Roberto Conforti, il Generale della Cultura e il Salvatore dell’Arte :ilSicilia.it

Il ricordo di uno dei più importanti investigatori di crimini contro il patrimonio culturale.

Roberto Conforti, il Generale della Cultura e il Salvatore dell’Arte

di
20 Maggio 2020

Oggi, 20 maggio, alle 17,  in una Diretta Web  sul canale Youtube CLIPS Comunicazione&Media e sulla pagina Facebook @extroart.palermo, verrà ricordato “Roberto Conforti – Il Generale della Cultura“.

All’incontro interverranno il dottore Alberto Samonà, neoeletto Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, la figlia Alessandra Conforti, la Dottoressa Valeria Li Vigni Tusa, Soprintendente del mare, il Professore Vittorio Sgarbi, Storico e critico dell’Arte,  il Maresciallo dei Carabinieri (AR) Tutela Patrimonio Artistico, Leonardo Gravinese,  il Maresciallo dei Carabinieri (AR) Tutela Patrimonio Artistico, Fabrizio Rossi e il giornalista e Presidente di Extroart Ludovico Gippetto, che modererà l’incontro.

Generale Conforti

Il 26 luglio 2017, l’Italia ed il mondo della cultura perdeva il Generale definito “Salvatore dell’Arte” per aver dedicato la vita allo Stato e a proteggere il patrimonio culturale del nostro territorio. Una missione che, condotta con anima, cuore e spirito di servizio, iniziata nel 1961 con l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri, lo portò a combattere, fin da subito, la criminalità organizzata. In 42 anni di servizio, infatti, arrestò Raffaele Cutolo, guidò il Nucleo Operativo, allora così si chiamava, negli anni delle Brigate Rosse, di Prima Linea e dei Nar. L’aplomb, che lo caratterizzava, lo accompagnò anche quando un magistrato lo accusò di falso, mettendolo in carcere per una settimana e facendogli collezionare il record di 12.750 telegrammi di solidarietà da tutta Italia. Questa esperienza sarà da lui ricordata, con la sua proverbiale ironia, come: “Una vacanza”.

Nel 1991 prese il comando del nucleo Tutela Patrimonio Artistico, modificato, poi, in Culturale. Il suo comando, fino al pensionamento arrivato nel 2002, da poche unità arrivò ad avere più di trecento carabinieri assegnati, aprendo un nuovo Nucleo TPC nelle principali città d’Italia. Grazie al Web, inoltre, sviluppò una “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti“, come previsto dall’articolo 85 del Decreto Legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). Un archivio OnLine contenente la descrizione di oltre 1.200.000 oggetti rubati e quasi 700.000 immagini, dato aggiornato al 7 novembre 2018, informazioni sui reperti da recuperare, di provenienza italiana o internazionale. Questo sistema informatico del nucleo Tutela Patrimonio Artistico (Tpc), denominato Leonardo, impiegato a supporto delle indagini correlate a quegli eventi criminali a danno del patrimonio culturale, è punto di assoluto riferimento per l’Arma e per le altre Forze di Polizia italiane ed estere.

Il Generale Roberto Conforti, grazie al suo costante impegno, seppe essere un comandante illuminato e lungimirante capace di ottenere risultati di grande valenza nazionale e internazionale, recuperando migliaia di opere d’arte rubate a collezioni private, gallerie, musei e chiese, come anche artefatti trafugati da siti archeologici. Tra le opere degne di menzione, che l’investigatore di crimini contro il patrimonio culturale ha scovato, ricordiamo: la Lastra di Nomentum, nome dell’attuale Mentana, con la dedica all’imperatore Adriano; la Triade Capitolina, il gruppo scultoreo costituito da Giove, Giunone e Minerva,  esposta in una sala del Museo Archelogico “Rodolfo Lanciani” a Guidonia Montecello e dedicata al Generale Conforti; i dipinti di Vincent Van Gogh “Il giardiniere”, noto anche con il titolo di “Contadino o Contadino provenzale” e L’Arlesiana, che ritrae Marie Ginoux, moglie del proprietario del Café de la Gare da cui l’artista aveva preso in affitto la Casa Gialla.

Il generale Conforti era Presidente della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali – SIPBC -, società che gode fin dagli esordi del patrocinio dell’ICCROM e, inoltre, presiedeva l’organizzazione della mostra “La bellezza ritrovata – Arte negata e riconquistata in mostra”, che fu ospitata dai Musei Capitolini in Roma fino al 26 novembre 2017. La sua scomparsa ha consegnato il suo nome alla storia del nostro Paese come uno dei più importanti investigatori di crimini contro il patrimonio culturale.

 

 

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