Quando la Wind Jet fece crack. Il Gup rinvia a giudizio Pulvirenti e altre 16 persone :ilSicilia.it
Catania

Per bancarotta fraudolenta in relazione al dissesto della compagnia aerea low cost

Quando la Wind Jet fece crack. Il Gup rinvia a giudizio Pulvirenti e altre 16 persone

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3 Febbraio 2017

Il Gup di Catania, Gaetana Bernabò Distefano, ha rinviato a giudizio 17 persone per bancarotta fraudolenta in relazione al dissesto della compagnia aerea low cost Wind Jet, ammessa alla procedura di concordato preventivo con un passivo di oltre 238 milioni di euro. Tra gli imputati anche l’imprenditore Antonino Pulvirenti, ex patron del Calcio Catania. Nell’inchiesta sono confluite della guardia di finanza sul dissesto della compagnia che, per l’accusa, sarebbe “stato effetto di operazioni dolose compiute a partire dal 2005”.

La prima udienza del processo si terrà il 3 ottobre prossimo davanti la prima sezione penale del Tribunale di Catania. Al centro dell’inchiesta indagini della Guardia di finanza su un presunto giro di fatture “gonfiate” per creare fondi in nero. Era questa la Wind Jet, secondo la Procura etnea, con al centro, secondo l’accusa, l’ex presidente della compagnia aerea, Antonino Pulvirenti, e l’allora amministrazione delegato della società low cost, Stefano Rantuccio.

windjetWind Jet, che nel 2009 era la prima compagnia low cost in Italia, con 3 milioni di passeggeri, in realtà, sostiene la Procura di Catania, non poteva volare da almeno 4 anni prima della chiusura perché, precisano i Pm, “nel 2005 il suo bilancio aveva un passivo di 600 mila euro che tecnicamente non le permetteva di operare”. Poi, con una serie dioperazioni di maquillage di bilancio, con una bancarotta che si è dipanata negli anni”, grazie anche “a controllori che non hanno controllato”, si è tenuta la compagnia aperta.

Tra gli interventi di “maquillage contabile” è citata la vendita alla Meridi, società del gruppo Pulvirenti, del marchio di Wind Jet per 10 milioni di euro: una supervalutazione visto che nel 2004 in bilancio era stimato 319 euro. Poi ricomprato per 2,4 milioni. Oppure nell’acquisto di un pezzo di motore che, si legge nelle mail tra società, ha uno show price (prezzo esposto) di 1,5 milioni di dollari, con tanto di fattura retrodatata, mentre il real price (prezzo reale) era di 700 mila dollari. Agli atti dell’inchiesta anche la sopravalutazione operata da due imprenditori stranieri dei rottami dell’aereo incidentato nel 2010 in un atterraggio all’aeroporto di Palermo: danni stimati in oltre 21 milioni di euro a fronte di un valore riconosciuto dalla società assicuratrice di circa 600 mila euro. E fari puntati anche su un mutuo acceso da Wind Jet per pagare 1,8 milioni di dediti con Finaria. Accuse sempre contestate dagli indagati.

Il processo scaturito dall‘inchiesta “Icaro” della Procura, coinvolge anche Angelo Vitaliti, componente del Cda di Wind Jet, Vincenzo Patti, presidente del Collegio Sindacale di Wind Jet, e Paola Santagati, commercialista di Wind Jet. Gli altri imputati sono: Gianni Cominu, quale Maintenence PH di Wind Jet; Giuseppe D’Amico, quale Engineering Manager di Wind Jet; Biagio Rantuccio, fratello di Stefano; Matko Dadic, quale Managing Director di ‘Dale Aviation Ltd’ (Gb); Gregoire Lebigot, quale Administrator della ‘Jmv Aviation Sarl’ (Lu); Karl Rickard, quale vice presidente della ‘Jmv Aviation Sarl’ (Lu); Sarah Patti, quale componente del collegio sindacale di Wind Jet; Gianmarco Abbadessa quale componente del collegio sindacale di Wind Jet; Luciano Di Fazio, Senior Partner di ‘Emintad Italy Srl’, società di consulenza strategica; Gianluca Cedro, Senior Partner di ‘Emintad Italy Srl’; Giulio Marchetti, quale associate partner della società di revisione ‘Bompani Audit Srl’ Remo Simonetti, quale amministratore della società di revisione ‘Bompani Audit Srl’.

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