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ha esposto anche al “Vision board"

“Sono una ricercatrice di bellezza”: intervista alla pittrice Anna Rita Barbieri

18 Dicembre 2018

Ciao Anna Rita, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista, cosa racconteresti di te?

Ciao Andrea, grazie a te e a chi vorrà leggere l’intervista. Mi racconto come una ricercatrice di Bellezza, e a volte è Lei che trova me. Esigenza primaria, come respirare, che scatta a contatto di persone, luoghi, animali, città. Vado in apnea e poi mi immergo… a dipingere. Mi sono concessa un anno sabbatico per viaggiare che si sta prolungando, ci ho preso gusto, assaporando l’atmosfera dei Musei, parlando con le persone più disparate, vivendo luoghi e città. Non so ancora cosa ne scaturirà, nella mia mente c’è molto movimento.

Ci parli della collettiva “Vision board. Arte come desiderio” al Museo MIIT di Torino dall’1 al 10 dicembre 2018 alla quale hai partecipato con le tue opere? Come è stata e cosa ti piacerebbe raccontare di questa esperienza ai nostri lettori?

Ho partecipato alla Collettiva Vision Board ispirata dal tema “L’ Arte come desiderio”. Ho esposto un mio autoritratto in stile realistico/umoristico, circondata da Snoopy, nella filosofia accompagnata da ironia di Charles Shulz, nella quale mi rispecchio. Citando Umberto Eco “Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato.», specchio di un mondo che sta implodendo nel rifiuto della poesia e della tenerezza, necessari per la creazione di rapporti veri, rispettosi di tutti gli esseri viventi”.

Anna Rita Barbieri

Qual è secondo te lo stato di salute dell’arte moderna e contemporanea in Italia? A cosa servono eventi internazionali, come per esempio Manifesta12 che si è tenuta a Palermo quest’anno e che ha avuto un buon successo di pubblico ma anche di artisti?

Penso che attualmente L’Arte in Italia sia un grande Laboratorio dove tutto è teoricamente possibile. Non mi spaventa la diversificazione, se c’è tanto si può discernere, selezionare, scegliere. Mi sconcertano i diktat di chi stabilisce ex novo criteri estetici, fonda movimenti, stabilisce regole, delle quali spesso non si avverte la necessità; la moda a scapito della qualità; il commercio a scapito della creatività; l’omologazione a scapito della individualità. Ho seguito da lontano ma con interesse Manifesta12 e vi ho trovato il fuoco vivo dell’anima dei siciliani che amano la loro/nostra terra. Penso che il tema della manifestazione riassuma uno degli scopi principali dell’Arte: rendere visibile la connessione globale della quale spesso non abbiamo scienza e coscienza. Il successo tra pubblico ed artisti conferma quanto questa problematica sia sensibilmente sentita.

Come definiresti il tuo stile pittorico? C’è qualche artista al quale ti ispiri?

Sono una pittrice. Dipingo ad olio. Uso pennelli e spatola, adeguo la tecnica ai soggetti, prediligo i ritratti compendio della mia formazione psicologica, spesso affronto temi sociali ritenendo l’Arte un veicolo essenziale di sensibilizzazione. Amo l’ermetismo di Piero della Francesca, l’abilità introspettiva del Bronzino, il simbolismo dei Preraffaelliti, il surrealismo di Gustave Moreau, l’oro creativo di Gustav Klimt, l’eclettismo di Gerhard Richter.

Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro. Per cui c’è questa tendenza… non si capisce… si può capire il motivo perché probabilmente vogliono un po’ sentirsi tutti artisti, pittori, non si sa perché… L’arte visiva è vivente… l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere. Un’altra cosa nell’arte visiva caratteristica è che non si rivolge in particolare a nessuno spettatore, non c’è una gerarchia di spettatori, ma sono tutti alla stessa distanza dall’opera. Non ci sono gli esperti. Un giudizio di un bambino vale quello di un cosiddetto esperto, per l’artista. Non c’è nessun particolare… Anche perché non esistono gli esperti d’arte. Gli unici esperti, veramente, sono gli artisti. Gli altri percepiscono l’arte, ma non possono essere degli esperti altrimenti la farebbero, la saprebbero fare.» (Gino De Dominicis, Intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi di queste parole di Gino De Dominicis? Qual è la tua posizione in merito?

Penso che il punto focale sia la Percezione. L’ Artista semplicemente non vede il Mondo come la maggior parte delle persone. Molti Artisti sono stati considerati folli per questo motivo, ma è solo una prospettiva spazio/temporale differente, per questo anticipano i tempi. L’Artista è portatore sano di un Potere, il Potere dell’Attrazione, indefinibile ed incommensurabile, tale che in un Museo ci soffermiamo più a lungo dinanzi ad un’Opera piuttosto che ad un’altra. Trovo che in questo non ci sia solo il Senso della Bellezza, scaturisce in noi qualcosa di più Elevato, la consapevolezza del Mistero, che fa spesso associare Arte e Sacro.

Chi sono stati i tuoi maestri?

I miei Maestri sono stati Antonio Dallomo, Wolfango Peretti Poggi, Davide Peretti. Sono stata fortunata. Oltre ad essere talentuosi Insegnanti nel comunicare il loro sapere, mi hanno trasmesso il valore della coerenza tra scelte pittoriche e Vita. Quando fai Arte devi essere te, non è un teatro, se fingi si vede.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Cito il Grande Wolfango che soleva ripetere con piglio deciso “Non chiamatemi Artista, sono un Pittore”. Oggi Artisti possono essere considerati tutti e nessuno. Ogni persona che desidera esprimersi o comunicare può essere considerata Artista. Io non so se sono un’Artista, come Wolfango vorrei essere una Pittrice.

Sempre Gino de Dominicis, dei critici diceva … «…che hanno dei complessi di inferiorità rispetto agli artisti. Sono sempre invidiosi. È una cosa che è sempre successa. C’è poco da fare.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi? Perché è importante per un artista il giudizio, l’opinione artistica di un critico?

Molti Artisti, me compresa, non sono molto abili nel comunicare tramite la propria immagine, vivono in un mondo apparentemente caotico ed indefinito dal quale, non si sa come, nasce un prodotto finito. Un bravo critico d’Arte mette ordine, elabora, sintetizza, traduce e rende comprensibile un linguaggio ai più sconosciuto.

Come è nata la tua passione per la pittura e per l’arte? Quale il tuo percorso artistico?

Ho sempre amato disegnare, e poi dipingere, fin da bambina, non solo su ogni foglio che trovavo, non potevo evitare di farlo anche sui banchi di scuola e nelle pareti di casa. Ho approfondito il mio interesse per l’Arte con lo studio della Psicologia, laureandomi con il massimo dei voti con una Tesi sperimentale sulla Valutazione della Creatività e le sue prospettive. Vent’anni fa ho conosciuto il Maestro Antonio Dallomo che mi ha messo a disposizione, con la generosità che gli è consona, il suo sapere ed in seguito ho ampliato il mio percorso con i Maestri Wolfango e Davide Peretti Poggi. Ci metto in mezzo anche lo stage con il Grande Emanuele Dascanio. Cinque anni fa ho esposto nella prima Collettiva e da allora ho partecipato a Mostre in tutta Italia, alla Biennale di Firenze, tre personali, ricevendo riconoscimenti e critiche positive, sempre gratificanti per un Artista. Nel 2018 sono stata inserita nel prestigioso Catalogo CAM.

Perché secondo te oggi l’arte, la pittura, la scultura, sono importanti e vanno promossi e seguiti dalle persone, dai giovani?

Arte, pittura, scultura vanno promosse in quanto mai come oggi è essenziale comunicare con un linguaggio universale; possiedono alto potenziale di interdisciplinarietà; sviluppano aree specifiche del cervello, esercitando a vedere, non solo a guardare, ampliano la nostra visione del mondo.

Charles Bukowski

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito? Da questa prospettiva, a cosa serve la tua arte, ovvero, le arti visive in genere?

Sono completamente d’accordo con Bukowski. L’ Arte aiuta gli uomini a Vivere, elevandoli dal limite della Razionalità, della Sensorialità, della Credulità, del Controllo sociale mentale. Ognuno di noi può perseguire l’intuizione della Bellezza, che non necessariamente coincide con Armonia e Simmetria, mantenendo e riscoprendo il senso della Meraviglia. L’Attimo Creativo ci allontana dall‘idea della Morte, che non sappiamo accettare e comprendere, dando senso alla Vita.

Cosa consiglieresti ai giovani che volessero cimentarsi nella tua professione? Quali i tre consigli più importanti che ti senti di dare?

1) Lavorare, sporcarsi le mani, copiare umilmente dai Grandi.

2) Leggere le vite degli Artisti.

3) Non ascoltare chi dà loro consigli su cosa è meglio creare per “vendere”, ma seguire l’Ispirazione dettata dall’Istinto (e sottolineo Istinto, non Impulso. Considero il primo frutto dell’inconscia elaborazione creativa del vissuto, il secondo improvvisazione.)

Dove potranno seguirti i tuoi fan?

Ho una pagina Facebook nella quale pubblico i miei lavori e aggiorno sulle Mostre. Ho in preparazione una personale per giugno. A breve un nuovo sito Internet.

Un’ultima domanda Anna Rita, immaginiamo che hai di fronte una numerosa platea di adolescenti di una scuola media superiore della tua città. Il tema del simposio è l’arte figurativa e la pittura in particolare. Cosa diresti loro per catturare l’attenzione? Quali i tre temi principali che secondo te andrebbero affrontati per appassionare giovani menti all’arte, alla bellezza e alla cultura?

Lavorerei su forme, colori, materia. Pochi discorsi teorici. Spazio al Fare. Eserciterei al Saper Vedere per rendere visibile l’invisibile, riscoprendo il valore della Lentezza e della Contemplazione. Ascolterei. Credo nella Bellezza dentro ognuno di noi, il bravo insegnate dovrebbe fornire i mezzi per farla emergere.

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