Saguto: "Chinnici, Falcone e Borsellino miei maestri" :ilSicilia.it
Palermo

L'ex presidente sezione misure prevenzione depone in aula

Saguto: “Chinnici, Falcone e Borsellino miei maestri”

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20 Febbraio 2019

“La mia carriera in magistratura nasce nel 1981. Ho avuto maestri come Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Sono stata destinata a Trapani e mi sono occupata fin da subito di misure di prevenzione. Eravamo in piena guerra di mafia ed era il momento in cui si era capito che l’aggressione ai patrimoni era un’arma nella lotta alla mafia“. Così l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo Silvana Saguto ha iniziato il suo esame, condotto dalla difesa, nel processo che la vede imputata davanti al Tribunale di Caltanissetta per presunte irregolarità nella gestione dell’ufficio.

Silvana Saguto ha riassunto la sua carriera in magistratura, dal ritorno a Palermo nel 1987 ai processi che ha trattato come il Maxiprocesso quater e il processo Mattarella. “Un mese dopo l’inizio del processo Mattarella – ha ricordato Saguto – ci fu la strage di Capaci e poi l’attentato a Borsellino. Da quel momento la mia vita è cambiata, perché avevo una tutela blanda e mi fu assegnata la scorta. Uno dei capi di imputazione riguarda la divulgazione di un attentato che la mafia doveva farmi per far vedere che io ero una persona a rischio. Io sono una persona a rischio e diversi fatti non li ho neanche denunciati”.

“La mia designazione come presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo – ha poi sottolineato l’imputata – fu votata all’unanimità dal Csm e nell’assegnare la sezione il presidente del Tribunale Guarnotta sottolineò le mie qualità”.

Saguto iene
Caso Saguto, il video de Le Iene

Il suo legale, l’avvocato Ninni Reina, ha chiesto alla giudice di fornire chiarimenti su presunte “sponsorizzazioni” riguardanti la sua nomina a presidente di sezione, in particolare da parte del giudice Tommaso Virga.

“Virga – ha risposto Saguto – non era consigliere superiore della magistratura quando venni nominata. Non lo conoscevo se non di vista e addirittura lo chiamavo Antonio perché stava sempre con il giudice Antonio Novara, tant’è che lui si arrabbiava. Non avrei mai potuto fare una cosa del genere, non era nemmeno una figura importante nella corrente di MI di cui facevo parte. Ricordo che il dottore Petralia mi chiese ‘ma chi ti porta?’ E mi fece arrabbiare moltissimo. Io ritenevo di essere una delle persone più qualificate in Italia per ricoprire quel posto e ho detto che avrei fatto valere i miei titoli. Si parlava anche di un tale onorevole Fallica che voleva la mia nomina, io non so nemmeno chi sia”.

Sulle nomine degli amministratori giudiziari l’ex presidente della sezione misure di prevenzione ha spiegato: “Credo che tutti noi nominiamo periti e consulenti sulla base della fiducia, non sulla base di un elenco. Un giornalista mi chiese se non ci fosse un criterio più oggettivo, risposi che se lo conosceva me lo poteva suggerire e ne saremmo stati tutti più contenti”.

LA RIVELAZIONE

“L’altra sera ho ritrovato per caso l’agenda in cui mettevo i biglietti che ricevevo ogni giorno. Mi venivano segnalati gli amministratori giudiziari da nominare. Anche da parte di colleghi magistrati, nomi di persone da nominare come amministratori giudiziari. Consegnerò l’agenda al Tribunale”. Questa la rivelazione che l’ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, ha fatto durante la sua deposizione nel processo che la vede imputata a Caltanissetta. “Ma c’erano anche avvocati che mi facevano segnalazioni – ha precisato Silvana Saguto – io chiedevo soltanto che fossero persone qualificate, di fiducia”.

Pino Maniaci? È una persona di cui non avevo considerazione – ha detto rispondendo a domande del suo difensore, l’avvocato Ninni Reina – era uno che andava alla ricerca di piccoli scandali, ma forse fu sottovalutato il potere mediatico che hanno questi soggetti. Sono andati appresso alle sue farneticazioni”.

SU CAPPELLANO SEMINARA

“Non ho mai ricevuto somme di denaro dall’avvocato Gaetano Cappellano Seminara. E’ vero che il 30 giugno 2015, intorno alle 22, è salito a casa mia, ma soltanto per farmi firmare delle carte perché c’era un’urgenza legata al nostro lavoro. E’ stato rimarcato il fatto che era venuto con un trolley, ma francamente per 20mila euro non serve un trolley..”. Così Silvana Saguto si è difesa nel descrivere i rapporti con il legale, anche lui imputato a Caltanissetta.

Cappellano Seminara“Gaetano Cappellano Seminara era il più quotato – ha spiegato motivando la sua scelta – perché, al di là delle sue doti, all’interno del suo studio aveva figure professionali come ingegneri, contabili, architetti e agronomi. Sapeva anche gestire diversi tipi di situazioni, come nel caso di un’impresa che impiegava 430 portuali, comprese persone che avevano familiari vicini a famiglie mafiose. Cappellano certamente non si azzuffava con i portuali, ma nemmeno li faceva comandare. Era anche bravo a trovare le commesse perché se le navi non attraccavano a Palermo questi non lavoravano. C’erano anche i sindacalisti con cui parlare, che arrivavano sempre dopo che i mafiosi uscivano dalle aziende, mai prima”.

“Posso dire – ha detto Silvana Saguto – che con Cappellano Seminara non sono mai andata a cena. Siamo anche diventati amici e mi sfogavo con lui, ma sempre in ufficio. Non era solito farmi dei regali, come ad esempio il cancelliere che per la festa della donna ci faceva trovare i fiori. Una volta sono andata a una festa per il suo compleanno e un regalo l’ho fatto io, ma lui non è mai venuto a mie feste di compleanno perché lo festeggiavo il 24 luglio, quindi fuori dai periodi lavorativi. L’unico che ho festeggiato seriamente – ha ricordato – era quello dei 60 anni e non c’era Cappellano”.

La verità è che io ho dato la vita per la magistratura, sapendo di rischiare, e non avendo la minima paura di perderla. L’ho messo in conto. A mio giudizio mi sono fatta un’assicurazione sulla vita con questo processo”.

Certo è che Massimo Ciancimino, nelle intercettazioni del processo Brancato – ha aggiunto – in un processo che vede condannati tutti i correi, e lui dice ‘A quella la dobbiamo fare saltare dalla sezione’ e poi aggiunge ‘Cappellano tanto prima o poi tanto Sergio Dileri lo ammazza e io dico a Ingroia che gli faccio sostituire Cappellano con Dara’. Questo è agli atti del processo Brancato e l’ho mandato a Pignatone per competenza, essendo fatti che riguardavano Pescara e la competenza era della Dda di Roma. Lì sono stati condannati, qui sono stata denunciata io. Ma qui si dava molto credito a Massimo Ciancimino“.

Non pensavo – ha proseguito- di dovermi difendere davanti a un collegio, ma non ho mai voluto parlare con altri se non di fronte a un Tribunale. Ho letto gli atti e ho voluto parlare solo con voi. Mi darete atto che non ho rilasciato altre dichiarazioni e nemmeno rilasciato interviste“.

Silvana Saguto si è anche difesa da altre contestazioni. “Come è venuta fuori la storia che Francesco Provenzano mi ha dato 15 mila euro con il coinvolgimento di mio padre – ha detto parlando del docente – non lo so. Lui mi diede questi soldi tre giorni prima del mio compleanno, ma arrivavano dal suo conto corrente, sul quale non ci sono mai stati versamenti. E’ una congettura che nasce dal fatto che io dico qualcosa a mio padre, ma io quando andavo a Piana portavo loro gioielli e soldi perché la casa di Palermo restava incustodita. E quindi è possibile che ho portato questi soldi e gli ho detto ‘prendimeli’ oppure che fossero suoi e me li aveva destinati“.

Con l’amministrazione giudiziaria del supermercato Sgroi – ha contestato inoltre – io non c’entro, era di competenza di un altro giudice. A Sgroi sequestrati invece una somma di denaro liquida quando lavoravo all’ufficio del Gip, mi pare 400 mila euro”. Ha spiegato che aveva un conto aperto e poi saldava il conto della spesa “Una volta dovevo pagare 10 mila euro – ha ricordato – e avevo detto in quel momento non potevo pagare.
Intendevo questo con la frase ‘mettili da parte’ perché aspettavo che pagassero una parcella a mio marito“.

 

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