Teatro, in scena l'umanità poliedrica di Palazzolo ne "L'ammazzatore" | FOTO :ilSicilia.it
Palermo

Repliche fino al 24 febbraio

Teatro, in scena l’umanità poliedrica di Palazzolo ne “L’ammazzatore” | FOTO

18 Febbraio 2019

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Ci sono uomini costretti a vivere una vita che non gli appartiene, per scelte che non hanno fatto, per idee che non condividono: Ernesto Scossa, il protagonista de “L’ammazzatore” lo spettacolo che debutta al Teatro Biondo (sala Strheler) martedì 19 febbraio alle 21, è uno di questi.

Rosario Palazzolo
Rosario Palazzolo

La pièce nasce dall’incontro tra il drammaturgo Rosario Palazzolo, che ne veste anche i panni, e il regista Giuseppe Cutino: non è una storia di mafia, è una storia minuscola di un uomo minuscolo capace di pensieri minuscoli, un uomo che si fa emblema dell’umanità tutta, disorientata e meschina, delicata e derelitta, ironica e corrosiva.

Ma è anche – come spiegano l’autore e il regista – un inno alla vita, nonostante tutto, perché è un’invenzione continua, il moto di chi non smette mai di andare avanti, persino davanti al baratro“.

Il protagonista, nato in una Palermo che non concede vie d’uscita, si trova a dover uccidere per mestiere, fino a quando la consapevolezza di una scelta gli offrirà un vago spiraglio di luce; in scena con Palazzolo anche Salvatore Nocera.

L’ammazzatore è soprattutto un teorema, che sancisce l’impossibilità della redenzione, e “la parola redenzione, a volerci ragionare, è la parola più distante dalla parola redenzione, poiché propone un antidoto alla colpa, la assoggetta a una miriade di attenuanti“.

E invece la colpa andrebbe annoverata, sempre, e esposta in bella mostra fra i fallimenti dell’esistenza, presa di petto, trafitta ai fianchi, affinché non si abbiano a pretendere sconti in qualsiasi futuro immaginiamo di dover ancora vivere.

Per Palazzolo e Cutino, però, L’ammazzatore è anche un inno alla vita, nonostante tutto, perché è un’invenzione costante, è il moto di chi non smette mai di andare avanti, persino davanti al baratro. Ed è anche una lingua, divaricata e poetica, fatta di parole uscite come da un carillon piccolissimo, capace solo di pensieri mignon, e che sottende gesti delicati, tenuti nascosti nelle pieghe di trame arricciate.

Come se del vivere bisognasse vergognarsi. Il tutto, osservato, analizzato, raccontato da una posizione laterale, di sbieco, ché le cose guardate di fronte hanno il pessimo vizio di divenire banali“.

Lo spettacolo è prodotto da A.C.T.I. Teatro Indipendente in collaborazione con M’Arte Movimenti d’Arte, Teatrino Controverso e T223; le scene e i costumi sono di Daniela Cernigliaro, le luci di Petra Trombini.

Repliche fino al 24 febbraio.

 

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