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Palermo

Dopo la classifica 2018 degli Atenei statali, stilata dal Censis

Terremoto all’Università: Palermo perde status di “Mega Ateneo Statale”. Rivolta contro Micari

7 Luglio 2018

Si scatena un vero e proprio terremoto all’Università di Palermo. Nell’occhio del ciclone finisce ancora una volta il rettore Fabrizio Micari, uscito pesantemente sconfitto alle scorse elezioni regionali del 5 novembre 2017 che hanno decretato la vittoria di Nello Musumeci.

A tuonare contro Micari, ancora una volta lo SNALS e la CISL Federazione Università. Due note al vetriolo in cui evidenziano il “fallimento” dell’ateneo palermitano, certificato dagli ultimi dati del rapporto Censis.

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Giovanni Madonia Ferraro, SNALS

«Palermo: indietro tutta! – scrive il Coordinatore Provinciale SNALS, Giovanni Madonia FerraroÈ notizia degli ultimi giorni la pubblicazione della classifica 2018 degli Atenei statali italiani stilata dal Censis. Purtroppo, i dati relativi all’Università di Palermo sono alquanto desolanti oltre che preoccupanti. Innanzitutto, emerge che l’Università di Palermo ha perso lo status di “Mega Ateneo Statale”, dal momento che il numero degli studenti iscritti è sceso sotto la soglia fissata di 40.000. A ciò si aggiunge il peggioramento del punteggio medio complessivo, che tiene conto di servizi, borse di studio offerte agli studenti, strutture, comunicazione, servizi digitali e internazionalizzazione e che è passato da 85,6 (ottenuto nel 2017) a 83,8. Nello specifico, sono peggiorati rispetto al 2017 i punteggi relativi ai servizi (da 76 a 75), alle borse di studio (da 87 a 78), alla comunicazione e ai servizi digitali (da 109 a 103). Gli unici miglioramenti rispetto all’anno passato riguardano le strutture (da 84 a 88) e l’internazionalizzazione (da 72 a 75). Evidentemente l percorso di crescita tracciato dal Magnifico Rettore non ha sortito gli effetti sperati, ma ha prodotto effetti diametralmente opposti, quali il calo del numero degli iscritti e la perdita del “primo posto come Università del Sud”. Ed è curioso rilevare che il peggioramento è avvenuto proprio in quei settori per i quali il Magnifico Rettore pianificava una crescita (vedi, i servizi). Altrettanto stupore desta la constatazione del netto passo indietro nell’ambito della comunicazione e dei servizi digitale, nonostante l’assegnazione in posizione di comando di due esperte di comunicazione provenienti dall’Università di Torino.

Non siamo di fronte all’unica pagina buia nella storia recente dell’Università di Palermo – prosegue la nota dello Snals – ma se ne potrebbero citare innumerevoli altre. Basti ricordare la decisione del Rettore che, candidandosi a Presidente della Regione Siciliana senza rassegnare le dimissioni, ha trascinato irrimediabilmente l’Ateneo nell’agone politico, scelta di cui quest’ultimo sta ancora pagando le conseguenze. Di fronte a questo scenario a tinte fosche, non si comprende come mai tutta la comunità accademica non voglia far sentire la propria voce per ribadire con forza e determinazione il proprio senso di appartenenza ad una istituzione che deve fare della formazione e della ricerca la propria ragione primaria di esistenza. Cosa si cela dietro questo inspiegabile silenzio? Il silenzio è complicità! Siamo convinti che – conclude – solo offrendo ai giovani un’offerta formativa di qualità a 360° l’Università di Palermo possa arrestare l’emorragia di iscritti, recuperare il gap che la separa dagli altri Atenei e ottenere nei fatti, e non nelle parole, il primato tra le Università del Meridione».

Anche la CISL Federazione Università prende in esame i dati del CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali) che ogni anno pubblica la classifica degli Atenei Italiani.

Maurizio Ippolito, CISL UNIPA
Maurizio Ippolito, CISL UNIPA

«Nell’ultimo decennio – spiega il segretario generale Maurizio Ippolito – nonostante una crisi economica da cui non siamo ancora usciti, abbiamo assistito a un costante, seppur lento, recupero delle posizioni fra i Mega Atenei Italiani (Università che superano i 40 mila iscritti), fino a raggiungere il 5° posto, miglior performance di sempre dell’Università di Palermo. 

In questi giorni è uscita la classifica per l’anno 2018/2019 e, come succede ogni anno, con estrema curiosità siamo andati a cercare la posizione del nostro Ateneo, pronti a esaltarci o a deprimerci a seconda se saliamo o scendiamo in graduatoria. Cerchiamo, cerchiamo… ma non riusciamo a trovare l’Università di Palermo. Che cosa è successo? Un po’ presi dall’ansia scorriamo, ancora una volta la classifica, sistemandoci gli occhiali, c’è Catania, Pisa, Bari… nulla: Palermo non c’è. Rimaniamo basiti. A questo punto un po’ rassegnati verifichiamo la classifica, la scorriamo, la confrontiamo con gli anni precedenti, facciamo delle considerazioni e curiosi passiamo alla pagina successiva. L’ansia si trasforma in sorpresa, fra i Grandi Atenei (Università che contano tra i 20 e 40 mila iscritti) troviamo finalmente l’Università di Palermo, pensavamo ai primi posti: invece scendiamo fino al 7° posto. La sorpresa a questo punto si trasforma in sgomento!

Non possiamo non ripensare, in questi tre anni, a come il nostro Rettore ci ha bombardato di comunicati stampa su tutti i media, sulla crescita degli immatricolati presso UNIPA, grazie alla bontà della sua Politica e a una nuova governance, che aveva “rotto” con il passato grazie all’adozione “….di una nuova metodologia procedurale, in cui decisioni che prima venivano prese insieme ai Sindacati, adesso vengono prese senza la partecipazione degli stessi… Si è passati da una prassi di sostanziale co-partecipazione e co-gestione ad una di trasparenza”. Allora non ci spieghiamo come possa essere successo che a fronte di un aumento degli immatricolati con percentuali a 2 cifre, veniamo declassati fra i Grandi Atenei: si sarà confuso il nostro Rettore, distratto forse dalle sirene politiche?

Il nostro Ateneo conta meno di 40.000 iscritti, e pertanto non è più un Mega Ateneo. E siccome il mandato del Rettore è solo a metà del percorso, non vogliamo immaginare cosa potrà succedere nei prossimi anni, quando la destrutturazione avrà fatto il suo corso e ci ritroveremo un Ateneo che, oltre a scontare una politica nazionale disattenta negli ultimi 20 anni nei confronti dell’Alta Formazione, subirà una governance dell’Ateneo distratta da altro: potremmo offrire ai nostri giovani una Università di serie B.

La gloriosa Università di Palermo che un tempo fu, sarà, a dispetto delle roboanti promesse del Rettore, una modestissima Università che non potrà mantenere la promessa di essere un ascensore sociale, così come amava affermare il prof. Micari nella sua campagna elettorale per l’elezione a Rettore. Da tutto quanto sopra, su cui esprimiamo tutta la nostra amarezza, il Rettore dovrebbe trarne le dovute conclusione».

Pronta la replica di Micari alle due note dei sindacati: «Entrambe le sigle sindacali  – scrive il Rettore – fanno una serie di considerazioni catastrofiche inevitabilmente riconducibili ad errori della governance dell’Ateneo. Spiace dover contraddire le sigle sindacali, spiace soprattutto dover dire che, in preda ad un incomprensibile furore polemico, hanno perso l’occasione di evitare una brutta figura.

micariIn realtà, infatti, il dato desumibile dall’Anagrafe Nazionale degli Studenti Universitari (anagrafe.miur.it) – dato ufficiale al quale la Classifica CENSIS dichiara di fare riferimento, riporta un numero degli studenti iscritti all’Università di Palermo per il 2016-2017 pari a 40.511 unità, quindi superiore alla soglia 40.000 e tale da far mantenere all’Ateneo di Palermo la classificazione di Mega Ateneo. E’ evidente l’inesattezza in cui è incorso il CENSIS, probabilmente dovuta alla data di rilevazione del dato ed alla vicinanza dello stesso rispetto al valore soglia. Da parte mia, ho già provveduto a segnalare tale imprecisione al CENSIS.

Ma vi è di più: l’andamento del numero degli iscritti nel periodo 2004/05 – 2016/17, riportato nella figura che segue, dimostra inequivocabilmente che dopo un drammatico calo verificatosi negli anni compresi tra il 2009 ed il 2015, questa Amministrazione è riuscita, con grandi sforzi e con una politica attenta, ad arrestare il declino, la continua e drammatica emorragia di studenti, talmente drammatica da non avere pari in nessun’altra Università Italiana».

iscritti unipa

«Dove erano queste sigle sindacali – continua Micari – quando l’Università di Palermo perdeva 3.000-4.000 studenti all’anno? Come manifestavano il loro sgomento? Rimanevano parimenti basite? Lamentavano il silenzio degli Organi di Governo e della Comunità Accademica? Denunciavano la loro complicità con l’Amministrazione?

La verità è che questa Amministrazione e gli Organi di Governo hanno operato alcune scelte fondamentali – dalla ri-progettazione dell’Offerta Formativa alla proposta di nuovi ed attrattivi Corsi di Laurea, dall’eliminazione, lì dove possibile, del numero chiuso al miglioramento delle strutture e dei servizi per gli Studenti, dalle azioni sulla Comunicazione al recupero dell’immagine dell’Ateneo anche attraverso il suo ruolo sul Territorio – che hanno permesso di arrestare il declino sugli iscritti».

micariPoi aggiunge alcune ulteriori considerazioni sulla Classifica del CENSIS: «In primo luogo, il punteggio conseguito – 83,8 – se riferito alla Classifica dei Mega Atenei posiziona la nostra Università al 5° posto, scavalcando Pisa rispetto all’anno passato e rimanendo davanti a Bari, Torino, Milano, Catania e Napoli Federico II! Ma anche volendo far riferimento alla Classifica dei Grandi Atenei, nella quale in questo momento il CENSIS ci colloca, ci troviamo nella parte alta della Classifica (7° posto su 16) precedendo Atenei prestigiosi quali Genova, Roma Tor Vergata, Milano Bicocca, Verona, Salerno e Roma Tre. Credo che tale circostanza dovrebbe comunque essere valutata con legittimo orgoglio!

Ritengo, con le considerazioni che precedono, di aver dato un contributo importante per ristabilire la verità dei fatti e consentire a tutti una serena valutazione. Il nostro è un Ateneo in buona salute, in crescita su tutti gli indicatori strategici, un Ateneo che ha ottenuto un giudizio ampiamente positivo e con un bilancio assolutamente in ordine: la recente chiusura del Consuntivo 2017 con un utile di quasi 3 milioni di euro ne è la prova tangibile. Dispiace che polemiche fuori luogo cerchino di turbare l’equilibrio e la serenità della nostra Comunità, creando un danno all’immagine dell’Ateneo in un momento delicato quale quello delle immatricolazioni», ha concluso il Rettore.

Ma a queste accuse segue la contro-replica dello Snals, con una nuova lettera.

«Rettore – scrive Ferraro – siamo sinceramente colpiti dalla prontezza con cui, dopo ripetuti silenzi, ha fornito risposta alla nostra nota. Francamente, considerato che in passato la scrivente O.S. non ha mai ricevuto simile trattamento, abbiamo il fondato sospetto che la nostra nota abbia toccato punti per Lei quanto mai dolenti. Ci spiace, però, constatare che la sua risposta sembra essere fortemente intrisa di quel “furore polemico” che lei impropriamente addossa alla scrivente O.S. e che ci preoccupa fortemente alla luce del ruolo da Lei ricoperto.

In particolare, ci meraviglia l’accusa che ci rivolge di essere stati in passato assenti da quest’Ateneo. Non ci sembra, infatti, che la scrivente O.S. abbia mai smesso di svolgere, nel corso della sua quarantennale storia, il proprio ruolo istituzionale all’interno dell’Ateneo, come dimostrano le centinaia di documenti prodotti e le innumerevoli battaglie condotte in questi anni nonché la presenza costante, attiva e costruttiva ai tavoli di confronto con la parte pubblica.

Altrettanto grave ci sembra l’accusa che Lei muove agli Organi di Governo e alla Comunità Accademica di essere stati in passato complici dell’Amministrazione (forse si riferisce alla precedente governance verso cui sembrerebbe mostrare, ancora una volta, un patologico desiderio di distruzione?). Se Lei era a conoscenza di tale complicità, perché non l’ha denunciata, considerato che era parte integrante di quella Comunità Accademica, per di più ricoprendo le cariche istituzionali di Direttore di Dipartimento, poi di Preside di Facoltà, quindi di Presidente della Scuola Politecnica?

Stonano, inoltre, i suoi ripetuti richiami al “nostro Ateneo” e alla “nostra Comunità”. Ci giunge nuovo, infatti, questo accorato senso di appartenenza all’Istituzione da parte di chi, a neanche due anni dall’insediamento, ha pensato bene di abbandonarla, preferendo ambire alla poltrona di Governatore della Regione Siciliana e tradendo, in questo modo, la fiducia che le era stata concessa dal corpo elettorale.

D’altra parte, non possiamo non esprimerle il nostro risentimento e la nostra viva preoccupazione di fronte alla Sua inopinata accusa rivolta alla scrivente O.S. di creare “un danno all’immagine dell’Ateneo”. Non comprendiamo, infatti, come mai non si renda conto che è stato, invece, Lei ad arrecare un pesantissimo danno all’immagine dell’Ateneo, dal momento che, candidandosi per conto di un partito, ha inevitabilmente trascinato l’Università di Palermo nell’agone politico e le ha fatto irrimediabilmente perdere quella terzietà sancita dallo Statuto. Non comprendiamo, altresì, come Lei non si renda conto che sta “governando” l’Università in un clima di “dissenso silenzioso”!

Ci rammarica, infine, che nella Sua nota si sia limitato a fornire solo risposte, peraltro tutte da verificare, alla questione “classifica Censis”, lasciando, invece, cadere nel vuoto gli altri interrogativi posti dalla scrivente. Per tale ragione, la invitiamo a convocare un’Assemblea di Ateneo di tutte le componenti per discutere delle problematiche dell’Università di Palermo, ivi comprese quelle denunciate dalla nota della scrivente O.S. “Università di Palermo: indietro tutta!”. Siamo certi che Lei, così attento ai principi di trasparenza e di legalità, da Lei ripetutamente citati, non si tirerà indietro!», conclude lo SNALS.

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