Rocco Chinnici, 39 anni fa la mafia uccideva il padre del pool antimafia CLICCA PER LE FOTO :ilSicilia.it
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Rocco Chinnici, 39 anni fa la mafia uccideva il padre del pool antimafia CLICCA PER LE FOTO

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29 Luglio 2022

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Trentanovesimo anniversario della strage che, nel 1983, scosse Palermo e l’Italia intera con l’uccisione del magistrato, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo.
Con lui morirono due carabinieri della scorta, il maresciallo Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, e anche Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile di via Pipitone Federico in cui il giudice abitava.

Rocco Chinnici nasce a Misilmeri, nel Palermitano, il 19 gennaio del 1925. Entra in magistratura nel 1952. Dopo un lungo periodo di permanenza a Partanna come pretore, nell’aprile del 1966 si trasferisce a Palermo, giudice dell’ottava sezione dell’Ufficio Istruzione del Tribunale. Dai primi anni Settanta inizia ad occuparsi di delicati processi di mafia. Nel 1975 diviene Consigliere Istruttore Aggiunto. Quattro anni dopo, nel 1979, è nominato Consigliere Istruttore.

Chinnici ha allora una intuizione che fa di lui un magistrato moderno: crea nel suo ufficio un gruppo di lavoro, dando forma a quello che sarà poi definito “pool antimafia”. Accanto a sé, due giovani magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Rocco Chinnici fu ucciso alle 8 del mattino del 29 luglio 1983  con una Fiat 126 verde, imbottita con 75 kg di esplosivo parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Giuseppe Pipitone Federico a Palermo all’età di cinquantotto anni, con il primo attentato che utilizza la tecnica dell’esplosivo comandato a distanza.

Ad azionare il telecomando che provocò l’esplosione è Antonino Madonia, boss di Resuttana. Accanto al suo corpo altre tre vittime: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico in cui Chinnici viveva, Stefano Li Sacchi. L’unico superstite è l’autista Giovanni Paparcuri, che riporta gravi ferite. Nell’attentato, decine di feriti anche all’interno delle abitazioni. E tra i feriti anche due bambini.

Oggi, sono numerose le iniziative per tenerne viva la memoria.

A Palermo alle 09:00 – deposizione di corone di fiori nel luogo della strage, via Pipitone Federico davanti al civico 59; alle ore 09.30 nella chiesa di Santa Maria Maddalena, all’interno della caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa – Comando Legione Carabinieri Sicilia, via Vittorio Emanuele 475, S. Messa in ricordo delle vittime della strage; Ore 10:30 nell’Aula magna della Corte d’Appello, Palazzo di giustizia, piazza Vittorio Emanuele Orlando – seminario intitolato “I programmi di finanziamento europei, tra semplificazione amministrativa e rischi di infiltrazione della criminalità”

A Misilmeri (Pa) alle 18:00 a, piazza Rocco Chinnici e alle ore 19:00 a Partanna (TP), in piazza Umberto I, saranno deposte corone di fiori.

LA DICHIARAZIONE DEL SINDACO LAGALLA

«Ricorre oggi il trentanovesimo anniversario della strage di via Pipitone Federico, dove morirono per mano mafiosa il giudice Rocco Chinnici, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato dei Carabinieri Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. Al giudice Chinnici si deve l’ispirazione che ha portato alla nascita del pool antimafia che, negli anni più bui della guerra di mafia che ha colpito anche molti servitori dello Stato, ha segnato un sensibile cambio di passo nella lotta alla criminalità organizzata. Per questa ragione, con il ricordo del sacrificio di Rocco Chinnici, magistrato lungimirante, si rinnova l’invito rivolto ai giovani tanto quanto agli amministratori locali a non abbassare mai la guardia nel contrasto alle mafie», così dichiara il sindaco Roberto Lagalla.

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