Strage di Capaci, le nuove verità: "Non fu Brusca a premere il telecomando" :ilSicilia.it
Palermo

Lo dice il pentito Pietro Riggio

Strage di Capaci, le nuove verità: “Non fu Brusca a premere il telecomando”

di
19 Novembre 2019

L’ipotesi del cosiddetto “doppio cantiere” per la realizzazione della Strage di Capaci prende corpo nelle aule del Tribunale di Caltanissetta, al processo “Capaci bis”. 

Il pentito Pietro Riggio torna ad accusare un ex poliziotto. Il suo nome, dapprima secretato, è ormai pubblico: si tratterebbe di Giovanni Peluso, indagato ora per la strage del 23 maggio 1992. 

“Peluso mi disse: ‘Ma tu sei sicuro, credi ancora che il tasto del telecomando l’abbia premuto Brusca?‘ Io rimasi spiazzato. ‘Mah – dissi -non lo so perché mi dice questo’. Però ho intuito subito, nell’immediatezza dei fatti, che sicuramente conosceva, sapeva qualche cosa, o diretta o de relato o non so come, che gli facesse affermare questa cosa che Brusca effettivamente non avesse premuto lui”. Sono le parole del pentito di mafia Pietro Riggio, nel corso del confronto con l’ex poliziotto Giovanni Peluso, avvenuto il 7 marzo scorso.

Il verbale è stato depositato oggi nel corso dell’udienza del processo ‘Capaci bis‘ a Caltanissetta. “O era convinto che avesse premuto, diciamo, questo famoso timer per fare saltare in aria Falcone”, dice ancora il pentito Riggio, che poi ha aggiunto: “Nel periodo di detenzione a Santa Maria Capua Vetere ho conosciuto diversi ex appartenenti alle forze dell’ordine. Tra questi anche Peluso, ispettore della questura di Roma e un tale Giuseppe Porto. So che entrambi hanno avuto rapporti con i Servizi segreti.

L’ex poliziotto Peluso si è difeso nel corso di un confronto con Riggio negando categoricamente il suo coinvolgimento nella strage: “È dimostrabile. Non ho potuto materialmente esserci, perché stavo al corso per sottufficiali, come facevo ad andare a Capaci?”. La deposizione di Riggio continuerà nella prossima udienza fissata per il 29 novembre.

Ma oggi ha parlato in Aula anche il pentito Maurizio Avola, che ha fornito nuovi dettagli sul reperimento dell’esplosivo, su cui non si è mai fatta piena luce.

il pentito Maurizio Avola
il pentito Maurizio Avola

“Nel ’92 – ha detto oggi in Aula a Caltanissetta – ho conosciuto un esperto di esplosivi a casa di Aldo Ercolano (capomafia catanese, ndr). Era poco più alto di 1,80, robusto, capelli scuri. Vestiva elegante. Mi dicevano che era venuto per dirci come si preparava un esplosivo. Aveva la parlata tipica dell’italo americano. Mi fu presentato come appartenente alla famiglia mafiosa americana di John Gotti. Ci disse come funzionava questo esplosivo potentissimo, come piazzarlo, come ottenere le frequenze giuste e l’utilizzo del detonatore. Mi fu presentato perché doveva partecipare alla strage di Capaci”.

L’esplosivo era morbido, della consistenza del pongo. Era all’interno di bidoni utilizzati per le olive. Ercolano mi disse di preparare due di questi bidoni pieni. Si parlava del fatto che si doveva fare la guerra allo Stato a partire dai magistrati. Lo abbiamo trasportato con una Fiat Uno bianca. Siamo arrivati a Termini Imerese e l’abbiamo lasciato in un rifornimento. I telecomandi li abbiamo consegnati dopo, quindici giorni prima della strage di Capaci”, ha aggiunto il pentito catanese Maurizio Avola.

Cinque gli imputati nel processo: Salvo Madonia, Lorenzo Tinnirello, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Vittorio Tutino. Nel processo di primo grado, la Corte d’Assise, condannò all’ergastolo Madonna, Tinnirello, Lo Nigro e Pizzo. Tutino invece venne assolto per non avere commesso il fatto.
La Corte d’Assise d’Appello ha accolto la richiesta avanzata da alcuni legali, in particolare dagli avvocati Flavio Sinatra e Vincenzo Vitello, di sentire i pentiti Pietro Riggio e Maurizio Avola. Quest’ultimo aveva sostenuto di aver trasportato detonatori e tritolo provenienti da Messina e Reggio Calabria.

“Non so quale fosse la marca di esplosivo che era contenuto nelle casse che portammo a Termini Imerese. Sicuramente c’era il T4, quello con la consistenza del pongo. Gli altri panetti erano un po’ più piccolini di forma tondeggiante e di colore marrone scuro. Non so dire se l’esplosivo che ho maneggiato sia il Semtex“, ha concluso Avola.

 

LEGGI ANCHE:

I buchi neri della Strage di Capaci: ecco tutti i misteri irrisolti

“Ex poliziotto mise l’esplosivo sotto l’autostrada”, l’ultima rivelazione sulla Strage di Capaci

 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Blog
di Renzo Botindari

Se non mi mancate per nulla ci sarà un motivo?

Siamo partiti dal “fratelli d’Italia” cantato in coro alle ore 18.00 dai nostri balconi, per giungere oggi al vaffa al vicino di casa non appena si affaccia nel balcone accanto al vostro
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Buona Pasqua

L’Augurio che sicuramente in cuor loro i siciliani si fanno, in occasione di queste festività, è che questa sia l’ultima Pasqua da reclusi e che la prossima si potrà finalmente passeggiare liberamente, ritrovando il gusto dello stare insieme, di rafforzare sentimenti di amicizia, di socialità e di solidarietà
Alpha Tauri
di Manlio Orobello

“Il Paradiso perduto“

Scendeva il crepuscolo mentre l’aereo si accingeva ad atterrare a Punta Raisi. La costa fra Carini e Capo Rama appariva già punteggiata dalle luci dei paesi e delle innumerevoli abitazioni che la costellano e che si riflettevano sempre di più nella cerchia dei monti, man mano che la luce del sole tendeva a scomparire.
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Lincoln come Kennedy, il potere dei soldi

Il 14 aprile 1865, Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, fu assassinato raggiunto da un proiettile calibro 44 sparatogli alla testa da un sicario. fu ucciso mentre, dal palco presidenziale, assisteva alla commedia musicale Our American Cousin