"Strategia per fotterlo". Nessuno stupro alla vicina di casa: forestale di Castelbuono assolto :ilSicilia.it
Palermo

Un inganno che è stato disvelato grazie all’avvocato Genchi

“Strategia per fotterlo”. Nessuno stupro alla vicina di casa: forestale di Castelbuono assolto

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5 Giugno 2020

“Strategia per fotterlo”. Era tutto contenuto in questa frase intercettata. Il riferimento è alla provocazione studiata nei minimi dettagli e messa in atto da una donna contro un vicino di casa: farsi chiedere scusa con un sms e mostrare questa discolpa ai carabinieri come prova di un presunto stupro. Un strategia, appunto, che aveva portato sul banco degli imputati Vincenzo Barbarotto, 58 anni, ispettore del Corpo forestale, molto noto a Castelbuono anche perché impegnato in attività teatrali, musicali e pure di volontariato, con la pesante accusa di violenza sessuale plurima e sequestro di persona.

Un inganno che è stato disvelato grazie all’avvocato Gioacchino Genchi, attraverso complesse indagini difensive, all’acquisizione dei tabulati del suo assistito e ad una accurata analisi delle intercettazioni, è riuscito a smontare il castello accusatorio, riuscendo a fare assolvere l’imputato nel merito, “perché il fatto non sussiste”, quindi con la formula più ampia e liberatoria, nonostante la severità della pena richiesta dal pubblico ministero, 15 anni di reclusione, durante il processo con il rito abbreviato svolto davanti al gup del Tribunale di Termini Imerese, Stefania Gallì, che con l’assoluzione dell’imputato aveva anche disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero.

Né la Procura di Termini, né la Procura generale di Palermo avevano impugnato la sentenza di assoluzione di Barbarotto, che è passata in giudicato agli effetti penali. Ha fatto appello, invece, la parte civile, chiedendo la riforma della sentenza. Dopo la discussione della causa, la terza sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Antonio Napoli, ha rigettato l’appello della parte civile, confermando integralmente la sentenza del Gup di Termini.

Gioacchino GenchiNel corso delle indagini difensive, l’avvocato Genchi, facendo una profonda analisi dell’attività posta dal responsabile tecnico dell’inchiesta, il maresciallo Benedetto Mondello (oggi in servizio presso la Compagnia dei carabinieri di Sant’Agata di Militello), aveva fatto trascrivere oltre 300 intercettazioni, che i carabinieri avevano del tutto ignorato, scoprendo quindi che non c’erano stati degli adeguati approfondimenti in merito ad alcune telefonate e ad alcuni messaggi intercettati alla presunta vittima.

Così era risalito al motivo che, con ogni probabilità, aveva indotto la donna a inventare di sana pianta una falsa violenza sessuale: vendicarsi col Barbarotto per la mancata concessione di un piccolo prestito, che poi la donna avrebbe preteso le fosse concesso dalla banca, dove lavorava il fratello del Barbarotto. Non solo, in questa maniera aveva inteso recitare la parte della vittima col compagno, con cui era in crisi, nel tentativo poi riuscito di riallacciare i rapporti con lui, coinvolgendolo nella vendetta posta in essere contro Barbarotto e i suoi familiari, con il danneggiamento delle serrature delle porte di accesso della propria abitazione e di quella della madre, consumato nella notte fra il 28 e il 29 ottobre 2014, oltre alla carrozzeria delle autovetture.

In tutto questo, era emerso ancora che la donna, pur di dimostrare la sua verità, aveva indotto la madre e la figlia a raccontare il falso ai carabinieri, cioè che lo stupro sarebbe stato consumato «con certezza» il pomeriggio del giorno precedente ad una visita neurologica eseguita presso l’ospedale di Cefalù. La data della violenza era stata cambiata dalla donna ogni qual volta che una sua versione veniva smentita dalle celle telefoniche dell’imputato, che lo collocavano in posti molto lontani rispetto a quello indicato da lei come teatro dello stupro, fino all’ultima udienza di trattazione del processo.

 

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