22 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 07.52

Siamo ai Titoli di Coda

3 Dicembre 2018

Carissimi, “Aiga ae corde!” Dal ligure-ponentino “Acqua alle corde”. Cosi grido il marinaio ligure Benedetto Bresca quel giorno del 10 settembre 1586, durante l’innalzamento dell’obelisco situato al centro della Piazza San Pietro a Roma, incurante del silenzio assoluto imposto da Papa Sisto V, pena la pena di morte (a tale scopo c’erano già sul luogo la forca ed il boia per chi avesse trasgredito), perchè era giusto allertare tutti del pericolo.

Il lavoro, presentava gravi difficoltà. L’obelisco pesava 350 tonnellate ed era alto 25 metri, per tale motivo erano stati spesi complessi calcoli, impegnate impalcature, argani e carrucole, 800 uomini e 140 cavalli.

L’obelisco era quasi a posto quando si videro le funi surriscaldarsi pericolosamente, con il rischio che prendessero fuoco con l’inevitabile caduta del monolite per terra. Allora nel gran silenzio si levò una voce temeraria a gridare: Daghe l’aiga ae corde! “Dai acqua alle corde”. Per fortuna il consiglio fu seguito subito dalle maestranze con ottimo risultato.

Solo uno che “sinni sintia” come un marinaio capitano di mare poteva sapere che le corde di canapa si scaldano per la frizione degli argani e inoltre si accorciano quando vengono bagnate.

Come immaginerete il capitano Bresca fu subito arrestato, ma Sisto V che era un altro che “sinni sintia” invece della punizione gli diede come ricompensa larghi privilegi per sé e per i suoi discendenti e una lauta pensione.

Sisto V era uno tosto, più tosto di qualunque governante odierno, eppure capì, accettò colui che disobbedendo ad un suo editto aveva evitato un grave danno. Nessuno degli “yes-man” di allora aveva avuto il coraggio di parlare e se non ci fosse stato l’incosciente di turno chi sa come sarebbe andata a finire.

Oggi non è che sia molto diverso, certo non c’è la pena di morte, ma c’è il rischio per qualunque “yes-man” di uscire fuori dai “cerchi magici”, ma se come probabilmente lo era il capitano Bresca, si fosse uomini liberi, basterebbe poco per avere il coraggio di dire: “guardate che molte delle nostre regole sono ingiuste, a volte dannose, molto spesso idiote, ma anche se fosse chi dovrebbe parlare e gridare “acqua alle corde”?

La classe dirigente che attornia i governanti di turno? Ma voi sapete come queste classi dirigenti degli ultimi anni si sono selezionate?

Certamente non come avveniva al tempo, quando Anche i “burosauri” erano rispettabilissimi perché oltre al cappello politico avevano di contro una lunga gavetta nelle loro organizzazioni e arrivavi al vertice a una veneranda età avendo conosciuto tutti i gradini della carriera.

Oggi ci si sciacqua la bocca con il termine “meritocrazia” per contrapporlo a metodi più cinici e meno ipocriti quali quelli anglosassoni dello spoils system, di fatto, chi vince si porta con se le sue persone di fiducia, mettendo ai vertici gente da loro segnalata, che ha fatto per loro la campagna elettorale (stiamo parlando di paesi anglosassoni, non fatevi cattivi pensieri) e tutto ciò non scandalizza nessuno perché quando il politico perderà, andranno tutti a casa compresi gli staff e la classe dirigente di riferimento.

Qui abbiamo la “meritocrazia”, tanto per intenderci un sistema dove Dracula gestisce “la banca del sangue”, il tutto con criteri meritocratici affidati al mentore di turno, pensate che noi qui continuiamo a fare concorsi interni per avanzamenti di carriera dove si chiede ancora il voto di laurea, titoli accademici, master, seconde lauree dando a questi un peso molto maggiore di ciò che tu ha realmente fatto operativamente nel tuo lavoro.

Personalmente reputo che la fase della valutazione dei titoli accademici in un concorso, si concluda all’atto dell’assunzione, dopo venti anni di lavoro, andrebbe valutata la carriera lavorativa.

Nessuno mi convincerà mai che ciò sia corretto, è ovvio che non si può cantare e portare la croce contemporaneamente, chi ha lavorato (seriamente) nello stesso periodo, non ha potuto trovare il tempo per fare l’accademico, il “masterista” o il corsista poiché sarebbe stato tutto tempo tolto alla produzione e se ciò è stato permesso, mi sa tanto che qualcuno abbia voluto già selezionare alla base chi avrebbe dovuto fare carriera, senza curarsi di quella giusta concorrenza che si tenterà di garantire un domani in un concorso interno. Non sento nessuno lamentarsi di ciò, neanche chi dovrebbe tutelare i lavoratori.

Malgrado ciò sono certo che ci sarà chi mi dirà: “Ma è la legge!” E io rispondo “acqua alle corde”, cioè “la legge è sbagliata”, è soltanto idiota e ingiusta, e se vi sta bene così, tenetevi questa classe dirigente. È il lavoro e l’esperienza sul campo che ti conferisce autorevolezza ed è anche grazie a questi cattivi regolamenti e alla circostanza che nessuno si lamenti che ormai siamo ai “Titoli”, si, ma “Titoli di coda!”

Un abbraccio, Epruno.

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