Riflessioni sulla nave portacontainer incagliata nel Canale di Suez :ilSicilia.it

l'analisi di Pietro Busetta

Riflessioni sulla nave portacontainer incagliata nel Canale di Suez

di
26 Marzo 2021

Sono dispiaciuto per parecchi motivi per l’incidente che è avvenuto nel Canale di Suez per cui la nave portacontainer si è spiaggiata, come una grande, enorme balena.

Dispiaciuto perché il danno per l’approvvigionamento per l’Europa è grave, preoccupato per i gravi danni economici che i consumatori affronteranno, anche perché sia l’Egitto che i proprietari della nave pagheranno caro questo stop.

Ma vi confesso sono anche molto contento. Vi chiederete contento che qualcuno abbia dei danni? Sì, contento! Perché così i nostri poveri idioti sempre pronti a mettere i bastoni tra le ruote sui grandi progetti che ci consentano di intercettare i traffici internazionali, finalmente, potranno rendersi conto di cosa stiamo parlando e di che cosa stiamo perdendo.

Vedere questa nave maxi porta container di cui spesso ho parlato, con una tolda grande quanto un campo di calcio, che trasporta nove piani di containers, 40.000 che messi uno dietro l’altro fanno 120 km, e vederla passare quando finalmente sarà liberata, davanti ad Augusta, per portare ricchezza e lavoro fino a Rotterdam e ad Amburgo, lasciando i nostri grandi porti compreso quello di Gioia Tauro, a gestire le briciole, ci fa capire come a questo nostro Paese sia stato rubato il futuro. Certo non è facile fare quello che hanno fatto gli olandesi, e la costruzione dell’alta velocità da Augusta a Salerno non avrebbe automaticamente consentito di intercettare questi traffici. Ma certo senza ponte sullo stretto di Messina, senza alta velocità ferroviaria è come non scendere in campo, e come rinunciare a giocarsi la partita.

È quello che stiamo facendo fino adesso con buona pace degli ambientalisti, con la pancia piena, ai quali non importa nulla delle migliaia di persone che sono costrette ad emigrare perché qui noi non abbiamo dato una possibilità di futuro. Ma soprattutto per un Governo del Paese che continua a blaterare scuse e ipotesi impossibili come quelle del tunnel che servono soltanto a menare per il naso questi “cialtroni” meridionali. Un Paese che non é capace di pensare in grande può essere uno dei grandi dell’Europa? Intanto I danesi e gli olandesi si collegano con il ponte di Oresund una tratta stradale e ferroviaria di 15,9 km che collega le città di Copenaghen (Danimarca) e Malmö (Svezia), realizzata tramite tunnel sottomarino e ponte – congiunti in un’isola artificiale appositamente creata. I francesi e gli inglesi si collegano con il tunnel sotto la Manica e noi stiamo a guardare come le stelle di Cronin.

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