Rapace a rischio estinzione ucciso nel Trapanese. WWF contro Musumeci: "Fermi la caccia" | FOTO :ilSicilia.it
Trapani

DA UNA FUCILATA DI UN BRACCONIERE

Rapace a rischio estinzione ucciso nel Trapanese. WWF contro Musumeci: “Fermi la caccia” | FOTO

di
12 Settembre 2018
Clara in alimentazione
Bianca, sorella di Clara, il capovaccaio ucciso
Bianca e Clara, prima della liberazione
Clara con GPS
Clara durante la liberazione
Clara, il capovaccaio ucciso
Clara, il capovaccaio ucciso
Clara, il capovaccaio ucciso
Clara, il capovaccaio ucciso - Radiografia
Volo di Clara e Bianca dalla Basilicata
Volo di Clara e Bianca in Sicilia

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Ieri i Carabinieri forestali del Nucleo CITES di Palermo hanno recuperato nelle campagne di Petrosino (TP) il corpo senza vita di Clara, giovane esemplare (nata il 25 maggio nel centro di riproduzione di Grosseto insieme alla sorella Bianca) di avvoltoio Capovaccaio (specie rara a rischio di estinzione) che era stato liberato nei giorni scorsi in Basilicata dall’associazione CERM (Centro Rapaci Minacciati), nell’ambito del progetto LIFE Egyptian vulture.

Volo di Clara e Bianca in Sicilia
Volo di Clara e Bianca in Sicilia

«In pochi giorni – scrive il WWF – Clara e Bianca avevano raggiunto la Sicilia percorrendo circa 800 km per proseguire la migrazione verso l’Africa sub-sahariana; i loro movimenti erano monitorati grazie da un trasmettitore GPS/GSM che gli era stato applicato. Ma la fucilata di un ignoto cacciatore di frodo (l’apertura della caccia in Sicilia è stata anticipata al 1° settembre con decreto dell’Assessore regionale all’agricoltura Edy Bandiera) ha fulminato Clara: gli accertamenti radiografici dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo hanno individuato ben sette pallini di piombo distribuiti nel suo corpo».

Clara, il capovaccaio ucciso - Radiografia
Clara, il capovaccaio ucciso – Radiografia

«La deliberata uccisione di Clara – sottolinea Ennio Bonfanti, referente fauna WWF Sicilia e membro del Comitato regionale faunistico-venatorio dell’Assessorato Agricoltura – rappresenta un gravissimo crimine di natura che colpisce una specie ormai rarissima e vanifica gli sforzi (e le relative risorse anche economiche) di Unione europea e Ministero dell’Ambiente per consentirne la sopravvivenza. Ancora una volta l’apertura della caccia in Sicilia significa massacro di legalità e di fauna, anche di specie teoricamente super-protette come l’Aquila di Bonelli, sparata a Licata (AG) all’apertura della stagione venatoria del 2016.

L’Assessore Bandiera ha emanato un “Calendario venatorio” inaccettabile, che abolisce limitazioni e concede ai cacciatori di sparare con meno vincoli e per una stagione più lunga. Non è stato rispettato nemmeno l’autorevole parere scientifico di ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale), che aveva fortemente criticato la Regione sull’eccessiva estensione di specie e periodi di caccia, chiedendo di limitare l’attività venatoria. E proprio per garantire la salvaguardia del Capovaccaio, l’Istituto aveva chiesto alla Regione (inutilmente) di limitare la caccia al coniglio a settembre e di vietare le munizioni di piombo: ed ecco i risultati…

Ormai da anni denunciamo che in Sicilia caccia e bracconaggio sono fuori controllo: i 30mila cacciatori regionali hanno la quasi certezza di non incappare in nessun controllo, consapevoli della scomparsa pressoché assoluta di vigilanza venatoria. Uniche eccezioni sono la Polizia provinciale di Ragusa e le Guardie volontarie WWF: già nei primissimi giorni di apertura della caccia hanno sanzionato e denunciato numerosi cacciatori di frodo.

Clara, il capovaccaio ucciso
Clara, il capovaccaio ucciso

In queste condizioni di “anarchia venatoria“, la Sicilia rappresenta una vergogna europea, un “mattatoio” a cielo aperto che rischia di distruggere il patrimonio della fauna migratrice europea che transita nel mediterraneo. Visto l’assordante silenzio dell’Assessore Bandiera, che ha la responsabilità morale, istituzionale e legale della tutela della fauna in Sicilia, rinnoviamo ancora una volta l’appello al Presidente Nello Musumeci affinché revochi il Calendario venatorio e, intanto, sospenda immediatamente la scellerata apertura anticipata della caccia che sta alimentando il bracconaggio più selvaggio. Prima dell’avvio della stagione, il WWF aveva già formalizzato tale richiesta al Presidente Musumeci senza però alcun cenno di risposta; speriamo che questa volta, visto il coro di indignazione (a livello nazionale ed europeo) che la barbara uccisione dell’avvoltoio Clara sta suscitando, il Presidente Musumeci non rimanga ancora inerte e insensibile».

Sull’episodio è intervenuto anche il Vice Presidente del WWF Italia, Dante Caserta“Contiamo sull’operato delle Forze dell’ordine, in particolare dei Carabinieri forestali, per l’avvio di rapide indagini per individuare il criminale e chiediamo la collaborazione delle Associazioni venatorie, che per prime dovrebbero attivarsi. I nostri legali valuteranno anche azioni indirizzate alla Magistratura contabile nei confronti dei pubblici amministratori, nel caso rimangano inerti di fronte questo delitto”.

Il WWF è attivo in Sicilia con il Progetto LIFE ConRaSi, sostenuto finanziariamente dalla Commissione Europea con l’obiettivo di migliorare lo stato di conservazione di tre specie in pericolo: aquila di Bonelli, lanario e capovaccaio. E’ un progetto promosso e coordinato dal WWF Italia e coinvolge attivamente la Regione Siciliana (Dipartimento Regionale Ambiente e Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale) e l’associazione spagnola GREFA. Grazie alle attività finanziate dal progetto in Sicilia si contano oggi 44 coppie di aquila del Bonelli, più del doppio rispetto a 20 anni fa.

Clara, il capovaccaio prima di essere ucciso
Clara, il capovaccaio prima di essere ucciso

Sull’uccisione del rapace è intervenuto perfino il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa: “Una stupida fucilata ha interrotto il viaggio della speranza di una specie così minacciata come il capovaccaio, presente in Italia con pochissime coppie nidificanti. Si tratta di un gesto vigliacco e inqualificabile – ha aggiunto Costa – che ha messo a rischio anche l’efficacia di un progetto di conservazione molto qualificato. Dobbiamo fermare il bracconaggio attraverso l’inasprimento delle pene, rendendole efficaci e certe, perché non è pensabile che il nostro Paese sia ai primi posti per uccisioni illegali di fauna selvatica”.

Il ministro ha poi accennato alla cabina di regia del piano nazionale antibracconaggio, in programma tra pochi giorni: “Mi verrà consegnato il primo dossier operativo sulle azioni da intraprendere per fermare questa strage silenziosa – ha concluso Costa – Diverse azioni, preventive e repressive, per dare un forte segnale di legalità e a tutela del nostro patrimonio faunistico, troppo spesso minacciato”.

Intanto Bianca, la sorella del capovaccaio ucciso, ha raggiunto la Tunisia…

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