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la sentenza

Talpe, spionaggio e corruzione: condannato a 14 anni il “paladino antimafia” Montante

10 Maggio 2019

Sentenza durissima oggi a Caltanissetta: Antonello Montante, ex leader di Confindustria Sicilia ed esponente di spicco dell’Antimafia, dopo oltre due ore di camera di consiglio è stato condannato a 14 anni nell’ambito dell’inchiesta Double Face.

A un anno esatto dal suo arresto, l’ex numero uno di Sicindustria, processato col rito abbreviato, è stato ritenuto colpevole dai giudici che hanno creduto all’accusa: avrebbe costruito, con la complicità di esponenti delle forze dell’ordine che beneficiavano dei suoi favori, una rete di spionaggio per avere informazioni sull’indagine per concorso in associazione mafiosa aperta a suo carico dai pm nisseni e spiare quelli che riteneva i suoi avversari con dossier su di loro.

Marco Venturi Alfonso Cicero, i due uomini “chiave” dell’inchiesta, ex amici di Montante, hanno fatto crollare il suo “sistema”.

Nel processo erano imputati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla rivelazione di notizie coperte dal segreto d’ufficio, al favoreggiamento il colonnello Gianfranco Ardizzone (3 anni), ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta; il sostituto commissario Marco De Angelis (4 anni); il questore Andrea Grassi (1 anno e 4 mesi); il capo della security di Confindustria Diego Di Simone (6 anni e 4 mesi). Assolto Alessandro Ferrara, ex dirigente generale delle Attività produttive, così come aveva chiesto la procura.

Per Montante il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone e i Pm Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso a conclusione della requisitoria, lo scorso 23 aprile, avevano chiesto la condanna a 10 anni e mezzo di reclusione. In media, come spiegato dai pm durante la requisitoria, sarebbero stati effettuati nove accessi abusivi a sistema informatico ogni tre mesi, per un arco di 7 anni, per cercare informazioni anche su alcuni collaboratori di giustizia, sull’ex presidente dell’Irsap Alfonso Cicero, parte offesa e parte civile, e il magistrato ed ex assessore regionale Nicolò Marino.

I timori dell’avvocato Carlo Taormina, che difende Montante, si sono concretizzati. Ieri diceva: “Non sono fiducioso sulla sentenza. Questa non era la sede per poter fare il processo perché questi magistrati sono condizionati dalla preoccupazione che essere stati vicini a Montante per tanti anni”.

Lunedì ripartirà l’altro processo (col rito ordinario) davanti al Tribunale di Caltanissetta che vede altri 13 imputati, tra cui l’ex presidente del Senato Renato Schifani e l’ex capo dei servizi segreti Arturo Esposito, l’ex capo centro della Dia di Caltanissetta passato ai Sevizi Giuseppe D’Agata, e il tributarista Angelo Cuva, accusati di far parte del cerchio delle “talpe”. Montante poteva contare anche sui favori del re dei supermercati Massimo Romano.

Nella recente puntata di Report, (e nel libro “Il Padrino dell’Antimafia“, del giornalista Attilio Bolzoni) si parla anche della Trattativa Stato-mafia. Il dubbio sollevato è che Montante, con la sua rete di spie e servizi segreti deviati, abbia qualcosa a che fare con le registrazioni (ufficialmente distrutte) delle telefonate fra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino.

 

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