Senza fondi, indagati e giù nelle classifiche: la dura vita dei sindaci in Sicilia :ilSicilia.it

Viaggio nei capoluoghi di provincia

Senza fondi, indagati e giù nelle classifiche: la dura vita dei sindaci in Sicilia

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12 Agosto 2020

Inchieste della magistratura, servizi che non funzionano, tagli dei contributi agli enti locali, classifiche ingenerose: quanto è difficile amministrare la cosa pubblica in Sicilia, specie quando si tratta di un Comune capoluogo di provincia. Chi si candida alla carica di sindaco, certo, mette sempre in conto di dover superare qualche ostacolo, ma in Sicilia il peso che grava sui primi cittadini a volte sembra davvero insostenibile.

Come a Palermo, per esempio, dove il sempiterno sindaco Leoluca Orlando è stato travolto in questi ultimi mesi dalle diverse emergenze che hanno esso sotto scacco la città: dalle bare accatastate al cimitero dei Rotoli all’alluvione che ha colpito il capoluogo sindaco Leoluca Orlandosiciliano proprio il giorno in cui si celebrava Santa Rosalia. Nel frattempo sono arrivate le dimissioni di ben due degli assessori che componevano la giunta, a minare l’immagine di coesione dell’esecutivo cittadino, e le bocciature del consiglio comunale di atti d’indirizzo su ztl e pedonalizzazioni. E come se non bastasse, ci si è messo pure il Sole24Ore, che ha piazzato Orlando all’ultimo posto della classifica nazionale per gradimento tra i primi cittadini italiani. Insomma, un mandato con diverse gatte da pelare per ‘sinnacollanno‘.

Di diversa natura le questioni che hanno messo sotto scacco l’amministrazione comunale di Catania. Su Salvo Pogliese, che era stato eletto primo cittadino etneo, pesa la sospensione dalla carica di sindaco ratificata dal Prefetto dopo la condanna a 4 anni e 3 mesi per peculato decisa dal Tribunale di Palermo per le ‘spese pazze’ all’Ars quando era capogruppo del Pdl.  Alla guida del Comune Etneo attualmente è rimasto il suo vice, Roberto Bonaccorsi. Pogliese ha annunciato di non volersi dimettere. Si accontenteranno i cittadini catanesi della lettera con cui ha annunciato: “Io ci sarò come primo tifoso di questa squadra, il capitano non giocatore che ama i colori di una città struggente e splendida, preservandola dagli sciacalli che ne vogliono solo il male”? Chi vivrà vedrà.

Ormai in tutta Italia conoscono il vulcanico sindaco di Messina, lo ‘sceriffo’ Cateno De Luca, che durante l’emergenza COVID ha fatto a gara con il suo omonimo, il Presidente della Regione Campania Vincenzo, a chi Cateno De Luca Inc.assumeva le posizioni più rigide per non diffondere il contagio. De Luca ha guadagnato popolarità, tanto da arrivare a piazzarsi secondo nella classifica della popolarità dei sindaci del Sole 24 Ore. Ma a Messina i problemi non mancano, e per il primo cittadino, che non ha una maggioranza stabile in Consiglio Comunale, non è facile districarsi tra i diversi problemi della città Peloritana: dalla baraccopoli ereditata dal terremoto del 1908 (è iniziata nel frattempo la discussione in commissione Ambiente della proposta di legge del centrodestra che punta al risanamento), alla raccolta rifiuti, con alcune zone della città che diventano spesso delle vere e proprie discariche a cielo aperto, tanto che il sindaco ha dovuto predisporre una task force di vigili urbani contro quelli che De Luca stesso ha definito ‘i porci’ che lasciano i rifiuti in strada. E c’è poi la questione del maxidebito del Comune, circa 400 milioni a inizio mandato, ereditati dal passato, che il sindaco sta tentando di ripianare con grandi sforzi.

Grattacapi giudiziari per il sindaco di Trapani, come ha annunciato qualche tempo fa lo stesso diretto interessato, Giacomo Tranchida: “Mi è stato notificato dalla Gdf, su richiesta della locale procura, un avviso di conclusione delle indagini e contestuale avviso di garanzia. La procura della Repubblica mi contesta, in particolare, due presunte ipotesi di reato: falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, sono le parole che si leggono nella nota vergata dal primo cittadino. Il troncone di indagine è quello relativo alla stabilizzazione di alcuni precari del Comune di Erice, comune anni addietro, appunto, da Tranchida in qualità di sindaco, ed è un filone dell’indagine che riguarda un altro primo cittadino, Giuseppe Pagoto, a capo dell’amministrazione di Favignana.

A Siracusa c’è un sindaco, Francesco Italia, ma non c’è un consiglio comunale, dopo la mancata approvazione del francesco italiabilancio consuntivo. Il primo cittadino ha un bel da fare con le diverse emergenze della città, dai problemi di manutenzione del cimitero a quelli relativi al degrado in cui versano le zone balneari della città. C’è stata poi la marcia indietro sulla tassa di soggiorno, in un primo tempo sospesa e poi, a giugno, ripristinata, con gli albergatori che sono andati su tutte le furie. Una mano per la cura di una decina di siti archeologici, invece, è arrivata dall’assessorato regionale all’Agricoltura, che ha messo i forestali a disposizione per le operazioni di pulizia e diserbo.

Per fotografare le ultime difficoltà in ordine di tempo nella gestione amministrativa

Calogero Firetto

di Agrigento basta affidarsi alle parole del sindaco Lillo Firetto, scritte dopo che il primo cittadino aveva inviato una lettera al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sull’emergenza migranti: “Non affrontiamo soltanto problemi di logistica e di accoglienza – aveva detto Firetto – Sono tornato a richiedere al ministero dell’Interno quelle risorse che servono a coprire le spese di cui si fa carico il territorio: lo straordinario dei vigili urbani, ad esempio, l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e i maggiori costi di nettezza urbana. Sono spese vive cui il Comune deve far fronte in questa particolare situazione. Più in generale, ho chiesto una presenza maggiore dello Stato. Ho scritto alla ministra che non si può pensare di accogliere indiscriminatamente. Stiamo vivendo seriamente problemi di ordine e sicurezza – ha spiegato Firetto – In particolare, insidie alla sicurezza sanitaria delle nostre città”. A questa emergenza se ne è affiancata un’altra, la raccolta della frazione umida della differenziata in città, rimasta al palo, con rimpalli di responsabilità che hanno creato non poche polemiche.

A Ragusa erano tante le aspettative che i cittadini iblei riponevano nel sindaco del ‘post grillismo’, Giuseppe Cassì: grande popolarità per i trascorsi sportivi, il primo cittadino continua a godere di un buon credito presso i ragusani, anche se qualcuno si sarebbe aspettato di più dopo due anni e passa di mandato, in particolare in tema di trasporto pubblico, di urbanistica, per quel che concerne il rilancio del centro storico e di via Roma, e di cultura, dove oltre all’Ecomuseo è stato fatto pochino: in molti si chiedono che fine abbia fatto il progetto di rilancio del Castello di Donnafugata, per esempio, o quando sorgerà l’annunciato Museo del Costume.

Il sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino

Buona anche la popolarità di cui gode il sindaco di CaltanissettaRoberto Gambino, che però ha un bel da fare nell’affrontare il malcontento di una parte della città per l’emergenza del Cara di Pian del Lago, dove si sono registrati anche alcuni casi di positività al coronavirus. Il Cara è gestito dalla Prefettura, ed è “Un problema enorme”, come lo ha definito lo stesso sindaco in un’intervista. Il primo cittadino ha evidenziato come la situazione in città sia a rischio a causa di chi ha curato la gestione dei trasferimenti dei migranti al Cara da altre zone. C’è anche la questione della garanzia della salute degli operatori della struttura, per cui sono stati presi dei provvedimenti insieme all’Asp, ma la situazione resta emergenziale.

Last but not least, Enna: qui il primo cittadino, Maurizio Dipietro, al quinto anno di mandato, ha dovuto fare i conti con i tagli dei trasferimenti agli enti locali da Stato e Regione e con le grane derivate da due settori in particolare, acqua e rifiuti. Per quel che riguarda la gestione del servizio idrico, Dipietro ha ereditato un contratto trentennale sottoscritto dal Comune con una società di gestione privata, a un prezzo che è “il più caro della Sicilia e il terzo più caro d’Italia”, scandisce il primo cittadino, per un servizio che lo stesso amministratore riferisce non essere giudicato particolarmente efficiente dai cittadini. Sui rifiuti, molto si è fatto, con la differenziata crescita dal 3% al 61% dal 2015. Il Comune era uscito dall’Ato, poi fallito e nel frattempo, ha costituito una srl in house per la gestione del servizio.

 

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