Tavolate di San Giuseppe, continua il tour della Sicilia :ilSicilia.it

Il 19 marzo i festeggiamenti

Tavolate di San Giuseppe, continua il tour della Sicilia

17 Marzo 2018

Il nostro piccolo tour tra le Tavolate di San Giuseppe volge al termine. Oggi faremo una piccola carrellata su quelle tradizioni che si discostano un po’ da tutte le altre.

salemiA Salemi (TP), è usanza, nel mese di marzo, fare una promessa di voto al Santo o ringraziarlo per la grazia ricevuta. In 8 giorni viene preparato l’Altare in casa, decorato con rami di mirto e alloro e invitati tre bambini in rappresentanza della Sacra Famiglia. Un paio di giorni prima di ogni mercoledì del mese e il 19 marzo, il devoto gira per il paese per la “Questua“, chiedendo farina, olio, uova e, anche, offerte in denaro. Il segno dell’abbondanza, nell’altare, è rappresentato dagli ortaggi, soprattutto dal finocchio e dalla frutta collocata in grandi cesti; al centro di essa i Cucciddati, grandi forme di pani votivi. Quello dedicato a San Giuseppe ne riproduce il bastone, “u vastuni”, decorato con un giglio, simbolo di purezza; quello a Maria, destinato alla fanciulla che la impersonerà, è decorato con una rosa, che rappresenta la verginità, con dei datteri, che secondo la tradizione la Vergine mangiò durante la fuga in Egitto, e un ramo di palma, emblema di pace; quello dedicato a Gesù con gelsomini, uccelli e con i simboli della sua passione. La festa di San Giuseppe allude esplicitamente all’arcaico simbolismo agrario del rinnovamento della natura, che avviene proprio nel mese di marzo.

Tavolate San Giuseppe a PietraperziaA Pietraperzia (EN), è tradizione festeggiare il Santo con un grande banchetto pubblico a cui vengono invitati tre bisognosi, rappresentanti la Sacra Famiglia, che potranno godere delle prelibatezze offerte dagli abitanti del paese. Dal 1922, inoltre, si assiste anche a uno spettacolo che rievoca la fuga in Egitto della Sacra Famiglia con figuranti in costume d’epoca che, interpretando gli ufficiali di Erode, si dirigono a cavallo verso la Chiesa del Carmine, dove rimarranno in attesa. I falegnami del paese, organizzatori dei festeggiamenti,  si recano, a loro volta, prima a casa del ragazzo scelto per impersonare l’angelo e poi da quelli che rappresenteranno Maria e Gesù. Fatto ciò, tutti insieme si dirigeranno in corteo verso la chiesa di Santa Maria dove li attende un giovane San Giuseppe. Dopo la funzione religiosa, celebrata a mezzogiorno, parte la processione preceduta dall’angelo e da Gesù Bambino, che è tenuto per mano da San Giuseppe e la Madonna, seduta sull’asino. Il corteo, giunto davanti alla chiesa Madre, viene avvicinato dai soldati di Erode che annunciano di avere l’ordine di uccidere Gesù. Lo spettacolo si conclude con i tre che, rifiutandosi di compiere la loro missione, tornano sui loro passi. A questo punto la Sacra Famiglia sale sul palco per consumare pubblicamente le pietanze che sono state preparate per loro.

A Villalba (CL), un tempo, nel giorno dei festeggiamenti di San Giuseppe, si recavano dei monaci che, oltre a dire messa, assistevano i contadini che portavano in offerta al Santo il frutto del loro lavoro. Oggi si allestiscono le Tavolate dei vecchiarelli, che si riempiono di ogni delizia e forme di pane con i simboli dell’ amato San Giuseppe.

A Marettimo (TP), per festeggiare San Giuseppe è tradizione fare la Duminaria, alla vigilia del 19 marzo, che consiste nell’accendere un falò o Vampi di San Giuseppe, l’uno vicino all’altro in onore di Gesù, Giuseppe e Maria. Al pranzo tradizionale, preparato la mattina del 19, oltre la Sacra Famiglia, impersonata da tre persone scelte fra le meno agiate dell’isola, partecipano tutti gli abitanti; coloro che, per impedimenti, non possono essere presenti, vengono serviti a casa. Nel pomeriggio i devoti si dividono in due gruppi, di cui uno si dirige in Chiesa e l’altro si ferma al suo esterno. Una volta chiuso il portale i fedeli rimasti fuori cominciano a bussare mentre dall’interno chiedono:”Chi cercate?” Dopo tre volte il portone viene aperto, la statua di San Giuseppe compare sulla soglia e inizia una pantomima che vede chi si trova all’interno della chiesa impegnato a trattenere la statua del Santo, mentre chi è rimasto all’esterno a portarla fuori. I festeggiamenti si concluderanno con la processione.

duomo di MonrealeA Monreale (PA), la festa di San Giuseppe è molto sentita per la presenza della congregazione dei falegnami. Tra le tradizioni più pregne di significato quella del Sacro Manto e l’Altarino di San Giuseppe. La prima prevede, al fine di ricordare i 30 anni che San Giuseppe trascorse assieme a Gesù, la recitazione delle preghiere del Sacro Manto per 30 giorni consecutivi. L’Altarino di San Giuseppe, invece, è costruito nella casa di chi ha chiesto o ottenuto una grazia. L’ornamento principale è il pane stretto e secco, decorato come un ricamo. Distaccata dall’altare c’è la Tavolata con pani, arance, finocchi, pignolata, acqua, vino e candele accese. Il pranzo comincia con spicchi d’arancia, per poi continuare con pasta al sugo “ca muddica”, mollica di pane grattugiato, abbrustolita e mischiata a formaggio piccante, pepe e zucchero. Numerosi canti, di cui il più antico è formato da 23 strofe in siciliano.

Per chiudere una preghiera in siciliano dedicata a San Giuseppe:

San Giusippuzzu vui siti lu patri
Vergini e puru comu la matri
Maria la rosa
Giuseppi lu gigghiu
Datimi aiutu tra peni e perigghiu
Unn’a scurari sta iurnata senza essiri cunsulata
P’u bambineddu c’aviti ‘mbrazza
Patri ranni facitimi a razia
E pi l’amuri di Maria
Facitila a mia

Ringraziamo per la foto, che rappresenta una Tavolata di San Giuseppe di Villalba, Caterina e Rosario Plumeri Bragagno.

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