Quando la mannaia del boia cadde a Palermo sul collo dell’avvocato Francesco Paolo Di Blasi | ilSicilia.it :ilSicilia.it

Quando la mannaia del boia cadde a Palermo sul collo dell’avvocato Francesco Paolo Di Blasi

di
20 Dicembre 2019

Il 20 maggio 1795, nel piano di Santa Teresa – oggi piazza Indipendenza a Palermo – la mannaia del boia cadeva sul collo dell’avvocato Francesco Paolo Di Blasi, decapitandolo.

Appartenente alla nobiltà minore, era nipote dell’illustre storico Evangelista Di Blasi e di Salvatore Maria Di Blasi, abate di San Martino. Giurista illuminato e appassionato lettore di Rousseau, Di Blasi si era ben presto reso conto che ogni chance di modernizzazione della società siciliana, che considerava necessaria per il futuro dell’Isola, dovesse essere giocata sul terreno della garanzia dei diritti e su quello della crescita culturale del popolo siciliano.

Di Blasi, con la sua opera, la raccolta delle Prammatiche del Regno di Sicilia, commissionatagli dal Viceré di Sicilia, principe Francesco d’Aquino di Caramanico, aveva già toccato il tema caldo del potere baronale, potere fondato su privilegi e prerogative anacronistici considerati irrinunciabili da chi pretendeva di esserne titolare, delegittimandolo e, per questo, pur avendo ricevuto l’apprezzamento del sovrano, si era procurato sospetti e inimicizie negli ambienti che contavano. Ma il giovane avvocato Di Blasi, il quale in una sua opera aveva scritto, a chiare lettere, che “la disuguaglianza negli uomini ripugna alla ragione”, volle andare oltre la delegittimazione del potere baronale, pensava, infatti, che anche l’assolutismo monarchico contraddicesse il concetto del buon governo e aspirava alla fondazione di una repubblica che realizzasse l’idea democratica di cui era infervorato. Si fece, dunque, rivoluzionario confidando nel consenso popolare per realizzare il suo disegno utopico.

Forse, ingenuamente, immaginava che fossero sufficienti le idee e i buoni propositi per mobilitare la società siciliana, credeva infatti di potere richiamare il popolo a reclamare i suoi diritti, ambiva alla rivoluzione per rompere con la tradizione che considerava ostacolo alla modernizzazione.

Ma il fatto è, vedete, che aveva peggior disegno: voleva sovvertire l’ordine, proclamare la repubblica…la repubblica, Gesù mio, la repubblica. Il termine “repubblica”, così drammaticamente espresso dallo scrittore Leonardo Sciascia ne “Il consiglio d’Egitto”, sintetizza il timore del nuovo che agita, in quegli anni, nel tempo cioè degli eventi rivoluzionari di Francia, il potere costituito.

Ma quel popolo destinatario del suo messaggio di libertà non ha autonomia, è piuttosto populace, cioè plebe, tradizionalmente asservita ai padroni che non può riconoscersi e fare proprie le idee dell’intellettuale rivoluzionario. Inoltre, in Sicilia, non esiste una classe intermedia, una borghesia in grado di contrapporsi all’aristocrazia. Accade a Di Blasi ciò che già era accaduto ad altri radicali riformatori o rivoluzionari. Isolato, egli sperimenta come la solitudine sia una delle categorie necessarie per spiegare tutto quanto nei fatti di Sicilia appare inspiegabile, recenti vicende dell’Isola non possono che confermare come la solitudine dell’intellettuale, del politico, del riformatore che non voglia cedere al compromesso con le classi dirigenti porti inesorabilmente alla sua impotenza, quando non alla sua emarginazione, anche fisica.

Le masse restano saldamente legate agli interessi dei ceti dominanti – nel caso di Di Blasi le grandi casate – come avvenne allora e come avviene oggi nei confronti dei detentori del potere, lasciando soli quanti propongono il cambiamento, fatto di spinte innovative o modernizzanti.

L’ipotetica congiura venne sventata e pur apparendo le prove in merito alla sua diretta partecipazione molto labili, Di Blasi fu arrestato e, dopo un processo alquanto affrettato, condannato alla pena capitale. Ironia della storia, lui che aveva combattuto i privilegi, in quanto nobile, piuttosto che essere inforcato, come i comuni plebei, ebbe il privilegio di essere condannato alla decapitazione.”

© Riproduzione Riservata
Tag:
Blog
di Renzo Botindari

Se non mi mancate per nulla ci sarà un motivo?

Siamo partiti dal “fratelli d’Italia” cantato in coro alle ore 18.00 dai nostri balconi, per giungere oggi al vaffa al vicino di casa non appena si affaccia nel balcone accanto al vostro
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Buona Pasqua

L’Augurio che sicuramente in cuor loro i siciliani si fanno, in occasione di queste festività, è che questa sia l’ultima Pasqua da reclusi e che la prossima si potrà finalmente passeggiare liberamente, ritrovando il gusto dello stare insieme, di rafforzare sentimenti di amicizia, di socialità e di solidarietà
Alpha Tauri
di Manlio Orobello

“Il Paradiso perduto“

Scendeva il crepuscolo mentre l’aereo si accingeva ad atterrare a Punta Raisi. La costa fra Carini e Capo Rama appariva già punteggiata dalle luci dei paesi e delle innumerevoli abitazioni che la costellano e che si riflettevano sempre di più nella cerchia dei monti, man mano che la luce del sole tendeva a scomparire.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Lincoln come Kennedy, il potere dei soldi

Il 14 aprile 1865, Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, fu assassinato raggiunto da un proiettile calibro 44 sparatogli alla testa da un sicario. fu ucciso mentre, dal palco presidenziale, assisteva alla commedia musicale Our American Cousin