Teatro: allo Spazio Franco "Patres", l'indefinito orizzonte nel rapporto padre e figlio | FOTO :ilSicilia.it
Palermo

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Teatro: allo Spazio Franco “Patres”, l’indefinito orizzonte nel rapporto padre e figlio | FOTO

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12 Gennaio 2020

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“Ma tu lo sai quanto è grande il mare?… L’orizzonte di che colore è?” Sono gli interrogativi di Telemaco, di origini calabresi, che vive con il padre una vita, atti quotidiani ripetuti alla ricerca di chi sa ché, protagonisti di “Patres“, spettacolo di Saverio Tavano per la Compagnia Scenari Visibili di Lamezia Terme, che ha aperto la nuova stagione di Scena Nostra allo Spazio Franco (Cantieri Culturali alla Zisa).

Patres in scena 

Padre e figlio, interpretati dai bravi Dario Natale e Gianluca Vetromilo, binomio che mai appare consumato nelle possibili declinazioni che questo legame può assumere, raccontano, ognuno a modo proprio, una trama familiare dove qualche nodo sfugge lasciando spazio a falle che, nel tempo, si riproporranno.

Patres parla dei padri e della loro collocazione in questo momento storico: orfani di padri maestri, padre politici, padri spirituali. Si eredita il nulla, dunque, ma non proveniamo dal nulla, ed è per questo motivo che è necessario recuperare il nostro scarto col passato.

E il tempo, altro protagonista invisibile della pièce, scorre con un ritmo tutto suo, mentre è il mare, a sua volta, il mare della Calabria, ad avere un potere speciale e dei colori, molteplici, che raccontano di vite e di morti.

Telemaco, il figlio, è cieco e perciò ipersensibile ad ogni altra percezione che diventa amplificata e rivelatrice delle omissioni del padre.

Perché si può andare lontano ma è sempre qui che si ritorna“, dice Telemaco caratterizzato da un pensiero talmente semplice da emozionare.

Patres, spettacolo pluripremiato (Premio Pradella 2018 Teatro dei Filodrammatici Milano; Miglior spettacolo Festival Inventaria Teatro dell’Orologio Roma 2014; Premio contro le mafie del MEI 2014 Faenza; Secondo premio al Festival Teatrale di Resistenza Museo Cervi/Gattatico RE) si distingue per la forza della sua essenzialità, di parole, scena e azione, riuscendo con il ‘minimo’ a coinvolgere lo spettatore in questo rapporto padre/figlio reso ancora più efficace dalla bravura dei due attori in scena.

 

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