13 dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento alle 10.02
caronte manchette
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Palermo

La recensione

Teatro, al Libero un gioco di coppia poco avvincente ne “L’amante”

7 dicembre 2018

Ascoltate oggi, nell’era digitale, le battute scritte da Harold Pinter per il copione de “L’amante“, datato 1962, risultano non solo attuali ma, forse, propositive.

Se all’epoca, in qualche modo, voleva anticipare la fase storica di un’emancipazione sessuale, la riflessione del Premio Nobel per la letteratura, per quanto considerato un testo minore, in dinamiche scarne ed essenziali trama un gioco delle parti e tra le parti che offre spunti riflessivi e creativi non indifferenti.

La versione de “L’amante” al Teatro Libero di Palermo, per la regia di Lelio Lecis, nuova produzione del Teatro Akròama di Cagliari, ha come interpreti Lea Karen Gramsdorff (Sara) e Simeone Latini (Richard – John).

In una scena moderna (rispetto al copione originale) dove la chaise luonge ha la forma di un pannello solare, così come il letto matrimoniale, un declivio che anticipa l’instabilità della coppia, il bianco e grigio predominanti svelano gli estremi di un rapporto di coppia che, per continuare ad esistere, ha bisogno di escamotage “stuzzicanti“.

Chi guarda con gli occhi di adesso deve fare uno sforzo di immaginazione per non trovare semplicistico l’approccio dell’autore che, invece, manifesta il suo genio nell’aver creato un testo estremamente attuale.

La verità è essenziale in un matrimonio” che deve avere, in quanto istituzione, sensibilità e serietà, secondo Pinter.

“Tu sei felice? …il tuo piacere è il mio piacere… perché così c’è un equilibrio perfetto.?”

La realizzazione del “gioco delle parti“, tra luci ed ombre che segnano fedelmente i passaggi della vita quotidiana, nella regia di Lecis, a nostro avviso, risulta debole e a tratti banalizzata da stereotipi di relazione a due già sviliti, per quanto questo non metta in ombra la prova degli attori.

Manca dunque quella dimensione, suggerita sotto voce da Pinter, dell’assetto interno dell’individuo, del Sè, che porta ieri come oggi alla necessità del gioco delle parti, che avrebbe reso sostanzialmente l’inquietudine dei personaggi.

 

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