15 agosto 2018 - Ultimo aggiornamento alle 11.49
Palermo

Tra i Collaterali di "Manifesta 12"

Shimamoto, il nomade samurai dell’arte in mostra a Palazzo Sant’Elia | VIDEO INTERVISTA

13 giugno 2018

Guarda la video-intervista in alto al curatore Achille Bonito Oliva

PALERMO – Il superamento del tempo e nello spazio nell’atto creativo affonda le radici nell’intuizione di Shozo Shimamoto che a metà degli anni ’50, nella piccola città di Ashiya (Hyogo), insieme ad altri artisti, mise in pratica l’urgenza dell’atto creativo in relazione con un pubblico circostante.

Shimamoto

In occasione di Palermo Capitale Italiana della Cultura Palazzo Sant’Elia (via Maqueda, 81) ospiterà, dal 13 giugno al 6 agosto, un’ampia retrospettiva sull’artista giapponese, curata da Achille Bonito Oliva, dal titolo “Shozo Shimamoto/ Spazio nel Tempo”, fra i Collaterals di Manifesta 12.

Non immagine ma gesto, creatività che cede all’impulso” è il fil rouge che definisce la produzione dell’artista giapponese, da cui originò anche il Gruppo Gutai, primo movimento artistico radicale del Giappone, punto di riferimento nel panorama culturale mondiale.

La mostra, progetto della Fondazione Morra di Napoli realizzato con il supporto tecnico, logistico e organizzativo dell’Associazione Shozo Shimamoto, in collaborazione con la Fondazione Sant’Elia, comprende anche opere inedite, alcune provenienti da collezioni private, immagini, pubblicazioni d’epoca e video che spiegano la nascita del movimento Gutai che in giapponese significa “concreto“.

Giuseppe Morra

Ho iniziato a collezionare le opere di Shimamoto molto presto perché mi colpì l’unicità del pensiero, assolutamente innovativo all’epoca – ci ha detto Giuseppe MorraEsempio eccezionale di lungimiranza che lo portò alla famosissima opera “Cannon Work“.

Dopo la prima esposizione “Arte Gutai sulla scena” al Center Sankei di Osaka (1957), Shimamoto varca i confini del Giappone ed espone in importanti istituzioni e gallerie, come lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Musée Cantonal des Beaux Arts di Losanna.

Shimamoto

Nel 1972, con la morte di Yoshihara, co-fondatore del Gruppo Gutai, s’interessa alla Mail Art, pratica d’avanguardia che consta di invii di lettere, cartoline, buste e simili, innalzati al grado di artisticità da manipolazioni ad hoc, recapitati a uno o a più destinatari tramite posta.

Shimamoto ne sviluppa una concezione personale: la sua testa rasata diviene il mezzo su cui scrivere, dipingere o apporre oggetti.

Nel 1987 viene invitato dal Museo di Dallas a celebrare il centenario della nascita di Duchamp, per il quale proietta messaggi di pace e spezzoni di film sulla sua testa. Negli anni Novanta recupera la tecnica del Bottle Crash, riempiendola di nuovi significati, e realizza una serie di performance in America e in tutta Europa.

Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti nel mondo del dopoguerra, assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un’esposizione al MOCA di Los Angeles e l’anno successivo partecipa alla 48a Biennale di Venezia con David Bowie e Yoko Ono.

Memorabile la sua performance in elicottero, agli inizi degli anni 2000.

Shimamoto

Nel maggio 2006 la Fondazione Morra di Napoli ha ospitato una sua antologica inaugurata da una performance, nella storica Piazza Dante, in cui lanciò sfere piene di colori su una tela, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine.

Sue opere si trovano, tra le tante, nella collezione della Tate Gallery, del Centre Pompidou, della Galleria di Arte Moderna di Roma, oltre a essere presenti in quasi tutti i musei giapponesi.

Shimamoto è morto ad Osaka nel 2013.

La mostra è a aperta al pubblico dal martedì al venerdì, dalle 9,30 alle 18,30; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30; chiuso il lunedì (biglietti, intero € 5, ridotto € 4).

 

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