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Siracusa

Una vicenda spinosa per il maniero federiciano

Quale valorizzazione per il Castello Maniace a Siracusa?

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30 Ottobre 2018

Godere di piena competenza in materia di beni culturali significa anche che l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana può darsi in autonomia un assetto diverso da quello del Ministero dei Beni Culturali.

Adesso che la Regione si prepara alla nuova, imminente, rimodulazione organizzativa dei diversi Dipartimenti, compreso quindi anche quello dei BBCC, la necessità di contrarre la spesa non dovrebbe fare ancora una volta, come in passato, il paio con scelte irrazionali. Tra gli altri temi, con l’ultima riorganizzazione, quella del 2016, sono stati creati i poli museali. Nello Stato sono 17, uno per ogni Regione, 13 nella sola Sicilia. Un numero che non corrisponde nemmeno a quello delle nove province, perché in alcuni casi i poli sono due, invece che uno, distinti tra quello per i siti e i musei archeologici e quello per tutti gli altri siti culturali. È il caso di Siracusa, ma anche di Palermo, dove addirittura sono tre, con quello di arte moderna e contemporanea. Ecco, si inizi anche da questi accorpamenti, se si vuole contrarre la spesa in modo razionale. E si definisca il quadro dei siti che afferiscono ai poli stessi.

Prendiamo il caso del Castello Maniace, nell’occhio del ciclone per la spinosissima vicenda non ancora chiarita della caffetteria. L’autorità giudiziaria si pronuncerà il 28 marzo prossimo. Resta, intanto, l’evidenza del confronto fra una malintesa idea di valorizzazione messa in pratica a Siracusa e gli scenari offerti da altri manieri federiciani: nessun altro in Sicilia, Puglia e Basilicata è stato mai violato da una simile soverchiante e sovradimensionata prima donna (la caffetteria). Una vicenda che ha leso gravemente l’immagine della Sicilia, rimbalzata su quotidiani nazionali come il «Corriere della Sera».

Una caffetteria, fosse anche a prescindere dal fatto che sia o meno a norma di legge, può dirsi una scelta strategica di valorizzazione di un monumento? O è vero, invece, che le azioni messe in campo dovrebbero essere orchestrate su più fronti? Cominciamo pure dal chiederci perché, anche dopo quel 2016, Castel Maniace è rimasto inspiegabilmente tra i siti che afferiscono alla Soprintendenza di Siracusa, invece che transitare al Polo per i siti culturali. Un polo, che fa capo alla Galleria regionale Bellomo e che, come tutti gli altri, è nato proprio per «sgravare» l’istituto preposto alla tutela del compito della valorizzazione. Oltre al fatto che al Bellomo c’è un gestore privato che potrebbe fornire quei servizi al pubblico, anche i più elementari, di cui il monumento è oltremodo carente: servizi con fasciatoio per le mamme in visita, un posteggio per i passeggini; family visitorhost, spazi per l’interattività; negozi che propongano un’ampia gamma di libri d’arte e prodotti selezionati, come stampe, gioielli e creazioni appositamente realizzate da artisti siciliani per il monumento, come a Palazzo dei Normanni a Palermo; spazi per mostre temporanee (Castel del Monte di Andria ne offre una bellissima proprio su Federico II e il De arte venandicumavibus) ristorante (non solo la caffetteria!) con menù à la carte, che celebri la cucina stagionale siciliana con vini provenienti dalle cantine premiate della Regione.

Il privato (nell’alveo della legalità e non certo di opere abusive!) può e deve diventare un alleato dell’Amministrazione pubblica. Ma i servizi utili alla messa in valore di un sito o un monumento non sono solo quelli che richiedono al visitatore di metter mano al portafoglio. Al nuovo Victoria and Albert Museum Dandee, la prima sede fuori Londra del celebre museo, inaugurata il 15 settembre scorso su progetto del giapponese Kengo Kuma, al piano rialzato c’è una sala pic-nic per le scuole, disponibile per le famiglie nei fine settimana.

La vicenda della caffetteria della discordia è stata causa anche di un altro danno d’immagine. È riuscita a far passare in secondo piano, all’inaugurazione del luglio scorso, la vera protagonista, la sala Ipostila del Castello. Quel restauro porta la firma di un architetto. Il pavimento-specchio della volta che qualifica l’intervento non è una soluzione «neutra»,  c’è alla base una scelta critica, che quando ne scrivevo già l’anno prima, ho trovato meditata e che mi ha convinto (cfr.Il Giornale dell’Architettura). Ma, proprio perché non «neutra» avrebbe dovuto invitare a un dibattito tra specialisti (e non), dato che si è trattato di uno dei più importanti restauri degli ultimi anni in Sicilia. E, invece, quell’architetto, Aldo Spataro, del «pool» dei dirigenti «non addomesticabili» dell’ex soprintendente Beatrice Basile, non era nemmeno tra i relatori nel giorno del taglio del nastro.

Una cerimonia dalla quale si era tenuto a debita distanza, nell’ora calda delle polemiche, anche l’Assessore dei Beni culturali e Identità Siciliana Sebastiano Tusa. Avrebbe potuto vedere, invece, proprio per la sua importanza, anche la presenza del Presidente della Regione Nello Musumeci, tanto più che è annunciata per l’inaugurazione del 6 dicembre di un altro restauro di un  castello federiciano, quello di Montalbano Elicona.  È dire che in questo caso si tratta di un intervento a titolarità non regionale, ma del Comune.

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