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l'analisi

Salvini normalizza la Lega in Sicilia per puntare a Palazzo d’Orleans

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4 Agosto 2021

Direttamente da Italia Viva alla Lega senza nemmeno passare dal gruppo misto: questo il percorso che si accinge a compiere Luca Sammartino, recordman di preferenze in quel di Catania quando era (addirittura!) nel Pd. Un salto dell’arco costituzionale che manco Gianmarco Tamberi. Percorso identico per Valeria Sudano: dal Pd a Renzi per finire (politicamente) fra le braccia di Salvini.

di Manlio Melluso

Ieri il leader della Lega è arrivato a Palermo nel tardo pomeriggio, a testimonianza di una decisione presa all’ultimo minuto, dopo vari tira e molla sullo scioglimento della riserva circa il suo approdo nell’Isola per accogliere Sammartino e Sudano, con altri ingressi annunciati, come quello di un altro renziano, il deputato regionale Giovanni Cafeo, e di due sindaci del Catanese, Vincenzo Magra e Santi Rando, rispettivamente primi cittadini di Mascalucia e Tremestieri Etneo. E da Roma sarebbero partite le trattative per il rientro nel Carroccio di Marianna Caronia e l’ingresso di Carmelo Pullara.

Ad accogliere il Capitano nella sede del Carroccio in via Garzilli si sono visti Igor Gelarda e Annalisa Tardino, ma c’era soprattutto Fabio Cantarella, presenza catanese a tentare di scacciare i dubbi sui malumori etnei per l’ingresso di una presenza politicamente ingombrante come quella di Sammartino, che da una parte mette sul piatto la sua dote da 32mila preferenze, ma dall’altra arriva con due processi a suo carico per corruzione elettorale.

C’è poi una questione di natura più strettamente politica, quella che riguarda il ‘cambio di passo’ della Lega in Sicilia (e non solo). L’anima del Carroccio nell’Isola, fin dalle prima ora e per tutta la ‘gestione Candiani’ è stata rappresentata da esponenti politicamente riconducibili alla destra sociale: da Igor Gelarda ad Alberto Samonà fino allo stesso Cantarella. Con il passaggio di consegne della segreteria regionale a Nino Minardo, invece, si sono registrati ingressi riconducibili a un’area politica più moderata, come quelli di Vincenzo Figuccia e, adesso, quella appunto di Luca Sammartino, proveniente addirittura da un partito che all’Ars è all’opposizione del Presidente della Regione Nello Musumeci.

E qui c’è una terza questione, non di poco conto: i rapporti non certo idilliaci tra il governatore e Sammartino. Poco più di un anno fa il presidente della Regione fu protagonista in Aula all’Ars di un durissimo attacco al deputato regionale renziano. Oggi se lo vede approdare in maggioranza, con Salvini che – pur definendo Musumeci un “buon governatore” – reclama per la Lega la candidatura alla Presidenza della Regione.

Una doppia provocazione nei confronti di Nello Musumeci per alzare la posta in vista delle prossime (tante) tornate elettorali nell’Isola o una reale ambizione per fare della Sicilia la prima grande regione del Mezzogiorno a essere governata dalla Lega? Certo bisognerà fare i conti con la già manifestata volontà del Presidente in carica di ricandidarsi. E lì si aprirebbe un braccio di ferro pericoloso per il centrodestra.

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