"Sigarette elettroniche non dannose, anche su lungo periodo". Lo studio dell'Università di Catania :ilSicilia.it
Catania

Lo studio non ha rilevato cambiamenti nella funzionalità polmonare

“Sigarette elettroniche non dannose, anche su lungo periodo”. Lo studio dell’Università di Catania

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9 Giugno 2017

E-cigarette - sigaretta elettronica“L’uso regolare e protratto di sigarette elettroniche non comporta danni a carico delle vie aeree e dei polmoni”, neppure sul lungo periodo. È quanto emerge uno studio prospettico condotto da ricercatori dell’Università di Catania, coordinato da Riccardo Polosa, docente di Medicina interna dell’ateneo e promotore del comitato scientifico internazionale per la Ricerca sulla sigaretta elettronica, su utilizzatori di sigarette elettroniche che non avevano mai fumato sigarette convenzionali.

La ricerca, preceduta dall’inaugurazione dei nuovi cartelli “Policlinico Smoke Free”, dimostra che le emissioni da e-cig non provocano modifiche di parametri respiratori in soggetti non fumatori: nonostante i partecipanti siano stati esposti quotidianamente al vapore delle sigarette elettroniche per almeno 4 anni con un consumo medio di 3,1 ml di liquido al giorno, lo studio non ha rilevato cambiamenti nella funzionalità polmonare o nei marcatori dell’infiammazione delle vie aeree nel periodo di osservazione rispetto ai valori di base misurati 4 anni prima.

Lo studio è stato presentato al Policlinico di Catania, in un convegno organizzato dalla Lega italiana antifumo (Liaf) al quale hanno partecipato Giovanni La Via, presidente della commissione Sanità del parlamento europeo, Lorenzo Spizzichino, della Direzione prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Umberto Tirelli, dell’Istituto nazionale dei tumori di Aviano, Fabio Beatrice, dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, Lamberto Manzoli, dell’università di Ferrara, e Mario Girolamo Cardella, presidente dell’Unione nazionale consumatori Sicilia.

 

Università di Catania - Facoltà di Medicina“Le e-Cig aiutano a smettere di fumare? Il nostro studio – spiega Riccardo Polosa, docente di Medicina interna dell’università di Catania – risponde alla domanda sul grado di sicurezza della sigaretta elettronica per la salute degli utilizzatori, ma basta guardare le statistiche inglesi per avere la risposta. In un Paese nel quale l’uso della e-Cig è liberalizzato, i risultati per la salute pubblica sono evidenti sotto ogni aspetto, anche quelli legati alla cessazione del fumo”. Durante il convegno ‘Zero rischi’ organizzato dalla Lega italiana antifumo (Liaf), Polosa ha spiegato il metodo applicato alla ricerca: “Abbiamo selezionato un gruppo di utilizzatori abbastanza raro, perché composto da soggetti che non avevano mai fumato in vita loro. Si consideri che oggi una larghissima parte degli utilizzatori, tra il 96% e il 98%, sono ex fumatori”.

“In Italia, rispetto al Regno Unito – ha sottolineato – sinora non si è creduto abbastanza nella sigaretta elettronica come una straordinaria opportunità per il miglioramento della salute pubblica. In Inghilterra è stata applicata una politica molto ferrea del controllo del tabacco con l’aumento delle tasse o l’uso di immagini sconvolgenti sui pacchetti di sigarette convenzionali, ma nel contempo – ha concluso Polosa – si è fatto in modo di non tassare le alternative al fumo di tabacco, favorendo così grosse migrazioni di fumatori verso le sigarette elettroniche”.

 

“Sulle sigarette elettroniche e sugli eventuali rischi connessi – ha aggiunto Giovanni La Via, presidente della commissione Sanità del Parlamento Europeo –  la Commissione Europea ha svolto alcuni approfondimenti ed ha inoltrato comunicazione a Parlamento e Consiglio. Adesso prenderà il via un iter normativo che dovrebbe durare un paio di anni e approdare a un quadro specifico. Si consideri che esistono tipologie diverse di e-Cig e quindi occorrerà differenziare le norme in maniera adeguata. Un quadro normativo comunitario porterà benefici comuni perché significa libera circolazione dei prodotti e regole uguali per tutti. Nell’immediato ogni Paese si sta organizzando in maniera differente, quindi esistono riferimenti normativi a ‘macchia di leopardo’ che andranno superati in ambito europeo”.

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