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Palermo

Da Siracusa a Stoccolma, come passano il 13 dicembre i siciliani

Arancina o arancino? Ma soprattutto, abburro o accarne? Fra storia e campanilismi arriva Santa Lucia

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13 Dicembre 2016

Dall’Immacolata dell’8 dicembre all’epifania del 6 gennaio, in Sicilia è cominciata la maratona di eventi, sagre e feste sotto il periodo natalizio. Tutti i comuni sono interessati, chi un giorno chi un altro chi più volte, e la Regione offre un palinsesto di parecchie specialità tipiche e folkloriche.

Arancina o arancino? Questo l’annoso dilemma che dilania nel profondo l’anima di palermitani e catanesi; a Palermo è fimmina, a Catania è maschio. Altro dilemma è scegliere se burro o ragù (abburro o accarne), al di là di ogni vegetarianesimo di sorta. Ma da qualche anno questa dicotomia si è sfaldata per far posto (nel giorno di oggi) ai più svariati gusti: salmone, spinaci, al formaggio, ma anche le varietà dolci al cioccolato o alla vaniglia

Ma Santa Lucia non è solo arancine/i; a seguire ecco la cuccìa dolce preparato con del frumento lasciato sotto vino cotto per tre giorni e poi lessato quindi si mescola a ricotta, scaglie di cioccolato e – spesso – canditi e cannella.

La cuccìa ha origini antichissime: secondo la tradizione infatti fu utilizzato nel 1646 per sfamare la popolazione siracusana, colpita da una profonda carestia, salvata dall’arrivo in porto di una nave carica di grano. Il termine cuccia potrebbe derivare dal termine ‘chicco’ (o cocciu) o dal verbo siciliano cucciari, cioè piluccare, prendere un chicco alla volta.

Santa Lucia (da ‘luce’)  fu una nobile martire cristiana, nata a Siracusa presumibilmente 283 anni dopo la nascita di Cristo.  sul finire del III Secolo (anno 281?), secondo la tradizione, da una nobile e ricca famiglia. La donna fu martirizzata proprio il 13 dicembre 304 durante la persecuzione dell’imperatore romano Diocleziano; venne trafitta alla gola o decapitata, ci sono incongruenze tra le versioni greca e latina.

Proprio a Siracusa ogni 13 dicembre una statua d’argento viene portata in processione, dal Duomo alla chiesa a lei dedicata al Sepolcro; il corteo è seguito da una carrozza e degli abitanti in costumi del ‘700. Tra una settimana farà il percorso inverso.

Le spoglie della Santa hanno una storia contorta; Lucia morì a Siracusa, dove le sue reliquie restarono fino al 878 d.C., quando venne spostato in luogo segreto per salvarlo dalle insidie arabe. Nel 1040, il bizantino Giorgio Maniace sottrasse Siracusa al dominio arabo e fece trasferire le spoglie della Santa a Costantinopoli. Il trasferimento definitivo avvenne nel 1204 nella Serenissma Venezia dopo la conquista di Costantinopoli.

Siracusa celebra anche un gemellaggio con la Santa Lucia di Svezia; in Svezia il 13 dicembre cade il solstizio d’inverno fin dai tempi dei vichinghi che festeggiavano il ritorno della luce dopo mesi di oscurità. Nel corso della Settimana Svedese vengono organizzati dibattiti, mostre e tavole rotonde sul tema conduttore della manifestazione, che ogni anno è incentrato su un diverso argomento della cultura svedese. Corona di sette candele accese in testa, vestito lungo bianco e nastro rosso.

Il clima di festa parte addirittura a fine novembre, a Ortigia, con suoni e danze nelle vie centrali; il giorno 9 viene esposto il Simulacro argenteo in Cattedrale e si accavallano le varie Messe dedicate alla Santa mentre sarà la volta dei Vespri nel giorno della vigilia.

Il 13 vede un lungo processione scalza delle reliquie della santa al grido di “Sarausana jè!” (Siracusana è) acclamato dai suoi devoti; il corteo attraverserà la Porta Marina, l’unica delle antiche porte della città rimaste integre e oltrepasserà il Ponte Umbertino per dirigersi quindi alla Borgata ove arriverà in serata – in piazza Santa Lucia – e verrà celebrata una messa. L’arrivo al Ponte Umbertino è caratterizzato da numerosi giochi di fuoco. 

Santa Lucia si celebra anche in altre caratteristiche cittadine siciliane come a Valguarnera Caropepe (Carrapipi), zona zolfifera in provincia di Enna,  dove una processione del quadro di Santa Lucia è illuminato dal“pagghiolo”, come un cero votivo, un gigantesco tronco di erbe selvatiche e dai “burgia” (grandi falò) . In provincia di Catania vampe e cuccìa anche a Mirabella Imbaccari dove il fuoco accompagnerà la distribuzione del piatto siciliano, mentre le fiamme di San Cono sono accompagnate dagli ucciolitipico pane a forma degli occhi di Santa Lucia.

A Palermo, oggi, il Cot ristorazione organizzerà l’Arancina Day in collaborazione con l’Ersu Palermo ma anche il territorio trapanese è molto attivo durante questa giornata dedicata alla martire siciliana; a Paceco si organizza la Sagra della Cuccìa, dove viene allestita una nave della Provvidenza che distribuisce cuccia ai visitatori.

Santa Lucia, “nel giorno più corto dell’anno”, dice un proverbio siciliano ma anche “per le persone facili che non hanno dubbi mai, per la nostra corona di stelle e di spine, per la nostra paura del buio e della fantasia“.

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