24 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.32
Palermo

La recensione

Teatro: anime alla deriva alla ricerca di un senso nelle “Sorelle Materassi”

7 Febbraio 2019

Un gioco d’ombre in cui contrapposti, neanche poco simbolicamente, ci sono un Papa e due sorelle: comincia con questa immagine che riporta l’autorità religiosa più temuta dalle coscienze delle umanissime Teresa e Carolina, protagoniste insieme a Giselda del romanzo “Sorelle Materassi“, riproposto in scena al Teatro Biondo di Palermo (sala Grande).

Considerato il capolavoro di Aldo Palezzeschi, che concesse alle stampe il romanzo solo dopo diverse revisioni e dopo quasi un trentennio dalla prima stesura, la versione teatrale, nel libero adattamento di Ugo Chiti, conserva, con ritrovata leggerezza, tutta la natura enigmatica e inafferrabile dell’opera originale.

sorelle Materassi

Nella pièce si riscontrano più elementi che, nella semplicità apparente della messa in scena, lasciano intravedere contributi artistici all’altezza della tessitura complessa del romanzo in questione.

La regia dimessa di Geppy Gleijeses, la scenografia (Roberto Crea) che non sovrasta mai le vicende e che, nei cambi di luce (Luigi Ascione), trova nuove dimensioni pur conservando alle spalle un grande albero che mai fiorirà, monito di vite mai vissute, ma soprattutto le attrici principali del cast, Lucia Poli (Teresa), Milena Vukotic (Carolina), Marilù Prati (Giselda) e Sandra Garuglieri (Niobe, la domestica) contribuiscono alla riuscita dello spettacolo che, nella sua terza stagione, ha già superato le 200 repliche in giro per l’Italia.

Nelle pieghe di una storia apparentemente banale, due delle sorelle Materassi sono sarte un pò snob, senza una loro vita privata e, in maniera più o meno inconscia, accogliendo in casa Giselda e il nipote Remo (Gabriele Anagni), ricostruiscono l’originale nucleo familiare moltiplicando debolezze e difetti di tutti i componenti.

Scorrono così, attraverso i personaggi, diverse declinazioni dell’animo umano: opportunismi, debolezze, sensualità insensata, durezza e debolezza che, inevitabilmente, porteranno al declino il tanto faticato “progetto familiare“.

A contornare le vicende, e a fare la differenza, ci sono poi i toni ricercati della Poli, la grazia innata della Vukotic e la dirompente efficace energia della Prati, coadiuvate dalle pertinenti musiche di Mario Incudine.

Repliche fino al 10 febbraio.

 

Tag:
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Per chi forse ha già dimenticato

“Dottore questa volta non ce l’ho fatta, non ho fatto storie, non ho permesso a loro di attaccarmi le lunghe maniche bianche dietro la schiena, non ho voluto fare il “bastian contrario” come sempre e ho preso la loro medicina. A che serviva ancora dire che non era giusto? E poi a chi? In quanti siamo rimasti? Mi sono dovuto prostrare come tutti, mi sono dovuto distrarre, avrei dovuto imparare ad essere più ipocrita, mi sarebbe bastato vendere il mio intelletto".
. Rosso & Nero .
di Alberto Samonà

Il ricordo di Falcone: un’occasione persa per una memoria condivisa

Oggi è una di quelle date che dovrebbe essere patrimonio di tutti e invece, il ricordo del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, è diventato l'occasione per divisioni, distinguo, accuse, veleni, lenzuoli di protesta ai balconi e contromanifestazioni.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.