avrà il coraggio di lasciare alle spalle la certezza del visibile, vivrà emozioni mai provate e potrebbe, all’improvviso, ritrovarsi tra mahare, indovini e oracoli in grado, a detta degli isolani, di bloccare tempeste, leggere il futuro, parlare con dèmoni e santi o, ancora, intravedere, nella notte, donne che spiccano il volo dai loro balconi, dopo aver bevuto una mistura di acqua e bacche nere. Verità o fantasia? I sognatori continueranno a sperare di vedere il cielo solcato da giovani e anziani intenti a volteggiare nell’aria come stormi di gabbiani; i più razionali, invece, documentandosi, scopriranno che gli Arcudari, colossi gentili, plasmati dal vento e dal mare, durante la guerra, restati totalmente isolati e, ormai, senza più scorte di grano, si trovarono costretti a panificare con la segale in cui, però, si era insinuato un fungo allucinogeno che, a detta degli studiosi, sarebbe stato la causa delle allucinazioni trasformate, poi, in affascinanti storie. Attenzione, però, perché l’isola, potrebbe offendersi per le resistenze dei più scettici, nel lasciarsi stregare, e prendersi gioco di loro facendogli sentire un ripetuto pianto di neonato che altro non è che il verso delle berte, i suoi uccelli stanziali.

Alicudi

Vivere Alicudi

L ’approdo avviene al nuovo pontile di Scalo Palumbo che, costruito nel 1990, sostituì il vecchio molo che non consentiva l’attracco alle barche di media e grossa dimensione. Le operazioni di sbarco, un tempo, avvenivano grazie alla tecnica marinara chiamata “rollo” che faceva raggiungere il porto a una piccola imbarcazione a remi con a bordo persone e merci per poi sbarcarli. Toccata terra si respirerà un’atmosfera sospesa tra passato e presente, quest’ultimo dato dall’incontrare persone in carne e ossa e il primo, invece, dal loro modo di vivere così semplice, in perfetto connubio con la natura, che rende Alicudi un piccolo Eden in cui, ancora, ci si muove a piedi o con simpatici asinelli che, allevati sull’isola, attraverso i gradoni, detti “lenze“, trasportano merci e bagagli dal porto alle case sparse lungo le ripide mulattiere, risalenti agli anni Venti del secolo scorso. L’unica strada pianeggiante è quella che costeggia il mare e conduce al pontile. Per visitare l’isola affidatevi agli arcuresi, che saranno guide eccezionali, conoscendo bene i sentieri, ricordandovi, anche, di portare una torcia per illuminare le serate e le notti illuminate dal chiaro di luna e dalle stelle.

Chi ama vivere selvaggiamente, senza comfort,  godere di pace, armonia e tranquillità, la scelga e ne resterà stregato: Alicudi Porto è un suggestivo villaggio di pescatori, con frazioni di 4 o 5 case, piccoli poderi elevati sui terrazzamenti tipici, che trasformano l’isola in una immaginifica scala. Sulla costa granitica, incastonate come gioielli, alcune spiagge, silenziose e frequentate da pochi diportisti o da qualche appassionato di immersioni. Imperdibile il giro  in barca, che potrete affittare dai pescatori o, meglio ancora, andare con loro, alla scoperta di un mare blu intenso, da cui spuntano le “filli”, colonne di roccia lavica. Da Alicudi tornerete più belli, più tonici, visto che camminerete e nuoterete tanto, e ricchi di storie ascoltate e da raccontare, ma, soprattutto, con dei nuovi amici, gli arcuresi, che da estranei all’arrivo, sentirete come affetti familiari alla partenza.

Chiudiamo con le parole di Elio Zagami, psichiatra nato a Messina e grande frequentatore di Alicudi, che così la descrisse: “Sappiate che c’è un’isola remota, ma remota davvero. Si chiama Alicudi. Quando sei nell’isola, quando vuole lei, a volte si spinge indietro e lontano diventando così improvvisamente remota da lasciarti esiliato da lei”.

La nostra“E State in Sicilia” è solo all’inizio.

 

[Il bellissimo video è di Luca Valenti Palazzotto]

 

 

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