Stato-mafia, in aula i pm ricostruiscono la trattativa: "Così Riina tentò destabilizzare lo Stato" :ilSicilia.it
Palermo

La requisitoria dei pm guidati da Di Matteo

Stato-mafia, in aula i pm ricostruiscono la trattativa: “Così Riina tentò destabilizzare lo Stato”

di
15 Dicembre 2017

PALERMO. Le rivendicazioni di omicidi e intimidazioni a partire dal ’92 da parte della Falange Armata, prova di un progetto unitario di destabilizzazione istituzionale, l‘anonimo denominato Corvo 2 che dimostrerebbe i rapporti anomali tra i carabinieri del Ros e l’ex politico Calogero Mannino, il ruolo di Marcello dell’Utri nel progetto politico che avrebbe dovuto sostituire la Dc, avviato già a fine ’91. E ancora l’inchiesta mafia-appalti e le Leghe, movimenti separatisti con legami con eversione nera e massoneria.

De Donno e Mori, trattativa,
De Donno e Mori in una foto del 1997

In due ore e mezzo di requisitoria il pm Roberto Tartaglia, pubblica accusa al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, ha tentato di comporre i primi pezzi dell’intricato puzzle oggetto dell’impianto accusatorio. Alla sbarra, davanti alla corte d’assise di Palermo, in un processo iniziato 4 anni e mezzo fa, ci sono 10 imputati: carabinieri del Ros come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, boss come Antonio Cinà e Leoluca Bagarella, pentiti, Massimo Ciancimino e gli ex politici Marcello dell’Utri e Nicola Mancino.

Nicola Mancino
Nicola Mancino

Il fine è dimostrare come fin dall’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, a marzo del 1991, Totò Riina, ispirato da menti più raffinate avrebbe messo in atto un piano volto a destabilizzare lo Stato. Piano partito all’inizio con lo scopo principale di eliminare i politici che non avevano mantenuto i patti con la mafia, poi virato verso una strategia di minacce e morti che aveva come scopo creare tensione e allarme sociale. Il pm cita pentiti come il catanese Malvagna, che ha raccontato, come dietro la Falange Armata, che rivendicò il delitto Lima ma anche le minacce a esponenti istituzionali dell’epoca, ci fosse il boss corleonese. E la regia unica che si celava dietro la sigla venne colta anche dall’ex premier Giovanni Spadolini che nei suoi diari definì la “Falange uno degli strumenti della strategia di ricatto alle istituzioni della mafia supportata da rigurgito massonico”.

Calogero Mannino
Calogero Mannino

Riina, dunque, deciso dopo la sentenza della Cassazione che confermò il maxiprocesso a colpire i politici che l’avevano tradito, a un certo punto avrebbe ampliato l’obiettivo. E sarebbero spariti dalla lista degli obiettivi da eliminare personaggi come Calogero Mannino.

Tartaglia ha anche a lungo parlato dei rapporti “anomali” tra Mannino e l’ex capo del Ros Antonio Subranni che, a suo dire, avrebbe fatto pressioni per archiviare prima possibile l’anonimo denominato “Corvo 2” in cui si parlava delle relazioni mafiose dell’ex ministro. Mannino, processato separatamente in uno stralcio del dibattimento trattativa, è stato assolto.

Antonio Subranni
Antonio Subranni

Da nemico di Cosa nostra, in quanto traditore, l’ex potente dc condannato a morte sarebbe stato risparmiato. “Salvatore Biondino mi disse fermati con Mannino e non ho mai saputo perché mi revocò quel mandato di morte”, ha raccontato il pentito Giovanni Brusca ai pm, come ha ricordato Tartaglia. Per la Procura è la prova che Cosa nostra, su suggerimento di altri, ha cambiato linea ed è passata alla strategia terroristica: ai “morti innocenti, ai monumenti che verranno attaccati nel ’93”, ha detto il magistrato.

dell'utriPoi il magistrato ha iniziato a trattare il capitolo Dell’Utri: “dopo l’omicidio Lima e prima della strage di Capaci – ha detto Tartaglia – Dell’Utri dà un primo incarico occulto a Ezio Cartotto, dipendente di Publitalia, di creare comitati che raggruppassero persone provenienti da più partiti, per sostituire la dc come referente di Cosa nostra, per creare un partito alternativo”.
Infine si è parlato delle Leghe autonomiste fondate da personaggi vicini ad eversione nera e massoneria come Stefano delle Chiaie. In Sicilia erano gli anni in cui Leoluca Bagarella progettava di scendere in campo con un partito di Cosa nostra: Sicilia Libera.

© Riproduzione Riservata
Tag:

Fenomeno serie tv

di Michele Lombardo

Una estate ricca di novità

L'estate è da sempre una stagione in cui i palinsesti delle tv in chiaro sono pieni di repliche di film e programmi tv. Film come Lo squalo, Pretty woman e la saga della Principessa Sissi sono delle presenze quasi costanti nelle programmazioni estive di molte tv

Blog

di Renzo Botindari

Election Day! Che bella parola

Nessuno mette in discussione che la nostra classe politica sappia fare dialettica e litigare a difesa delle proprie posizioni, o sappia addirittura demonizzare l’avversario, ma alla fine della elezioni chi uscirà vincitore dovrà governare

Rosso di sera

di Elio Sanfilippo

Primarie: un pasticcio alla siciliana

Nelle settimane scorse mentre dirigenti del PD siciliano si sbracciavano per spingere i propri iscritti e simpatizzanti a partecipare alle primarie e sostenere con il voto Caterina Chinnici, la candidata del partito, a Roma si consumava l’esperienza del governo Draghi.

In Primis la Sicilia

di Maurizio Scaglione

Vota e fai votare…. ma pensa con la tua testa

Vi ricordate quando, parliamo anni 60 e 70 , durante il periodo elettorale,  passavano per i quartieri le vecchie Fiat 600 con il megafono montato nel portabagagli sul tetto e gridavano con voce decisa, vota e fai votare Pinuccio Tal dei tali, per il tuo futuro , per il futuro dei tuoi figli, per il lavoro