Segesta: multe a chi non lasciava l'auto nel posteggio privato, arrestati ispettore e imprenditore :ilSicilia.it
Trapani

blitz dei carabinieri nell'area archeologica

Segesta: multe a chi non lasciava l’auto nel posteggio privato, arrestati ispettore e imprenditore

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20 Febbraio 2020

Due arresti per corruzione a Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani. A eseguire le misure cautelari, emesse dalla Procura della Repubblica di Trapani, sono stati i carabinieri della Compagnia di Alcamo, al termine di una indagine iniziata nell’agosto 2018.

Agli arresti domiciliari l’imprenditore edile Francesco Isca (indagato per mafia nell’inchiesta sul re dell’eolico Vito Nicastri), titolare di un posteggio. e Salvatore Craparotta, vicecomandante e ispettore della polizia municipale in servizio fino al dicembre 2019.

Le indagini dei carabinieri hanno consentito di dimostrare l’esistenza di un patto fondato sulla corruzione tra l’imprenditore e l’Ispettore della polizia municipale, il quale, sfruttando il proprio ruolo, avrebbe utilizzato indebitamente gli strumenti in suo possesso per agevolare l’attività economica e incentivare gli introiti dalla società che gestisce l’area adibita a parcheggio riconducibile all’imprenditore, area che si trova a diverse centinaia di metri dal Parco Archeologico.

OPERAZIONE PHIMESIn sostanza il vicecomandante multava con assiduità gli automobilisti che parcheggiavano le loro auto fuori dal parcheggio a pagamento lungo la strada che conduce al tempio. In pratica, il titolare del posteggio e il vicecomandante avrebbero stretto un patto in base al quale quest’ultimo avrebbe garantito sempre clienti al parcheggio e in cambio l’imprenditore avrebbe assunto quattro familiari dell’ispettore. I quattro, è stato accertato, avrebbero lavorato proprio nel parcheggio, che nei fatti era diventato l’unico luogo in cui poter posteggiare le auto. Pare che sia stato realizzato anche un finto dépliant con il loro del parco archeologico, in cui c’era scritto che quello era l’unico parcheggio ufficiale.

Nel corso della stessa operazione, denominata “PHIMES“, sono state notificate cinque informazioni di garanzia ad altrettanti indagati: gli altri reati contestati, a vario titolo, sono favoreggiamento, abuso d’ufficio, omissione d’atti d’ufficio e falsità materiale ed ideologica in atti pubblici.

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