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150° anniversario dalla sua scomparsa

Rossini e “la sostenibile pesantezza dell’avere”

13 Novembre 2018

Carissimi

Oggi ricorre il 150° anniversario dalla sua scomparsa e avendo più volte in passato scritto in modo allegro su di lui, voglio a modo mio celebrare questo grande, unico e ironico personaggio, grande musicista Pesarese apprezzato anche in vita (raro per l’epoca) riprendendo un editoriale che bene lo descrive (da Leggendo Epruno 1 – La sostenibile pesantezza dell’avere – 22Lug2010).

Siamo sicuri di fare ciò che la nostra indole desidera come mestiere o siamo costretti a fare tutt’altro per sopravvivere????

Questo “pacioso” signore di fianco, era un amante della buona cucina.

Sin da bambino – secondo i suoi biografi – avrebbe fatto il chierichetto essenzialmente per poter bere qualche ultima goccia del vino contenuto nel calice del prete.

rossiniUna delle frasi che gli vengono attribuite e che, per questo aspetto, meglio lo definiscono è quella secondo cui l’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore.

Non conosco – soleva aggiungere – un lavoro migliore del mangiare.

Peccato che per mestiere, oltre a godersela, quest’uomo di nome Gioacchino Rossini, facesse il compositore!

Era spesso alla ricerca di prodotti di ottima qualità che faceva giungere da diversi luoghi: da Gorgonzola l’omonimo formaggio, da Milano il panettone, ecc.

Una delle ricette che Rossini amava di più è l’insalata che aveva personalmente ideato, composta da mostarda, limone, pepe, sale, olio d’oliva e tartufo.

Il Rossini compositore, morirà a circa 32 anni, ancor prima di un altro genio precoce Mozart (35 anni), ma il Rossini godereccio, vivrà fino a 70 anni di rendita, (morirà il 13 Novembre 1868 a Passy (Parigi)), uno dei pochi musicisti a morire ricco, questo deve fare riflettere anche chi vuole togliere gli scaloni pensionistici, lavorare fino a 32 anni e vivere di pensione fino a 70….roba da far venire l’infarto a qualunque ministro del lavoro!!!

Ma godersela, aiuta ad allungare la vita specialmente se si è dotati di una certa ironia, un carattere tale che …udite….udite (non è una battuta di pessimo gusto)….. tale da farsi apprezzare dal “sordo” Beethoven, un mito della musica classica che andava pazzo per Rossini, lui abituato al rigore e forgiato anche dalle lezioni rigorose di Haydn, con il quale litigava abbondantemente, andava pazzo per il trasgressivo Rossini, che al suo “orecchio” avrà dato le stesse sensazioni che può dare al maestro Abbado la musica di Vasco Rossi!!!!!!!!!

Nel 1822 Rossini (30 anni) parte per Vienna.

Qui ottiene grandi consensi rappresentando alcune sue vecchie Opere e coglie l’occasione per incontrare l’ormai vecchio e sordo Beethoven (52 anni….. sarebbe morto 3 anni dopo) che non mancherà però di fargli i suoi complimenti (“Non cercate di far altro che opere buffe: voler riuscire in un altro genere sarebbe far forza alla vostra natura”) ed accompagnandolo alla porta si narra che gli abbia detto “Maestro….ne scriva altri di quei barbieri” (barbiere di Siviglia).

Cose da pazzi, Beethoven, un mito, andava pazzo per la “rock-music dell’epoca”, di quel giovane pesarese  capace di far cantare contemporaneamente con testi diversi fino 6 cantanti sulla stessa scena (i cori rossiniani della cenerentola).

E chi lo sa, a questo punto, se non aveva ragione Festa Campanile, quando in una sua biografia buffa, raccontava di un Beethoven sordo e sempre “incazzato”, perché la gente durante le sue composizioni non ballava, convinto come era, di aver composto dei valzer…

Un abbraccio, Epruno

 

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