Sistema Montante, Marino: "Lumia era il governatore ombra nella giunta Crocetta" :ilSicilia.it
Caltanissetta

IL PROCESSO A CALTANISSETTA

Sistema Montante, Marino: “Lumia era il governatore ombra nella giunta Crocetta”

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9 Luglio 2020

Era Beppe Lumia il “governatore ombra” nella giunta Crocetta, mentre quella di Linda Vancheri era solo una “bella presenza”.

“Non era nemmeno capace di prendere decisioni. Ogni cosa la riferiva a Montante”, ha affermato Nicolò Marino, ex assessore all’Energia della giunta Crocetta e attuale Gip al Tribunale di Roma, deponendo al processo che si celebra nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta nei confronti di 17 imputati accusati di aver fatto parte del cosiddetto “Sistema Montante”.

Nicolò Marino
Nicolò Marino

“Tutte le decisioni venivano discusse in giunta e c’era anche Linda Vancheri, all’epoca assessore alle Attività Produttive in rappresentanza di Confindustria, che era la referente di Montante”.

Quanto all’ex senatore Lumia (Pd) ha spiegato Marino rispondendo alle domande del Pm, Maurizio Bonaccorso, era “una presenza costante nella stanza del presidente Crocetta e riceveva anche per conto del presidente. Riceveva sempre nella stanza del presidente ed era sempre lì”.

Marino ha anche riferito di non sapere nulla su un video compromettente riguardante proprio lui e del quale avrebbe parlato Alfonso Cicero. Ha anche aggiunto che circolava voce di un video hot riguardante Crocetta e di averlo appreso da fonti dell’Arma di Gela.

PM IN AULA MOSTRA FOTO COL BOSS VINCENZO ARNONE

Foto che ritraevano insieme Antonello Montante e il boss di Serradifalco Vincenzo Arnone furono trovate nel corso di una perquisizione a casa di quest’ultimo. Scatti che sono stati mostrati dal pm Maurizio Bonaccorso al magistrato Nicolò Marino, oggi Gip a Roma, durante la sua deposizione come teste nel processo sul cosiddetto “Sistema Montante” che si celebra col rito ordinario a Caltanissetta nei confronti di 17 imputati. Tra questi c’e’ anche il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo.

“Conobbi il colonnello, di cui mi riferirono le grandi capacità, al mio arrivo a Caltanissetta – ha detto Marino che è stato sostituto procuratore della Dda Nissena – e si instauro’ subito un importante rapporto professionale e successivamente anche di amicizia. Il giorno che fu eseguita l’operazione ‘Doppio Colpo’, che porto’ tra gli altri all’arresto di Vincenzo Arnone, furono trovate delle fotografie durante delle perquisizioni a casa di quest’ultimo. Romeo mi telefonò e mi disse che c’erano delle foto che in un primo momento non si potevano acquisire agli atti del procedimento. Io dissi che andavano acquisite subito. Andarono una seconda volta e mi disse che erano state trovate delle foto di Vincenzo Arnone con Antonello Montante e una donna. A me le foto del matrimonio non interessavano, quelle ci potevano stare, mi interessavano quelle in cui i due erano insieme ad Assindustria. In quel periodo – ha aggiunto Marino – tutto ciò che riguardava Montante era tabù. Era diffusa tra i magistrati e le forze dell’ordine la voce che se ti mettevi contro Montante potevi avere conseguenze negative”.

MontanteLE MINACCE AL COLONNELLO: “TI ROMPO I DENTI”

“Ho saputo cosa avete preso, stai attento che ti rompo i denti”. E’ la frase che l’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, avrebbe pronunciato a margine dell’operazione “Doppio colpo 2” durante una telefonata l’imprenditore avrebbe rivolto al comandante del reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta, Letterio Romeo, quando scoprì che i carabinieri avevano sequestrato delle foto che lo ritraevano con il boss di Serradifalco Vincenzo Arnone.

A riferire la circostanza, è stato Nicolò Marino, magistrato, in qualità di teste al processo che si svolge a Caltanissetta, sul cosiddetto “Sistema Montante”, in grado di condizionare, secondo l’accusa, le scelte alla Regione e di venire a conoscenza delle indagini a carico dell’ex leader confindustriale.

“Romeo era agitato, turbato. Montante – ha detto il teste – aveva chiamato inizialmente il colonnello per congratularsi per l’operazione antimafia. Romeo percepì quella frase di Montante come una minaccia. Fece una relazione di servizio che consegnò a me personalmente, ma non da mettere agli atti del procedimento. Una relazione da consegnare ai suoi superiori per lasciarne una traccia. Io la consegnai al dottor Stefano Luciani”.

MARINO: “IO ATTACCATO ANCHE DA CROCETTA”

Al processo sul “Sistema Montante”, in corso a Caltanissetta, l’ex assessore all’Energia della Giunta Crocetta e magistrato Nicolò Marino,ha anche parlato delle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico politico.

“Pensavo veramente – ha spiegato – che la mia nomina fosse legata ad un progetto di governo. Ho capito che avevo fatto il mio tempo a Caltanissetta. Avevo stima di Crocetta e Lumia. Capì che a Caltanissetta non c’era più spazio per me. Accettai l’incarico di assessore perché mi allettava il programma di governo e cioè contrastare il monopolio delle discariche private e privilegiare il pubblico. Facemmo la sesta vasca di Bellolampo, poi la gara per la discarica di Gela che ostacolava il monopolio di Siculiana e a Messina per contrastare la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Riuscimmo a fare tre gare. Quando Crocetta – ha concluso il magistrato – capì che io andavo dritto per la mia strada, iniziò ad attaccarmi pubblicamente perché non condivideva più la mia azione. Ero diventato un problema”.

MARINO: «QUELLA VOLTA IN CUI MONTANTE MI DISSE: “LA DEVI SMETTERE”»

“Io  – ha aggiunto Marino – non ho mai avuto stima di Antonello Montante. Avevo chiaramente percepito che questa funzione che aveva assunto di tutore della legalità era inaccettabile per la magistratura. La figura di Montante era assolutamente di contrarietà e mi stupivo di come certi colleghi potessero dargli spazio. Non faccio riferimento al dottore Sergio Lari che si era accorto di alcune di queste contraddizioni”.

“Un giorno quando ancora ero assessore ricevetti una chiamata da Lumia che mi diceva devi venire a Palermo perché Antonello Montante e Ivan Lo Bello ti vogliono parlare. Io non andai, vennero loro. Eravamo all’hotel Excelsior di Catania. Neanche il tempo di sedermi e Montante si alza e mi dice ‘la devi smettere di creare dossier sul mio conto. Altrimenti so io cosa fare’. A quel punto dissi che me ne andavo. Lo Bello stava zitto e Lumia cercava di placare gli animi. Montante sostanzialmente mi contestava la posizione pubblica contro Giuseppe Catanzaro che gestiva una delle più grosse discariche in Sicilia, quella di Siculiana. Catanzaro ci aveva chiesto il rilascio di un’autorizzazione per l’ampliamento della discarica ma per rilasciarla era necessario, così come previsto per legge, che venisse realizzato un impianto per il trattamento dei rifiuti”.

Il processo è stato aggiornato al 21 settembre, e riprenderà con l’audizione, come teste, del giornalista Gianpiero Casagni.

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