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Si può dire: “È figlio a me!”

di
28 Novembre 2020
botindari epruno

La gente, diciamolo francamente, ha bisogno di crearsi e credere nei propri idoli, poiché anche se a volte agnostica di facciata è convinta che i miracoli esistono e che solo un miracolo li possa salvare.

C’è stato da sempre spazio per gli urlatori e i populisti, coloro che a parte l’aizzare o raccogliere rabbia ed insoddisfazione altrui per il solo loro tornaconto, o per la loro vanagloria, non fanno nulla di altro per la collettività e che dopo averti regalato grandi amori, grandi speranze, sono destinati a deluderti e a lasciarti disfiziato non creando alcun mito di sé stesso.

Lo è stato e in alcuni casi purtroppo lo è ancora, per alcuni personaggi della politica e del governo delle nostre città che hanno “irretito” e poi deluso profondamente, incidendo non poco nella distruzione dei sogni e nei destini altrui, limitandosi a rimanere determinanti per i pochi a loro vicini.

Ecco perché oggi non mi posso approcciare con ironia e banalità all’isteria collettiva argentina o dei napoletani manifestata per la morte di Maradona, personaggio atipico che verrà consegnato alla storia con un bagaglio di errori in una vita privata spesso sregolata, ma dotato di due grandi qualità, la prima, quella che lo ha reso noto ed unico, il sapere toccare e giocare con la palla e la seconda, un cuore grande che paradossalmente alla fine lo ha tradito.

Queste due qualità meritano la mia attenzione in questi appuntamenti settimanali dedicati ai sommi pensieri o ai “discorsi di freni a mano” come sosterrebbe il mio Amico d’infanzia e filoso a sua insaputa “Zappunaro”, perché una vita potrebbe basarsi soltanto su queste due aspetti, “pallone e cuore” e poi essere attorniata da tanta povertà e solitudine, ma potrebbe essere di contro piena di forti sensazioni a volte introvabili nelle vite maggiormente agiate e piene di soddisfazioni.

Accade così, in un momento come questo che vistoti privato delle libertà, anche quelle che reputi meno indispensabili, ma pur sempre libertà che ti aggrappi al concetto di quale sia la tua capacità di incidere sul tuo destino, di cosa ancora tu possa contare nelle scelte che ci governano.

Ti chiedi se più della facoltà del solo sopravvivere, di rimanere soltanto un consumatore di prodotti da acquistare o un utile idiota vocato alla vanagloria altrui, votato alla “vita degli altri” (come direbbe Steve Jobs), tu possa ancora sognare.

Incontri nella tua memoria un personaggio meno lampadato e con un fisico più comune rispetto a quelli perfetti dei protagonisti calciatori odierni, un ragazzo come tanti altri cresciuti a calcio e povertà che riesce ad uscire dall’anonimato per le sue doti che lotta con le tentazioni e i suoi difetti.

Vedi un giovane qualunque che diventa sì miliardario, ma che si trascina dietro una tribù di gente che su di lui vive (non solo familiari), sempre pronto a scendere tra la gente con generosità e ad incontrare il suo passato più che ostentare il simbolo della sua ricchezza, pronto a ributtarsi nella folla al momento opportuno ed è normale che te ne innamori.

Scopri l’opportunità che ti tira fuori dal tuo “catoio” che con il costo di un biglietto ti fa sognare di essere grande e di poterti sedere alla tavola dei grandi e per una volta persino vincere in una vita già segnata che non darà spazio a grandi soddisfazioni.

E’ naturale oltre che rispettare, trovare affetto per chi ti permette di vivere il giorno più bello della tua vita, alla pari di tutti e ti chiede soltanto amore, amore verso ciò che credi poiché in quelle due ore circa, ti ha fatto sentire parte di una comunità più grande di quella della tua borgata e del tuo quartiere, malgrado il lunedì ti abbia dovuto restituire alla tua povertà, la tua semplicità, al tuo anonimato come al risveglio di un sogno.

Diego è stato colui che nell’immaginario collettivo è stato in grado di far dire in un disegno a San Gennaro: “Maradona è figlio a Me!” Figlio di un Santo, così come figli lo sono stati da sempre tutti i napoletani di qualunque censo.

Ecco, il mito Maradona, colui che è stato un leader in campo che saputo regalare alla gente un sogno e che ha saputo giungere al paradiso per farsi prestare dal creatore la sua “mano sinistra” per beffare i supponenti e poi ha saputo risprofondare negli abissi dell’inferno per ritornare più volte a galla.

Non è stata la rockstar grandissima che ha saputo strapparti lacrime in una lingua al popolino incomprensibile, lui ha parlato la lingua del pallone, da quello prezioso di cuoio a quello fatto di stracci, il pallone di tutti, ma ha regalato “sogni gratuiti” lì dove chi ti governa giorno dopo giorno non ha fatto altro che spegnerteli e in molti casi rubarteli.

Stiamo ancora a chiederci il perché di tanto esagerato Amore.

Un abbraccio Epruno

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