Sanità e corruzione, gli indagati non rispondono al gip :ilSicilia.it

gli sviluppi dell'inchiesta

Sanità e corruzione, gli indagati non rispondono al gip

di
25 Maggio 2020

Sono stati sequestrati i carteggi degli appalti concessi dai manager dell’Asp arrestati venerdì scorso, 22 maggio, nell’ambito di una inchiesta per corruzione che ha travolto la sanità siciliana.

Tra loro vi sono Fabio Damiani, manager dell’Asp di Trapani, e il faccendiere Salvatore Manganaro che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto nel carcere Pagliarelli a Palermo. L’interrogatorio si è svolto in carcere ed è stato condotto dal gip del capoluogo siciliano, Claudia Rosini, assieme ai pm Giovanni Antoci e Giacomo Brandini.

Il dirigente in servizio a Trapani è accusato di corruzione, soprattutto in virtù del suo incarico al vertice della Centrale unica di committenza degli appalti (Cuc). Nello stesso blitz “Sorella sanità” sono finiti ai domiciliari altre otto persone, tra cui Antonino Candela, ex direttore dell’Asp di Palermo, recentemente indicato come coordinatore per l’emergenza coronavirus in Sicilia.

Nella mattina di lunedì 25 maggio, i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria – su delega del Tribunale di Palermo – hanno eseguito delle perquisizioni negli uffici dell’Asp del capoluogo siciliano e dell’assessorato regionale all’Economia (all’interno del quale era radicata la Cuc) sequestrando tutti i faldoni delle gare affidate negli ultimi anni. Si tratta di decine di avvisi pubblici, transitati dalle scrivanie di Candela e Damiani.

Ai due vengono contestate quattro gare d’appalto, ma dalle intercettazioni è emerso l’interesse su “un bordello di progetti”. Il giorno del blitz i finanzieri hanno anche sequestrato un Nas (Network Attached Storage) all’interno del quale il faccendiere Manganaro raccontava di custodire “tutta la nostra vita“.

Durante le intercettazioni alcuni degli indagati hanno fatto riferimento a dei dossier su politici e altri dirigenti nominati dall’assessorato alla sanità e secondo l’intuito degli investigatori i carteggi potrebbero essere custoditi in questo archivio, che verr analizzato dagli esperti informatici

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