Selinunte: archeologia e innovazione museale nella mostra "Vivere l'agorà" | FOTO :ilSicilia.it
Trapani

in collaborazione con l'Istituto Germanico di Roma

Selinunte: archeologia e innovazione museale nella mostra “Vivere l’agorà” | FOTO

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2 Dicembre 2019
Archeologia: inaugurata mostra sull'Agora' di Selinunte

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La mostra “Vivere l’agorà“, ospitata negli spazi del Baglio Florio del Parco Archeologico di Selinunte, è stata inaugurata alla presenza dell’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling.

L’esposizione illustra i risultati degli scavi archeologici svolti nella zona dell’agorà tra il 1995 e 2007, condotti dall’Istituto Germanico di Roma, sotto la direzione di Dieter Mertens, in collaborazione con la Regione Siciliana.

Gli scavi hanno consentito di ricostruire la posizione e l’organizzazione dell’agorà e dell’area residenziale ad est della piazza, in un arco di tempo di circa 300 anni che va dal periodo arcaico fino all’assedio cartaginese, tra la fine del VII al 409 a.C.

L’intesa con l’Istituto Germanico – ha dichiarato il presidente della Regione Nello Musumeci è motivo di soddisfazione”.

Un’analisi condivisa dall’ambasciatore Elbling che ha definito Selinunte “un luogo speciale, crocevia di culture nel Mediterraneo. La Sicilia – ha osservato Elbling – continua ad avere questa vocazione e per gli studiosi dell’istituto Germanico riveste un ruolo importante, come dimostra il lavoro svolto dall’Istituto e gli scavi condotti dal professore Dieter Mertens a Selinunte fin dal 1971“.

Anche il direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, Bernardo Agrò, ha sottolineato l’importanza della collaborazione con l’Istituto Germanico di Roma.

Tante altre ricostruzioni sono presenti nei percorsi multimediali che sono stati inseriti all’interno della mostra, curata dalla Humboldt Universität zu Berlin, sotto la direzione della professoressa Agnes Henning e dall’architetto Bernardo Agrò con la sua equipe, che ha dato luogo ad una rinnovata museografia degli spazi espositivi del Baglio Florio.

Il progetto realizzato, infatti, coniuga tradizione archeologica e innovazione museale. L’esposizione mostra i reperti non come oggetti in sé ma all’interno del loro contesto di provenienza, per capirne la funzione e l’uso.

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