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Ancora nessuna soluzione

Stabilizzazioni: è paralisi per i Pip, crescono timori anche per gli Asu

11 luglio 2018

Non si riesce ancora a capire quale sia il bandolo da tirare per sbrogliare la matassa dell’impugnativa che ha paralizzato la stabilizzazione dei 2.800 lavoratori ex Pip del bacino “Emergenza Palermo”. Il governo regionale, infatti, non ha ancora trovato la soluzione per superare i vizi di illegittimità ravvisati dal Ragioniere dello Stato. Nel frattempo crescono i timori anche per i 5mila Asu siciliani la cui stabilizzazione è oggetto di un tavolo di confronto presso l’assessorato alla Famiglia e al lavoro. L’esito dell’impugnativa, infatti, è destinato ad avere delle forti ripercussioni anche su quest’ultimi.

Il nodo del problema risiede nel contrasto normativo tra le disposizioni varate dall’Assemblea regionale siciliana e il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica. La stabilizzazione degli ex Pip, infatti, dovrebbe passare proprio dall’assunzione presso una di queste, la Resais. Ma il Testo Unico prevede che terminato il periodo transitorio entro il quale era possibile farle e, quindi, a partire dal primo luglio di quest’anno queste non possono più derogare ai principi di trasparenza e imparzialità. In altre parole bisogna passare da una selezione pubblica.

La controversia oltre a mortificare le aspettative degli ex Pip agita anche gli animi delgli Asu. Per Vito Sardo e Mario Mingrino, del Csa, “la situazione che si è venuta a creare è grave”. Tuttavia ritengono che una una soluzione sia possibile. “Bisogna verificare la reale volontà del governo regionale – spiegano – e concordare tutto con Roma, come è stato fatto nella precedente legislatura per i contrattisti degli Enti locali, per evitare eventuali ricorsi sulla legittimità dei provvedimenti”.

“Non abbiamo timore della legge – aggiungono – perché il nostro diritto alla stabilizzazione è sancito da più norme, sia regionali che nazionali. Si tratta quindi soltanto di una questione squisitamente giuridica che può e deve essere risolta per sanare una situazione, questa sì, illegittima e incostituzionale, ovvero quella di migliaia di persone che lavorano presso enti pubblici senza avere un solo giorno di contribuzione”.

“È arrivato il momento – concludono Sardo e Mingrino – di dare una svolta a questa situazione. Immediatamente l’assessore Ippolito convochi il tavolo per l’analisi delle proposte di stabilizzazione da noi presentate. Ringraziamo i deputati regionali che in questi mesi hanno mostrato e continuano a mostrare sensibilità sul tema, ma adesso il governo regionale deve risolvere definitivamente il problema, avviando contemporaneamente un dialogo costruttivo con Roma. Viceversa, saremo pronti ad imbracciare tutte le armi di lotta sindacale in nostro possesso”.

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